di Mika, Pietro ed Enrico
Il 2024 ha segnato, per Blizzard, una pietra miliare molto importante: si sono celebrati infatti i 30 anni del franchise di Warcraft e contemporaneamente i 20 anni dal lancio di World of Warcraft. I nostri caporedattori Mika, Pietro ed Enrico sono stati invitati proprio dall’azienda tra i pochi content creator italiani in rappresentanza della community locale, che – seppur piccola – resta combattiva e attivissima. Ecco le loro esperienze!
POV: MIKA
Direi niente male per un titolo che viene spacciato per morto almeno sin da quando ho iniziato a creare contenuti (ovvero da circa 6 anni). Il 2024 è stato teatro di alcuni miei traguardi personali legati al mondo di Azeroth, ovvero l’invito alla GamesCom da parte di Blizzard, la possibilità di intervistare il Game Director di World of Warcraft Ion Hazzikostas (👋🏻 ciao Ion!), e la mia presenza nel Warcraft Direct dedicato appunto all’anniversario dei 30 anni trasmesso a novembre sui canali ufficiali Blizzard.

A coronare il tutto, mancherebbe solo la partecipazione al Concerto dedicato sempre all’anniversario dei 20 anni di World of Warcraft tenutosi a settembre in Svizzera – al quale però purtroppo nessuno di noi content creator italiani (e qui mi riferisco ai principali esponenti della community italiana – nonchè unici, oserei dire – ovvero DailyQuest e Lore is Magic) ha potuto partecipare. Tranquilli, ci stiamo ancora mangiando le mani per non essere andati ma è capitato davvero in un momento in cui, neanche con tutta la buona volontà, avremmo potuto farcela.

Capirete bene quindi che quando è stato annunciato il tour mondiale di eventi dedicati ai festeggiamenti per i 30 anni di Warcraft, non potevamo farci sfuggire l’occasione a qualunque costo. Ed in verità è stato più semplice del previsto dato che è stata la stessa Blizzard a proporci l’invito a partecipare all’evento europeo, ossia quello tenutosi a Londra il 22 febbraio scorso.
E così, dopo un mese passato praticamente in clausura per paura di ammalarci e balzare l’evento dell’anno (ma che dico, della vita! quando mai ricapita di partecipare all’evento dei 30 anni di Warcraft? ecco, appunto), eccoci a Londra in un grigio sabato pomeriggio qualunque per la maggior parte dei londinesi – ma non per noi nerd incalliti amanti degli mmorpg.
A differenza di tanti altri eventi organizzati da Blizzard, e non solo, credo che questo sia uno di quelli meglio riusciti – se non IL meglio riuscito – sia a livello di gestione delle presenze, le attività previste, gli ospiti e le tempistiche. Avrei solo un paio di critiche da muovere all’organizzazione, ma… tutto a suo tempo, my friends.

Innanzitutto, l’evento apriva alle 17 ora locale e terminava alle 22, il che si sposa perfettamente con il mio stile di vita da pensionata che non aveva nessuna voglia di fare le ore piccole ed infatti fortunatamente a mezzanotte ero già a letto nella mia confortevole stanza d’albergo – e sono anche riuscita a bermi una birra post evento con alcune persone incontrate all’evento!
Anche la schedule prevista è stata rispettata a dovere e, per quanto mi riguarda, sono riuscita a fare e seguire tutte le attività dell’evento senza particolari problemi. Poi siamo stati letteralmente riempiti di merchandise, cosa che assolutamente non mi aspettavo. Oltre ad aver vissuto un mese in clausura per non ammalarmi, ho anche fatto una vita di stenti e privazioni perchè volevo risparmiare il più possibile per potermi eventualmente comprare la qualunque durante la mia permanenza a Londra ma… non c’è stato bisogno di sborsare un soldo, perchè ci siamo portati a casa gratuitamente: una sciarpa con delle patch esclusive, la maglietta dedicata, un premio dalla Ruota della Fortuna di Azeroth, un poster autografato dai dev, codici per delle ricompense ingame, una spilla, un plushie… certo, non potevo sapere che i soldi risparmiati mi sarebbero comunque serviti per pagarmi i cocktail tematici che venivano serviti (gli unici a pagamento, in quanto alcolici) durante l’evento: 15 sterline di cocktail che tra l’altro erano pure pre-mixed paiono eccessive anche a me che sono abituata alla movida milanese (seh ma chi ci crede, sono una nerd che fa la vita da pensionata, dai).

