Curato da Eric Ames e tradotto da David Lamura, Aspettando il crollo delle galassie – Interviste al crepuscolo del mondo raccoglie (per la prima volta in Italia) le interviste a Werner Herzog. La casa editrice Wudz arricchisce, in tal modo, la sezione cinematografica che porta alla scoperta di grandi registi di oggi.

Trama
Diviso in venticinque capitoli, il libro ripercorre i principali film del regista tedesco e i peculiari aspetti del suo intendere il cinema che è, prima di tutto eternità: qualcosa che deve creare non per essere fruibile da lì a quattro anni, ma da lì a quaranta o quattromila.
Degne di menzione per conoscere gli antefatti dei suoi film e documentari, le interviste circa Nosferatu – Il principe delle tenebre (1979) e il suo rapporto con Klaus Kinski (in L’ira di Klaus Kinski).
Intervistato da Simon Mizrahi il 15 febbraio 1979, Herzog elogia il suo regista preferito Friedrich Wilhelm Murnau, sia da un punto di vista tecnico che concettuale, avendo preconizzato l’arrivo nel nazismo con l’invasione della Germania da parte di Dracula e dei topi infestati dalla peste (oltre che per aver creato una creatura immortale da cui anni di cinema attingono). Proprio per questo motivo non ha mai voluto fare un remake del Nosferatu del 1922, ma una versione del tutto nuova, pur omaggiando il predecessore con alcuni elementi.
Parlando del cast, Herzog confessa che il protagonista Klaus Kinski fu “[…] sensazionale, il vampiro con la V maiuscola. Dopo il film di Murnau, nessuno ha più visto nulla di simile” e si dice sicuro che, almeno per cinquant’anni nessuno avrebbe potuto eguagliare la sua performance.
In queste parole, emerge la stima nei confronti dell’attore e questo ci riporta all’intervista a cura di Basoli del 22 settembre 1999. Quando Herzog lavorava al film Aguirre, furore di Dio (1972), il suo attore feticcio era già affermato a differenza sua che, a ventotto anni, si stava ancora facendo conoscere. L’episodio più drammatico (ma dai risvolti esilaranti) riguarda proprio l’indole esplosiva dell’attore che, durante le riprese, si manifestò tutta: dopo settimane sul Rio delle Amazzoni, Kinski espresse la volontà di abbandonare il set.
Seppur giovanissimo, Herzog lavorava già in direzione del realismo e della così detta verità estatica che andava oltre il fatto concreto e poteva “essere colta solo attraverso invenzione e immaginazione e stilizzazione”. Pressato dal film e dalla necessità di far bene e rispondere alle esigenze del regista, Kinski non ne poté più e diede in escandescenze. Per tutta risposta, il regista lo costrinse a restare, minacciandolo con un fucile.
Da quel momento nascerà la collaborazione creativa più duratura e produttiva di tutto il cinema, tanto che nel 1991, Herzog presenterà al festival di Cannes il documentario Kinski, il mio nemico più caro.
In chiusura, il libro presenta la cronologia e la filmografia del regista che permettono una panoramica dettagliata dei suoi lavori per il cinema e per la televisione.
“DAL MOMENTO IN CUI HO POTUTO PENSARE IN MODO INDIPENDENTE, SAPEVO CHE AVREI FATTO FILM”
Recensione
Herzog è uno di quei registi che ha fatto dell’estremo il suo punto di partenza, non solo nel cinema, ma nella vita di tutti i giorni. E il libro ben evidenzia questo tratto della sua personalità, disseminando aneddoti e racconti tra le sue circa trecento pagine, nonché opinioni su altri film e registi, consigli tecnici.
Il libro è rivolto al grande pubblico, ma avere una buona conoscenza del regista e della sua filmografia aiuta, sicuramente, la maggior comprensione dello stesso. Ciò non significa che i profani in materia non possano appassionarsi alla vita di chi ha tanto vissuto, viaggiato e, soprattutto, osato, muovendosi tra montagne invalicabili, cannibali, pistole puntate alla testa e vulcani sul punto di eruttare.
A seconda di che tipo di lettori si è, è un libro di facile fruizione grazie alla sintassi piana e lineare e la divisione in capitoli auto conclusivi permette, poi, di decidere su quale intervista concentrarsi, staccare e assimilare quanto letto. Inoltre, come confermano il curatore e il regista stesso, le interviste sono sempre il modo migliore per conoscere qualcuno nel profondo.
Ed Herzog, visionario e avventuriero, fautore di generi e di un nuovo modo di fare cinema, merita una raccolta tutta sua che gli dia diritto di parola, prima che la realtà collassi. Ragion per cui, come ci invita a fare, occorre prestare attenzione ai piccoli, invisibili e spietati dettagli disseminati qua e là.
Il libro potete trovarlo QUI
L’Autore
Werner Herzog nasce a Monaco di Baviera nel 1942 ed è oggi considerato il massimo esponente del Nuovo Cinema Tedesco, con all’attivo una ventina di lungometraggi e altrettanti documentari.
Conosciuto dai più per la rivisitazione del Nosferatu e per la folle storia di Fitzcarraldo, non ha mai temuto di rendere protagonista delle sue pellicole la natura estrema declinata sulla poetica della verità estatica.



