Lucia Esposito, giornalista con una lunga carriera alle spalle, debutta nel mondo della narrativa con Sorelle Spaiate, edito Giunti Editore. Un romanzo che mescola elementi di cronaca e finzione. La storia, che tocca temi forti come la prostituzione, la schiavitù e la resistenza delle donne, è un atto di riflessione sulle difficoltà e le forze invisibili che segnano la vita di donne emarginate e vittimizzate. Ambientato negli anni ’90, il libro esplora il contrasto tra due mondi femminili lontani, ma in qualche modo interconnessi.

Trama
Sorelle Spaiate racconta le vite parallele di due donne: Viola, una giovane giornalista napoletana, e Ershela, una prostituta albanese che finisce vittima di un traffico di esseri umani. Viola è un’aspirante cronista che si batte per affermarsi in un ambiente maschilista e spesso cinico, mentre Ershela, che aveva avuto un sogno di libertà in Italia, si trova intrappolata in una rete di abusi e violenza. Le loro storie si intrecciano attraverso le lettere che Ershela scrive alla sorellina Alina, lettere che raccontano la sua sofferenza e la sua speranza. La narrazione di queste lettere, custodite per anni dall’autrice, diventa il filo conduttore del romanzo, dove il tema centrale è la sorellanza – quella di sangue e quella che nasce tra donne che si incontrano nel cammino della vita, pur non avendo legami diretti.
“Ho capito subito che il tuo sguardo arrivava dove il mio si fermava. <<Le cose belle o brutte, si dicono.>> Le tue parole mi risuonano ancora dentro, semplici e potenti. Senza saperlo mi hai indicato la strada per ritrovare mia sorella. E io adesso ti porto dalla tua.”
Recensione
Sorelle Spaiate è un romanzo potente, che non si limita a raccontare una storia di dolore e sfruttamento, ma cerca di restituire la dignità a chi ne è privo. La scrittura di Lucia Esposito è intima e profonda, capace di trasmettere il peso delle esperienze vissute dai suoi personaggi, ma anche la forza interiore che spesso si nasconde dietro la sofferenza. La figura di Ershela, in particolare, emerge come simbolo di resilienza: pur se ridotta a oggetto, la sua umanità non viene mai spenta.
“Difenditi dal mostro, spero che nostra madre lo abbia lasciato. Nascondo queste lettere sotto il materasso, non le scoprirà nessuno. Riuscirò ad andare via, te le darò da leggere. Poterti scrivere mi dà una briciola di speranza perché immagino il giorno in cui ti vedrò corrermi incontro felice. Ti abbraccerò così forte che ti faro male.”
“Nella notte più squallida e triste della mia vita, ho assistito al miracolo di un giorno che nasce. La prima luce dell’alba che rischiara la notte mi porto il tuo ricordo. Mi guardai nello specchio di una macchina. Ero bianca come una luna triste. Il fondotinta era scappato dalla mia faccia, il nero della matita si era sciolto. Il rossetto invece era intatto perché non avevo baciato nessuno.”
L’autrice non si limita a trattare la cronaca, ma aggiunge una dimensione emotiva, lasciando emergere una critica alla superficialità della stampa e alla mercificazione delle vite umane. In questo senso, il romanzo assume una valenza anche sociale, chiedendo al lettore di riflettere su come la società e i media trattano le vittime di violenza.
” <<Lei ha il cuore infranto, può accadere dopo un grande dolore o un forte stress. Il suo ventricolo sinistro si è ristretto nella parte inferiore>>, mi ha detto il cardiologo dopo l’elettrocardiogramma. I giapponesi la chiamano “sindrome di Takotsubo”, dal nome del vaso a forma conica che i pescatori usano per catturare i polpi. Il dolore e la paura hanno cambiato perfino la forma del mio cuore.”
“Quella sera dissi che tra noi era finita. Non mi fidavo più dei suoi scatti di rabbia, della sua gelosia malcelata dietro parole d’amore e il controllo ossessivo della mia vita che lui chiamava <<sorprese>>. Si materializzava all’improvviso ovunque fossi, mi perdinava quando uscivo con le amiche, mi aspettava sotto casa senza alcun preavviso.”
