La casa editrice Voland ci presenta l’ultima opera della scrittrice francese Stéphanie Hochet. William è un libro che cerca di formulare un’ipotesi sui cosiddetti “anni perduti” di Shakespeare, ovvero sette anni della sua vita di cui non abbiamo nessuna fonte scritta.

Trama
Sratford-upon-Avon, 1585. William Shakespeare è un giovane uomo di ventun anni, sposato da tre con Anne Hathaway, una donna più grande di lui di otto anni. La coppia ha già tre figli: Susannah, Judith e Hamnet. Suo padre è John Shakespeare, sindaco di Stratford e uomo molto influente. É una figura autoritaria ed è stata la sua ambizione a permettergli di raggiungere una posizione importante nel governo cittadino. John vuole che il figlio segua le sue orme ma William ha altri piani: fin dalla tenera età è appassionato di letteratura e si innamora del teatro grazie alle compagnie girovaghe che mettono in scena spettacoli nella sua città. É lo stesso padre che portava il piccolo William a vederli recitare.
La sua vita da adulto cominciò proprio come finisce una commedia, con un matrimonio
Il matrimonio prematuro con Anne lo fa sentire in trappola, per questo decide di lavorare come insegnante in una scuola di campagna. Però, ogni giorno che passa, in lui sale il desiderio di lasciare tutto e di scappare. La vergogna di abbandonare moglie e figli s’alterna all’ebrezza di questa sua fantasia di libertà. Sogna di essere un attore e l’occasione si presenta quando in città arriva una compagnia teatrale di primo piano, i “Queen Elizabeth’s Men”. Un artista del gruppo aveva ucciso uno degli attori durante una rissa e alla compagnia serviva una persona per coprire il suo ruolo. William si propone e per la prima volta sale sul palcoscenico. Recita malissimo, in quanto non possiede ancora il ritmo teatrale, ma il suo cuore scoppia di felicità. Dopo svariati giorni, la compagnia si rimette in cammino per continuare la tournée e chiede a William di seguirli. Dopo una notte di riflessione, alla fine va via con loro, abbandonando la famiglia.
Così inizia una grande avventura lunga sette anni, che lo porteranno a recitare in molte città inglesi fino ad arrivare a Londra e al palcoscenico che lo consacrerà per sempre alla storia: il Globe Theatre.
So solo che la luce si nutre di oscurità. Per spiccare sono dovuto sparire
Recensione
Nella biografia di William Shakespeare persiste un mistero: nessuno sa cosa gli sia realmente accaduto tra il 1585 e il 1592, ovvero tra i ventuno e i ventotto anni di età. Questi sette anni sono stati chiamati lost years, cioè gli anni perduti. Non avendo fonti certe, nel corso dei secoli sono state formulate svariate ipotesi: c’è chi dice che si sia nascosto dopo un omicidio, altri affermano che sia stato in Italia o che abbia abbandonato la famiglia per seguire alcune compagnie teatrali girovaghe. La certezza è che nessuno sa effettivamente la verità ed è per questo motivo che l’autrice ha deciso di fornirci una sua teoria. Lei stessa afferma che “per uno scrittore non c’è nulla di più fecondo di un mistero di tale entità”.
Lo Shakespeare descritto in queste pagine è un ragazzo pieno di vita, amante della letteratura e del teatro. Il suo amore per Anne sboccia rapidamente in un pomeriggio in aperta campagna, che lo porta ad essere marito e padre nel giro di pochissimi mesi. Sebbene provi un grande affetto per la moglie, William si sente schiacciato dalle responsabilità ed è combattuto tra la famiglia e il suo sogno. Alla fine prevale la sua individualità e scappa con una compagnia teatrale. Sono sette lunghi anni, nel quale William diventa uomo e affronta svariate situazioni che ispireranno il suo intelletto per la stesura delle sue prima opere, ovvero Enrico VI e Riccardo III.
L’opera ci viene presentata divisa in atti e come prima pagina troviamo il dramatis personae, ovvero l’elenco dei personaggi. Si nota subito che il nome di Shakespeare è associato a quello dell’autrice, come per creare un parallelismo tra la vita del sommo e quella della Hochet. William è, in realtà, l’alter ego di Stéphanie, una bambina cresciuta in una famiglia insensibile e con una figura paterna autoritaria. L’autrice intreccia la vita di Shakespeare con i propri ricordi personali e affronta temi importanti, come l’ambiguità di genere, il conflitto generazionale, il desiderio di fuga e il suicidio.
Il risultato finale è una favola plausibile e affascinante. Da quello che si evince leggendo le opere di Shakespeare, si comprende il suo grande amore per il teatro, per tanto la teoria dell’autrice potrebbe essere veritiera. Non sappiamo esattamente cosa gli sia realmente accaduto, ma una cosa è certa: il tutto gli è servito per scrivere dei capolavori che ancora oggi, dopo 500 anni, incantano gli spettatori di tutto il mondo.
Il libro lo potete trovare qui
L’Autrice
Stéphanie Hochet (Parigi, 1975) è una scrittrice francese. Ha esordito nel 2001 con “Moutarde douche” e all’attivo ben undici romanzi, oltre che un saggio letterario. Ha ricevuto il Prix Lilas(2009), il Thyde Monnier de la Société des Gens de Lettres (2010), e più di recente, nel 2017, il Prix Printemps du roman. Ha curato una rubrica per “Le Magazine des Livres” e collaborato con “Libération”. Attualmente scrive per il settimanale “Le Jeudi”.