Magistrale anche la chiusura dell’evento con un dj set di Kristian Nairn (ebbene sì, proprio Hodor), seguita dal concerto dei Wind Rose – che io onestamente non conoscevo ma questo non mi ha impedito di vantarmi tantissimo con Taliesin ed Evitel del fatto che i Wind Rose fossero italiani “proprio come noi!”.
E qui arriviamo alla seconda critica (la prima era sul prezzo dei cocktail, ovviamente). Al secondo piano della location era stata allestita una postazione per la decorazione delle sciarpe dove, appunto, cucivano sulle sciarpe 2 patch a scelta a tutte le persone in coda. Purtroppo secondo me non avevano considerato che questa attività avrebbe riscosso un grosso successo e quindi avevano previsto solo 2 postazioni per cucire che, pur con tutta la buona volontà degli addetti, ha tenuto le persone in coda per quasi 2 ore per poter avere le loro sciarpe personalizzate. Noi, per esempio, per questa cosa ci siamo persi il discorso di Ion Hazzikostas ed Holly Longdale sul main stage al piano superiore e sinceramente sto un pochino rosicando – e no, non lo sapevamo perché non era scritto nel programma e perché da sotto non si sentiva niente di quello che succedeva di sopra, né siamo stati avvisati di salire per lo speech.

A parte queste piccole pecche, per me l’evento è stato da 110 e lode!
POV: PIETRO aka KENTEL
Se il me del liceo avesse saputo che un giorno si sarebbe trovato a Londra per celebrare i 30 anni di uno dei suoi amori videoludici più intensi – Warcraft, appunto – sarebbe stato un classico momento ‘ma mi faccia il piacere!’. E invece.
Un passo indietro. Ho 13 anni (25 anni fa prondooo gendodigiottoooo) e una passione smodata per i videogiochi. Compro TGM e Giochi per il mio Computer e me li leggo come fossero la Bibbia, teso tra l’essere un ragazzino povero in canna e l’assenza quasi totale di una connessione internet (si viaggiava nel mare dei 56k, all’epoca… io ero lì, Gandalf, ero lì 3000 anni fa). Avevo scoperto Warcraft II quasi per caso e l’avevo divorato amandolo alla follia. Al liceo un amico mi passa sottobanco una copia di Warcraft III: Reign of Chaos. Non ci posso credere. Tornato a casa, la folgorazione. Niente sarebbe stato più come prima.
Fast forward. Sono a Napoli Capodichino, ho quasi 38 anni e non ho mai volato in vita mia. Il boeing che mi porterà a Londra sta per staccarsi dal suolo. L’accelerazione mi comprime il petto quando all’improvviso vedo la pista farsi sempre più piccola dal finestrino, e mi scappa una lacrima, perché sono emozionato, felice e incredulo. Sia per il volo, sia per i motivi grazie ai quali sono qui.

Ventiquattr’ore dopo sono in fila fuori dalla Soane Hall di Londra. La sera prima ho mangiato in un pub nelle vicinanze facendo la conoscenza di persone splendide e ritrovando vecchi amici del ‘settore’ content creator. L’ultima volta ci eravamo trovati tutti alla Milano Games Week. Altra prima volta, quella, per me. Fa quasi paura pensare a quante prime volte Warcraft mi ha regalato. E quella sera, come l’ultima birra prima di partire, dopo, forse sono stati i momenti più belli. Quelli in cui abbiamo davvero capito di essere community, non solo italiana ma europea. Stando seduti allo stesso tavolo con Wochi, Kenika (la Ysera del video ufficiale per la nuova espansione di Heartstone, tanto per dire…), Nobbel, o intervistare Bellular nell’atrio della Hall, conoscere Taliesin ed Evitel e parlare delle di lui origini italiane beccandomi pure i complimenti per l’abito che indossavo… è stato tutto magico, e bisogna rendere onore ai nostri community manager (grazie, Varya, sei una santa), ai dev e a tutta la combriccola di Blizzard per aver resto possibile una cosa così incredibile.

