Dimenticate la pacata introspezione dei drammi da festival. Apex, l’ultima fatica del regista islandese Baltasar Kormákur, è un concentrato di pura adrenalina, un thriller di sopravvivenza “nudo e crudo” che trasforma la bellezza selvaggia dell’Australia in una gabbia mortale. Se vi siete mai chiesti perché, nel famoso dilemma social del 2024, molte donne avrebbero scelto l’orso piuttosto che l’uomo in un bosco, questo film vi fornisce novantacinque minuti di ragioni brutali e sanguinose.
Una premessa da vertigine

Il film non perde tempo e applica alla lettera le regole di Mission: Impossible 2: mai iniziare senza una scalata ad alta quota che provochi la nausea. In un prologo mozzafiato, veniamo catapultati sulle pareti verticali del Troll Wall, in Norvegia. Qui incontriamo Sasha (Charlize Theron) e il suo compagno Tommy (un solido Eric Bana), accampati in una tenda a portaledge che sembra un fragile lampioncino di carta sospeso sull’abisso.
La fotografia di Lawrence Sher è magistrale: quando la telecamera segue Sasha mentre mette la testa fuori dalla tenda, il vuoto sottostante non è solo un effetto visivo, è una sensazione fisica di terrore. Tommy, stanco di sfidare la morte, vorrebbe fermarsi; Sasha, dipendente dal rischio, vuole spingere oltre. La tragedia che segue è inevitabile quanto traumatica, lasciando Sasha sola con il peso di un lutto che non sa come elaborare.
Benvenuti nel “Wandarra National Park”

Cinque mesi dopo, Sasha cerca la guarigione nel New South Wales. Ma l’Outback, si sa, cinematograficamente non è mai un posto per turisti solitari. Kormákur evoca immediatamente le atmosfere di Wolf Creek o Straw Dogs: quel senso di minaccia strisciante, sudato e provinciale, incarnato da cacciatori di canguri dai nomi rassicuranti come “Diesel” e “Ripper”.
Ed è qui che entra in scena Ben (Taron Egerton). Con il suo taglio di capelli da bravo ragazzo e un sorriso gioviale, Ben sembra l’antitesi del predatore. Difende l’onore di Sasha, le vende carne secca fatta in casa e le suggerisce una rotta panoramica. È un casting geniale: Egerton usa il suo carisma naturale per dissimulare una psicopatia ancestrale. Ben non è solo un killer; è un maniaco che gode nel dare la caccia alla sua preda con una balestra, un mostro che condivide con Hannibal Lecter la predilezione per il fegato umano e con Norman Bates un amore decisamente distorto per la propria madre.
“Un B-Movie con il budget da blockbuster”: Apex è l’anello di congiunzione tra lo sport estremo e il terrore puro. Una sorta di Point Break in salsa horror.
La forza della natura (e di Charlize)

Charlize Theron conferma di essere la regina indiscussa dell’action fisico. La sua Sasha non è una “final girl” ingenua; è una scalatrice esperta, una kayakista provetta, una donna che sa usare l’ambiente a suo favore. La sua performance è al pari di quella in Mad Max: Fury Road: viscerale, stanca, sporca di fango e sangue. Quando Sasha cade nei canaloni o attraversa rapide impetuose, sentiamo ogni singolo livido.
Il contrasto fisico è affascinante:
- Sasha: Una “glamazone” atletica e pragmatica in kaki.
- Ben: Uno psicopatico tarchiato, quasi impacciato, ma dotato di una determinazione feroce e sadica.
Tecnica e classe
Nonostante sia destinato a Netflix, Apex grida per il grande schermo. Kormákur evita l’eccesso di CGI che aveva appesantito il suo precedente Beast (quello in cui Idris Elba tirava pugni ai leoni), preferendo location reali e spettacolari riprese con i droni. C’è una pulizia tecnica rara nei prodotti streaming odierni: dal montaggio serrato di Sigurdur Eythorsson alla colonna sonora minacciosa di Högni Egilsson.
Certo, il film non brilla per profondità filosofica. Il tema del lutto come “terapia d’urto” attraverso il free-solo è trattato con la sottigliezza di una martellata, e il finale scivola un po’ troppo nel grottesco (con un momento alla Gollum che farà roteare più di qualche occhio).
Verdetto
Apex è un esercizio di genere spietatamente efficiente. È brutale, livido e costantemente avvincente. Nonostante una scelta musicale finale bizzarra (il brano electropop “Nasty Boy” che stona totalmente con il climax), il film raggiunge il suo obiettivo: tenerti incollato alla poltrona per 90 minuti di puro terrore territoriale.
In definitiva, Apex ci ricorda che il predatore più pericoloso nell’Outback non striscia tra l’erba, ma cammina su due gambe e ti offre della carne secca con un sorriso. Una visione caldamente consigliata… magari non prima di un weekend in campeggio.
Apex è in streaming su Netflix dal 24 aprile


