Quest’anno ricorrono i 250 anni dalla nascita dell’autrice inglese Jane Austen, avvenuta il 16 dicembre 1775 a Steventon, nell’Hampshire. Grazie al mondo televisivo e cinematografico, negli ultimi 30 anni vi è stata una riscoperta della scrittrice, diventata tra le autrici più lette e apprezzate in tutto il mondo. I suoi sei romanzi, soprattutto Orgoglio e Pregiudizio, sono stati ristudiati a fondo, in quanto vi è l’intento di comprendere maggiormente non solo l’autrice, ma anche la società che ci narra. Internet poi l’ha resa una vera e propria icona pop, omaggiata con festival letterari o con libri che offrono un retelling delle sue storie.
Oggi abbiamo partecipato alla conferenza Buon Compleanno, Jane, al BookPride – Fiera Internazionale dell’Editoria Indipendente a Milano. A presiedere il dibattito vi era Guia Cortassa che ha intervistato due grandi studiose e amanti di Jane Austen: la dottoressa Liliana Rampello, curatrice dell’intera opera dell’autrice per Meridiani Mondadori, e la scrittrice Carolina Capria, che nel suo ultimo libro Maestre (lo abbiamo recensito qui) ci conduce in un viaggio illuminante tra le sue autrici del cuore, prima tra tutte proprio la Austen.

Il primo punto cardine che viene affrontato è sradicare l’idea che le opere di Jane Austen debbano essere catalogate solo come letteratura femminile e che quindi parlino solo di ragazze e matrimoni. Tutte noi donne ci siamo avvicinate al mondo austeniano con questa idea, per poi accorgerci che in realtà in quei romanzi c’è molto altro. La dottoressa Rampello spiega molto bene infatti come la trama dei libri di Jane Austen sia solo uno strumento per raccontare il desiderio di felicità soggettiva di una ragazza del ‘700: rispetto ai giovani uomini borghesi che avevano la possibilità di viaggiare per l’Europa partecipando al famoso Grand Tour, infatti, alle donne ciò non era consentito. Proprio per questo cercavano di trovare la loro indipendenza nel piccolo spazio di mondo in cui vivevano. Jane accetta la sua condizione e non ne fa un dramma, ma le sue protagoniste sono attive, sono un soggetto indipendente che lotta per trovare la propria felicità. Carolina Capria ci fa notare come a Jane Austen non interessi cosa succede dopo il matrimonio, ma come invece la narrazione si interrompa a quel punto, perché ciò che le interessa, in realtà, è ciò che porta a una crescita individuale delle protagoniste personaggi. Le protagoniste dei suoi romanzi scoprono, infatti, dopo molti ostacoli e peripezie, che non hanno bisogno di un uomo per essere salvate, ma che hanno già dentro di sé la forza necessaria per superare qualsiasi difficoltà. Per questo motivo i romanzi di Jane Austen vengono considerati i primi romanzi di formazione femminili.
Un altro aspetto che viene analizzato è il parallelismo tra la biografia dell’autrice e i personaggi narrati. Jane Austen ha vissuto una vita semplice in un piccolo villaggio inglese, ma in quel momento storico vi furono molti avvenimenti importanti, come lo stravolgimento politico causato da Napoleone. Di tutto ciò Jane ne era al corrente, sia perché i suoi fratelli erano marinai, sia perché lei stessa leggeva tantissimo. Tuttavia nelle sue opere decide di non parlare mai degli avvenimenti politici, ma preferisce concentrarsi piuttosto sulla descrizione arguta e sarcastica del piccolo mondo che la circonda. Non ha interesse a parlare della sua storia personale, proprio per questo i suoi romanzi sono così universali.
Il fulcro è l’universo femminile che viene narrato in tutte le sue sfaccettature, positive e negative. Le figure femminili descritte non sono delle eroine passive, ma sono intelligenti, vogliono dialogare e confrontarsi con gli altri personaggi. Vogliono essere le protagoniste del loro destino, seppur nella difficile società patriarcale e nella misogina di fine ‘700. I soggetti maschili, poi, non sono mai stereotipati, ma sono individui originali e con le proprie caratteristiche. Sono consapevoli del loro posto nel mondo e pronti a rimediare agli errori altrui, soprattutto se commessi da altri uomini. L’esempio più lampante è il modo in cui Mark Darcy aiuta la sorella di Elisabeth quando scappa con Mr. Wickham, salvandola dalla rovina sociale.
Ma c’è una scrittrice contemporanea che possa essere designata come l’erede di Jane Austen? La risposta della dottoressa Rampello è stata esemplare: i grandissimi non hanno eredi, insegnano. La sua è una affermazione giusta perché, nonostante siano opere scritte più di duecento anni fa, in un contesto sociale completamente diverso dal nostro, presentano tematiche moderne sotto molto aspetti. La letteratura di Jane Austen ci permette di capire molte cose, senza spiegarle esplicitamente, in modo tale che da ciò si possa solo imparare e crescere. Come dice Carolina Capria, siamo tutte un po’ eredi di Jane, per l’insegnamento che ci ha dato e che ci portiamo dentro.