L’evento in sé ve l’ha già descritto Mika alla perfezione. Non devo aggiungere nulla di che. Portare dentro quella magia qualcuno che non sa di cosa stiamo parlando non è semplicissimo. Ma molti amici, al mio ritorno in Italia, anche completamente avulsi alla materia, mi hanno detto: ho visto le storie, si vedeva che eri felicissimo. Quello è proprio il tuo ambiente. E si, non so davvero dare loro torto.
POV: ENRICO aka Xly
Avete presente quelle cose che si fanno d’impulso senza pensare bene alle conseguenze? Ecco. La partecipazione a questo evento rientra tra quelle cose. Non ho mai pensato di andarci, valutato se potevo farlo, considerato le conseguenze e le spese come ogni adulto responsabile dovrebbe fare. Ho semplicemente detto si. E 30 secondi dopo averlo fatto ero, al mio solito, preda delle mille domande da ansia: quanto mi costa? ma posso chiedere ferie al lavoro? Ma per parlare come faccio che il mio livello di inglese è ‘the cat is on the table’? Eppure, come sempre quando si tratta di Warcraft, non mi pento di quello che ho fatto.

Warcraft è uno dei miei due amori videoludici e, purtroppo, il solo ancora vivo. Quel lontano 2002 me lo ricordo come fosse ieri; uno dei tanti giorni in cui finita scuola andavo a pranzo dalla nonna. Quel pomeriggio però era diverso, a pranzo dalla nonna c’era anche mio cugino di quasi dici anni più grande che mi invita a casa perché vuole farmi vedere cosa gli hanno appena regalato. Ed eccoci lì in camera sua con una copia appena scartata di Warcraft III. È l’inizio di una storia d’amore che tra alti e bassi dura da trent’anni.
Probabilmente questa è l’esperienza che più mi porterò nel cuore di questi trent’anni, sia perché eravamo ospiti di Blizzard ma soprattutto perché ho condiviso qualcosa di unico come rappresentante della community italiana insieme agli amici che ho conosciuto online grazie a questa passione. Vorrei potervi descrivere le sensazioni, le emozioni e i sentimenti di quella serata unica ma, sia perché sono un pessimo scrittore sia perché credo che il solo modo per capire certe cose sia viverlo in prima persona, lascerò perdere.

Mi limiterò ad alcune considerazioni, partendo da quella che mi ha fatto più male: evento per i trent’anni di Warcaft ma del team di Warcaft RTS non c’era nessuno. Erano presenti membri del team di Hearthstone, di Warcraft Rumble e, ovviamente, di World of Warcraft. Ma nessun rappresentate dei giochi ‘originali’ che hanno dato il via a uno dei franchise più conosciuti al mondo. Non pretendevo la presenza di Chris Metzen, anche se essendoci Holly Longdale ci potevamo sperare (e ci abbiamo sperato fino all’ultimo in un’apparizione a sorpresa).
Tuttavia come già detto dai miei colleghi alla fine l’evento è stato (quasi) impeccabile, ee ha dato modo a noi e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di partecipare di conoscere un sacco di altri appassionati tra semplici giocatori e content creator. Insomma quando mai mi ricapiterà di essere seduto al pub a bere una birra con Nobbel o scambiare due parole con Kenika? Alla fine quello che ha sempre reso grande Warcraft è stata la sua community, appassionata e innamorata di un franchise che, da trent’anni, racconta una storia piena di personaggi e luoghi che sono diventati la casa di milioni di giocatori.
PER AZEROTH!

