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Serie TV

The Paper: La recensione dello spin-off di ‘The Office’ tra nostalgia e rivoluzione

Dalle fotocopiatrici di Scranton ai rotoli di Toledo: Sabrina Impacciatore e Domhnall Gleeson guidano il ritorno del mockumentary che sfida l'eredità di Michael Scott. dal 26 gennaio su Sky e Now TV

Davide Sangalli
27 Gennaio 2026
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6 Min
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7.5 Eredità rispettata
THE PAPER

A vent’anni di distanza da quando una troupe cinematografica accese le luci negli uffici della Dunder Mifflin di Scranton, il genere mockumentary torna alle origini. “The Paper”, il nuovo capitolo dell’universo creato da Greg Daniels e Michael Koman, debutta su Peacock con l’arduo compito di non far rimpiangere uno dei pilastri della commedia moderna. Ma può un giornale locale in declino nell’Ohio catturare la stessa magia di una ditta di carta in Pennsylvania? La risposta richiede la pazienza di chi sa aspettare che la narrazione trovi il suo ritmo perfetto.

Il ritorno del mockumentary: Tra eredità e innovazione

Mentre l’originale The Office (il remake americano del cult di Ricky Gervais) era una novità assoluta nel 2005, oggi il pubblico è saturo di questo stile grazie a successi come Parks and Recreation e Abbott Elementary. “The Paper” si inserisce in questo solco, spostando l’azione al Toledo Truth Teller, un quotidiano che lotta per la sopravvivenza nell’era digitale.

Il legame con la serie madre è sottile ma strutturale: la Enervate, la multinazionale che ha acquisito la Dunder Mifflin poco prima della pandemia, è la proprietaria del giornale. Tuttavia, l’interesse dell’azienda non è l’informazione, bensì il profitto derivante dalla vendita di carta igienica (“Softie”). Il giornale è ridotto a un residuo bellico, un ufficio polveroso dove i pochi giornalisti rimasti devono convivere forzatamente con i venditori di rotoli di carta per ottimizzare i costi.

Ned Sampson: Un leader diverso da Michael Scott

Il cuore della serie è Ned Sampson, interpretato da un Domhnall Gleeson incredibilmente carismatico nella sua mitezza. Il paragone con la serie madre sorge spontaneo, ma Ned è l’esatto opposto di Michael Scott. Dove Michael cercava disperatamente l’approvazione altrui attraverso manie di protagonismo spesso tossiche, Ned è un idealista incallito. È un ex venditore che crede sinceramente nel potere della stampa e nell’etica del duro lavoro.

Se Michael Scott era il boss che voleva essere tuo amico (ed entertainer), Ned è il leader che vuole essere utile, armato di una vecchia macchina da scrivere e di una bussola morale d’altri tempi. Questo cambio di rotta sposta il baricentro della serie: c’è meno “cringe” puro e più attenzione verso una sorta di malinconica nobiltà del lavoro quotidiano in un settore che sta scomparendo.

Un cast corale tra nostalgia e nuove scoperte

Il vero punto di forza di The Paper è il suo ensemble, che mescola volti familiari e nuove icone:

  • Il ritorno di Oscar Martinez: La presenza di Oscar Nuñez, unico veterano di Scranton, è gestita con intelligenza. Il suo palese disprezzo per il ritorno delle telecamere è un meta-commento esilarante sul destino dei personaggi dei reality e offre quel “tocco Dunder Mifflin” che i fan cercano.
  • Sabrina Impacciatore (Esmeralda Grand): L’attrice italiana è la vera rivelazione. La sua Esmeralda è una managing editor teatrale, amante del clickbait e vestita come una “mafia wife”. La sua fisicità e i suoi punchline (“In Italia non abbiamo il detto di accettare le cose che non puoi cambiare”) portano una carica di energia necessaria che bilancia la calma di Gleeson.
  • L’opposizione Corporate: Tim Key (Ken Davis) interpreta il perfetto burocrate britannico, un “David Brent-lite” che cerca di scalare i vertici della Enervate sabotando i sogni di gloria della redazione.

I Dolori di Crescita

Non tutto è perfetto sin dal primo minuto. La prima metà della stagione soffre della tipica “sindrome della prima stagione” che colpì anche Parks and Rec. I primi episodi possono risultare un po’ clunky e datati, quasi come una prova generale disordinata dove gli attori devono ancora prendere confidenza con i propri personaggi. Il dialogo in alcuni punti appare unidimensionale e certe sottotrame faticano a decollare.

Tuttavia, dall’episodio 5, “Scam Alert!”, la serie subisce una metamorfosi. Quando la redazione si unisce per indagare su una truffa legata ai siti di incontri, lo show smette di imitare il passato e trova la sua identità. Le dinamiche tra i personaggi si approfondiscono, rivelando fragilità e ambizioni che rendono il gruppo finalmente compatto e interessante.

Verdetto Finale: Un’Eredità Rispettata

“The Paper” non cerca di scalzare The Office dal suo trono, ma ne espande l’universo con intelligenza e rispetto. È una serie che celebra un’industria superata ma necessaria, proprio come il suo predecessore faceva con la carta da ufficio in un mondo che diventava digitale.

Sebbene manchino inizialmente quei momenti di “tragedia quotidiana” tipici dei primi anni di Scranton, lo show guadagna terreno grazie a una scrittura che sa essere tanto cinica quanto speranzosa. Se siete fan della comicità corale e cercate una serie che mescoli satira aziendale e cuore, The Paper merita la vostra visione. Potrebbe non essere amore al primo episodio, ma entro il finale di stagione sarete pronti a fare il tifo per la sopravvivenza del Toledo Truth Teller.

The Paper è in streaming su Sky e Now TV dal 26 gennaio

THE PAPER
Eredità rispettata 7.5
Voto 7.5
Fantastico! Il Cast: Domhnall Gleeson e Sabrina Impacciatore L'Identità: La serie non è una copia carbone di The Office La Crescita della serie di puntata in puntata
C'è di meglio! Partenza Lenta Certe trame faticano a decollare
In Breve
The Paper espande l'universo di The Office con intelligenza, celebrando il giornalismo locale attraverso una satira cinica ma carica di cuore. Anche se richiede qualche episodio per ingranare, è una visione caldamente consigliata.
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DiDavide Sangalli
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Figlio degli anni ‘80, orgogliosamente NERD! Appassionato di Pop Culture (specie se anni ’80 e ’90), Comics, Serie TV e Film. Collezionista compulsivo di Lego, Snapback e T-Shirt Nerd. Un giorno vorrei svegliami a Springfield e farmi una birra con Homer Simpson.
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