Oggi esce in tutte le sale italiane Thunderbolts*, il nuovo e attesissimo film targato Marvel Studios, diretto da Jake Schreier. Noi di Nerdpool abbiamo avuto la possibilità di vederlo in anteprima e quella che segue è una recensione senza spoiler, pensata per chi vuole capire cosa aspettarsi prima di sedersi in sala. Ecco tutto quello che c’è da sapere su Thunderbolts*!
Thunderbolts* in poche parole
Fin dalle prime scene Thunderbolts* si rivela con un’atmosfera dal sapore insolito per un film dei Marvel Studios, soprattutto nell’ultimo periodo. Veniamo immersi in una realtà più cupa, con una fotografia dai toni grigi e desaturati che non fanno altro che spianare la strada per quello che sta per arrivare. Un film che gioca tanto sul concetto di supereroi, quasi parodizzando il media, ma approfondendo aspetti più legati all’essere umano. Si tratta di una pellicola dal ritmo piuttosto sostenuto, salvo un incipit più lento atto a presentare i personaggi e la posta in gioco.
Sebbene il pretesto narrativo risulti alle volte forzato e la sceneggiatura risulti solo una scusa per approfondire alcune dinamiche umane, si arriva alla fine della pellicola senza mai provare noia e con un finale anticlimatico in linea con il sapore generale del film. Le scene umoristiche sono presenti senza eccessi, con gag ben dosate e tempi comici molto più azzeccati del solito. Quasi mai si sfiora l’eccesso e la comicità fuori luogo, con un umorismo atto ad alleggerire certe situazioni, ma senza mai svuotare il senso drammatico del film.
Yelena Belova… poi ci sono gli altri
Sebbene venga presentato come un film corale, è chiaro fin da subito che il focus sia orientato principalmente su Yelena Belova, che emerge rapidamente come la vera protagonista della pellicola. Il trattamento riservato al resto del gruppo è molto variegato, tra personaggi lasciati solo come supporto ed altri più centrali ed approfonditi. Non si ha la sensazione di vedere in scena un gruppo di eroi sulla falsa riga degli Avengers, ma più di una parodia di questi ultimi. Non è presente quel senso di famiglia tipico dei Guardiani della Galassia, ma è come se ci si trovasse di fronte un folle gruppo di amici, dove all’interno sono presenti le personalità più disparate. Personalità che però, per qualche motivo, riescono a familiarizzare e collaborare, raggiungendo un risultato spesso inaspettatamente toccante.
Come conseguenza di questa strana unione, manca del tutto una vera e propria epica sequenza d’azione corale, come quelle a cui il franchise ci ha abituati. Tuttavia non se ne sente la mancanza, in quanto, vista proprio la matrice differente che questo film vuole a tutti i costi portare avanti, anche i momenti “L’unione fa la forza” sono presenti in maniera insolita. Non sempre volano calci e pugni, ma essendo un gruppo che si distanzia da ciò che siamo abituati a vedere, anche i momenti di azione congiunta vengono proposti in maniera differente dal solito.
Thunderbolts* ti guarda dentro
Thunderbolts* sorprende soprattutto per il modo in cui affronta temi profondi, utilizzando le difficili vicende dei protagonisti come pretesto per spingere lo spettatore ad esplorare più a fondo la propria psiche. Al centro non ci sono solo missioni o minacce globali, ma le ferite interne dei protagonisti: traumi mai risolti, sensi di colpa, paure che paralizzano e quel vuoto interno che sempre più persone al giorno d’oggi sperimentano. Ogni personaggio porta sulle spalle un carico invisibile che il film decide di affrontare con coraggio, anche a costo di rallentare il ritmo o rinunciare all’azione pura.
Il “villain” stesso sfugge alla definizione classica: non è un antagonista con un piano da distruggere, ma un individuo profondamente disturbato, specchio deformante delle ombre interiori del gruppo. Il male, qui, è più vicino al dolore che alla cattiveria, e alcune sequenze riescono davvero a mettere a disagio, alzando l’asticella emotiva del film. Thunderbolts* parla senza mezzi termini di autosabotaggio, senso di vuoto e persino pensieri autodistruttivi, restituendo al Marvel Cinematic Universe una profondità che da tempo sembrava smarrita.
Voglia di futuro
Pur mantenendo un tono ed uno stile molto personali, Thunderbolts* non rinuncia al suo ruolo nell’universo Marvel più ampio. È un film che si regge perfettamente in piedi da solo, quasi come un’opera indipendente, ma dissemina dettagli, citazioni e riferimenti che faranno sorridere i fan di lunga data. Il fan service c’è, ma è ben dosato e mai invadente, inserito con intelligenza nel racconto e non come semplice strizzata d’occhio. Numerose sono le situazioni che invogliano il pubblico a voler approfondire certe dinamiche in futuro, risvegliando quella sensazione, che sembrava smarrita, di trovarsi dentro un universo davvero condiviso nella concezione più elementare e pura del termine. Thunderbolts*, infatti, riesce in poche parole a farti desiderare il futuro con quell’ansia scalpitante figlia di una concezione un po’ vetusta di Marvel Cinematic Universe. La scena post-credits ne è la prova più convincente: costruita con coerenza e perfettamente in linea con le migliori tradizioni Marvel. Lascia addosso quella vecchia, familiare voglia di sapere subito cosa succederà dopo.
Conclusione
In definitiva, Thunderbolts* risulta una vera ventata d’aria fresca: un film che osa cambiare passo in quel panorama fin troppo standardizzato che in questi ultimi tempi aveva un po’ annoiato il pubblico. Mette da parte gli schemi più prevedibili dei cinecomic per concentrarsi su ciò che spesso viene trascurato: le fragilità, le relazioni spezzate, il dolore che ci portiamo dentro. È un capitolo maturo e coraggioso, che pur senza gridarlo ai quattro venti riesce a rimettere al centro il senso di un universo condiviso e vivo, capace ancora di sorprendere e coinvolgere. Thunderbolts* non solo racconta il presente, ma fa venire una sincera voglia di scoprire cosa ci aspetta dopo.



