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NerdPool > Blog > Film > Supergirl: Woman of tomorrow – Verità, giustizia e… fai come ti pare
FilmIn Evidenza

Supergirl: Woman of tomorrow – Verità, giustizia e… fai come ti pare

Federica Di Giacinto
25 Giugno 2026
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6 Min
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7 DECENTRATO
Supergirl

Dopo lo straordinario successo globale del Superman di James Gunn, che lo scorso anno ha ridefinito il concetto di speranza sotto l’emblema del “kindness is punk rock”, c’era comprensibile preoccupazione per il debutto della controparte femminile di Kal-El. La visione di Supergirl: Woman of Tomorrow purtroppo conferma parzialmente quei timori. Il film si presenta come un’opera divertente, ma che soffre costantemente il confronto con il suo predecessore, posizionandosi come l’altra faccia di una medaglia decisamente più opaca.

Trama

La storia segue Kara Zor-El in un viaggio interstellare dove incontra Ruthye Marye Knolle, una ragazzina aliena determinata a vendicare la morte del padre per mano del crudele Krem dei Gialli. Supergirl decide di aiutare la giovane, la cui storia personale le ricorda fin troppo i traumi del proprio passato e la distruzione di Krypton. Insieme a loro, in un percorso ricco di insidie e scontri, si incroceranno anche le strade di letali cacciatori di taglie spaziali. Lungo questo cammino di sangue e vendetta, Kara sarà costretta a fare i conti con la propria identità e a decidere che tipo di eroina vuole diventare per l’universo.

Due eroi e due codici d’onore speculari

Il contrasto tra i due cugini di Krypton è il motore concettuale più affascinante della pellicola, ma anche il suo primo paradosso. Se Clark Kent ha incantato il pubblico incarnando una purezza d’animo d’altri tempi, Kara Zor-El risponde a un motto decisamente più cinico e disilluso: “verità, giustizia e… fai come ti pare”. Questa Supergirl ha un codice d’onore profondamente diverso, forgiato dai traumi della sopravvivenza, e non si fa alcuno scrupolo a uccidere se la situazione lo richiede.

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Il ritorno all eombre e la sparizione dei colori

Tuttavia, questa forte caratterizzazione psicologica stride drammaticamente con le scelte estetiche della pellicola. Laddove Superman era stato un’autentica esplosione di colori saturi, vitali e pop, Supergirl compie un inspiegabile passo indietro, scivolando pericolosamente verso lo stile desaturo e cupo della vecchia gestione di Zack Snyder. I colori spenti e sbiaditi che dominano le scene riflettono un trend pigro del cinema contemporaneo, dove il colore sembra stare letteralmente sparendo dal mondo, e si riflettono in sequenze fotografiche di scarsa qualità generale, che toccano il punto più basso proprio nella prima e confusa scena d’action dove Kara recupera la spada della ragazzina.

Milly Alcock e la forza della protagonista

Se il film riesce comunque a rimanere in piedi e a farsi voler bene, il merito è quasi interamente della sua straordinaria protagonista. Milly Alcock (attrice che avevamo già ammirato per il suo pazzesco lavoro di recitazione nei panni della giovane Rhaenyra Targaryen in House of the Dragon) offre una prova attoriale magistrale, dotando Kara di un carattere disarmante, spigoloso e magnetico.

La sua Supergirl affronta un percorso di accettazione importante: (ri)mette i panni del costume, accetta il proprio passato e riscopre la propria essenza profonda grazie alle registrazioni delle parole di sua madre: “avrai dei poteri importanti nel luogo dove andrai, l’importante non è che tu sia perfetta, ma sii buona. Non devi essere gentile ma devi essere buona”. È un’evoluzione parziale ma potente, che rappresenta il vero punto a favore del film. Il problema insormontabile, però, risiede nella struttura della sceneggiatura. Non esiste una reale centralità della protagonista all’interno della sua stessa pellicola; Kara si ritrova intrappolata nella narrazione della ragazzina aliena in cerca di vendetta, col risultato che lo spettatore non assiste a un vero film focalizzato su Supergirl, bensì a una missione di salvataggio per conto terzi che le toglie il focus intimo e totale che meritava.

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Un Villain che manca

La mancanza di una trama di spessore interamente dedicata a Kara viene accentuata dalla totale inconsistenza del comparto dei comprimari e degli antagonisti. Se Clark Kent poteva contare su un Lex Luthor magistrale, capace di fare da perfetto contrappeso narrativo ed emotivo, Kara si ritrova a fronteggiare Krem, un villain debolissimo, piatto e privo di una vera minaccia psicologica. La domanda sorge spontanea: perché la prima avventura di Supergirl deve piegarsi a dinamiche così derivative e a personaggi secondari che si rivelano alla fine totalmente inutili ai fini del mito della supereroina?

L’unica vera nota lieta tra i comprimari è rappresentata dal Lobo di Jason Momoa. Il cacciatore di taglie funziona alla perfezione: compare poco, ma ogni volta che ruba la scena si dimostra grintoso, carismatico, rozzo e divertentissimo, regalando i momenti più godibili dell’intera visione. Questo, purtroppo, non basta a salvare la gestione del ritmo. Esattamente come Superman, il film si prende molto tempo per carburare e iniziare davvero; il problema è che, a differenza della pellicola dell’anno scorso, qui la narrazione fa un’enorme fatica a ingranare e dal secondo tempo in poi il ritmo arranca vistosamente, rendendo la visione pesante nella sua seconda metà.

Supergirl
DECENTRATO 7
Il Nostro Voto 7
Fantastico! L'interpretazione pazzesca di Milly Alcock e il carisma travolgente del Lobo di Jason Momoa.
C'è di meglio! Una trama che non si focalizza sulla protagonista e una fotografia dai colori spenti e sbiaditi.
In Breve
Nonostante l'essenza del film sia fondamentalmente buona, propositiva e supportata dalla recitazione straordinaria di Milly Alcock, Supergirl soffre di gravi difetti strutturali, un ritmo claudicante e una regia visivamente spenta che trasformano il debutto della cugina di Superman in un compleanno riuscito soltanto a metà.
ARGOMENTI:DCsupergirl
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DiFederica Di Giacinto
Content Writer su NerdPool.it, appassionata di cinema e letteratura con Focus sulla narrativa classica e sceneggiatura cinematografica.
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