Il contrasto tra i mondi di Viola e Ershela, pur nelle loro enormi differenze, crea un affascinante gioco di specchi che mette in luce la solidarietà femminile, spesso ignorata e fraintesa. L’incontro tra le due donne, seppur breve, diventa l’occasione per un’analisi profonda delle difficoltà che le donne affrontano ogni giorno, sia nel mondo professionale che nelle loro vite private.
SORELLANZA E SOLIDARIETÀ FEMMINILE
Nel romanzo Sorelle Spaiate, la sorellanza emerge come tema centrale e viene esplorata attraverso le esperienze delle due protagoniste, Viola ed Ershela. La loro relazione, pur essendo indiretta, diventa simbolo di una solidarietà che trascende le difficoltà sociali e geografiche. Viola, giovane e in cerca di un futuro nel giornalismo, si ritrova a confrontarsi con il mondo oscuro della prostituzione attraverso il diario che scrive, che diventa un riflesso della sua crescente consapevolezza delle disuguaglianze che segnano la vita delle donne.
“Lo vedevo e mi mancava l’aria, come se lui respirasse anche per me. Aveva invaso la mia vita e, semplicemente, volevo che ne uscisse. Glielo dissi. Lui finse di non capire e cerco di attirarmi a sé per baciarmi. << Non voglio più stare con te. É finita>>, ribadii sfuggendo al suo abbraccio violento.”
“Mi chiuse la bocca con la mano, con l’altra prese il coltellino dalla tasca e me lo punto alla gola. Mi inchiodò all’angolo di un muro. Con la punta del coltello comincio a tagliare i miei vestiti. Temevo mi uccidesse. Trattenevo urla, parole, respiro perché la lama non affondasse nella mia pelle. Per qualche secondo sono stata una funambola in apnea lungo la linea che divide la vita dalla morte. Rimasi in mutande. Non so quanto fu il tempo che mi rubò. Non ho nemmeno capito che cosa mi fece.”
D’altra parte, Ershela, protagonista delle lettere a sua sorella, incarna una realtà drammatica di sfruttamento e violenza. La sua lotta per la salvezza e la protezione della sorellina Alina diventa un atto di resistenza che risuona con la determinazione di altre donne che si trovano in situazioni simili. L’autrice, pur trattando temi di grande sofferenza, riesce a fare emergere attraverso queste storie un messaggio di speranza e di forza collettiva.
“Cara Alina, imparerai che ogni luogo è bello e brutto per come tu ti senti quando lo vivi.”
La solidarietà tra donne, pur non essendo sempre visibile o diretta, è un filo conduttore che unisce le due storie, facendo di Sorelle Spaiate un romanzo che riflette sulla condizione femminile in modo profondo, mostrando che la salvezza e la redenzione sono possibili anche nei contesti più oscuri. Il legame tra Viola ed Ershela, seppur distante, diventa un simbolo di una lotta comune, un richiamo alla necessità di costruire una rete di supporto tra donne, anche nelle situazioni più difficili.
“Le cose belle o brutte, bisogna sempre dirle perché mica gli altri possono capirle da soli. I silenzi costruiscono muri.”
CONCLUSIONE
Sorelle Spaiate è un romanzo che lascia il segno, non solo per la sua denuncia sociale, ma anche per la sua capacità di raccontare con sincerità e senza giudizio le difficoltà, le speranze e la forza delle donne. La scrittura di Lucia Esposito, sobria ma incisiva, coinvolge il lettore in un viaggio che è tanto emotivo quanto intellettuale. Un libro che merita di essere letto per la sua profondità e per la sua capacità di fare luce su temi oscuri, ma cruciali.
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L’Autrice
Lucia Esposito è nata a Napoli e vive da anni a Milano. Ha studiato Scienze politiche all’Università degli studi di Napoli L’Orientale e frequentato la Scuola di specializzazione in Giornalismo a Urbino. È giornalista dal 1996 e da allora non ha mai smesso di scrivere, per lavoro e per passione. Sorelle Spaiate è il suo primo romanzo. Attualmente è caporedattrice della sezione cultura di Libero.



