Giornalista timido, goffo e impacciato: così Clark Kent si presenta e appare alla redazione del Daily Planet, uno dei giornali più importanti di Metropolis. Nella caratterizzazione che è diventata, a giusto merito iconica, di Christopher Reeve (in Superman del 1978), con naturalezza convivevano l’aspetto umano e rassicurante di un goffo giornalista di provincia catapultato nella città (fittizia) più grande del mondo con il supereroe più incredibile e forte del mondo: Superman. Proprio con questo spirito Geoff Johns e Gary Frank raccontano nuovamente le origini del primo supereroe della storia in Superman: Origini segrete, recentemente ristampato come parte della Superman Collection edita da Panini Comics in vista dell’uscita del film.

La super-bontà dell’uomo
Dai primi passi fino al trasferimento a Metropolis, la nascita di Superman viene narrata mescolando spaccati di vita quotidiana e la scoperta dei primi poteri, con le prime avventure pescate dalla continuity: l’incontro con la legione dei supereroi, l’arrivo di un’altra astronave contenente Krypto (il super-cane presente anche nel nuovo film!) e i primi anni da Superboy. Dove le cose si fanno però davvero interessanti è nel momento in cui l’ambientazione si sposta, passano gli anni e il giovane Clark è adesso un adulto, neoassunto come giornalista al Daily Planet, al momento lontano dai giorni di gloria. Il primo elemento che salta all’occhio è l’aspetto e il comportamento di Clark: disegnato sulle fattezze del compianto Christopher Reeve (con un cameo di Marlon Brando come Jor-El in poche pagine), il personaggio vive al di fuori della pagina e trasmette le stesse emozioni genuine che trasmetteva l’attore nel film del 1978. Con il suo carattere e il suo essere apparentemente naif e incapace di leggere le situazioni anche più ovvie, attira immediatamente la simpatia del lettore e soprattutto restituisce al personaggio una bontà che ne costituisce uno dei pilastri. Analogamente a quello che avveniva nel classico del ’78 inoltre, dismessi i panni da giornalista impacciato Superman riempie la pagina con la sua possenza, il suo essere tutto d’un pezzo e stoico seppur con sprazzi di bontà “kentiana” che emergono nel momento in cui Superman, avvicinandosi alle persone, tutto vuole fuorché spaventarle. Superman: origini segrete, mettendo in scena tanto elementi dell’infanzia quanto elementi legati alle prime avventure a Metropolis, tra Lex Luthor e altri supercriminali noti come il parassita o Metallo, è un’opera che tanto nella sceneggiatura di Johns quanto (e soprattutto) nei disegni di Frank, non parla al lettore per raccontare semplicemente una storia che, bene o male, è ormai abbastanza conosciuta: si rivolge invece al cuore del lettore, in una storia in cui tutto ruota attorno alla bontà, allo spendersi per gli altri senza aspettarsi nulla in cambio e al fare la cosa giusta perché è giusto farla.

Tra sacro e profano
Oggi come nel 2009, anno originario d’uscita, gli elementi che caratterizzano il personaggio ci sono tutti, ma a questi se ne aggiungono altri più attuali e in linea con le opere più moderne: il tema del diverso, dell’accettazione di quest’ultimo e dei soprusi di chi è al potere sono evidenti e ben trattati. Superman è sicuramente l’emblema della lotta alla xenofobia e proprio in questa storia ve ne sono potenti avvisaglie, viste principalmente nella seconda parte del volume, in cui Lex Luthor e l’esercito americano si scagliano contro Superman proprio perché diverso, alieno, nonostante l’aspetto sia del tutto assimilabile a quello di altri uomini. La piccola rivoluzione che viene evidenziata tramite questo scontro tiene banco per tutta la storia e, partendo dalla prima parte in cui a sentirsi fuori posto è proprio il piccolo Clark, incapace di spiegarsi le sue abilità e terrorizzato dal poter fare male alle persone, diventa nella seconda parte lo strumento con cui i detrattori (Lex e governo) lo prendono di mirra nel momento in cui Superman si mette a disposizione del comune cittadino, dell’indifeso e del più debole. Questo odio nei confronti del diverso nasce perché, in modo molto sottile, viene evidenziata la differenza tra un “vero” dio e un falso dio: il primo, chiaramente Superman, è a disposizione di tutti e pronto a condividere il suo dono con i più bisognosi (cosa che fa urlare al miracolo più persone durante il volume) perché è così che è stato educato; il falso dio, incarnato da Lex Luthor, che si crogiola del suo potere e delle attenzioni che riceve (emblematico in tal senso che ogni mattina alle 8 Lex scelga un disperato davanti ai suoi cancelli per “donargli” una nuova vita, creando una sorta di lotteria dei disperati) e che non condivide il suo dono, ma anzi lo utilizza come strumento di dominio e che per questo verrà infine abbandonato. Questa dicotomia porta a un epilogo in cui una Metropolis inizialmente incattivita, in cui ognuno guarda solo al suo orto e cerca di sfruttare il prossimo, viene profondamente cambiata dall’avvento di superman, che a cascata fa sì che la bontà che dovrebbe essere in ognuno di noi vada a coinvolgere ogni persona. Se infatti all’inizio uno spaesato Clark Kent appena arrivato a Metropolis viene sgridato da una signora per avere la testa “fra le nuvole”, in quanto a Metropolis la gente è troppo impegnata per perdere tempo a guardare il cielo, la stessa signora alla fine cercherà insieme ad altri passanti proprio il simbolo della speranza, un uomo che pur essendo un dio tra gli uomini si è messo al servizio di questi ultimi perché era la cosa giusta da fare.

Superman: origini segrete è una grande storia confezionata con cura da due maestri del fumetto americano, capace di emozionare e appassionare riuscendo a rappresentare un personaggio iconico come l’Uomo d’Acciaio in modo tanto semplice quanto efficace. Che si conosca a menadito il personaggio o a maggior ragione lo si voglia scoprire dopo aver visto il nuovissimo Superman, nelle sale in questi giorni, questo volume non può che essere una lettura consigliata (e quasi obbligata) per poter apprezzare i valori fondanti del personaggio.



