Il giornalista d’inchiesta e autore pluripremiato Michel Jean è stato ospite oggi al BookPride – Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente per presentare il suo romanzo Kukum: divenuto caso editoriale in Canada nel 2021, arriva in Italia con la casa editrice Marcos y Marcos.

Noi lo abbiamo recensito lo scorso gennaio (potete leggere la recensione a questo link) e siamo rimasti davvero colpiti da questo libro e dalla indimenticabile storia che Jean racconta. Marta Perego (giornalista, autrice e conduttrice) ha condotto con perizia l’intervista all’autore, davanti a una nutrita folla di lettori accorsi alla Sala Lagos della fiera.
Kukum: la bisnonna dell’autore.
La protagonista del romanzo è Almanda Siméon, bisnonna dell’autore, una donna straordinaria che a soli 15 anni ha scelto di seguire il cuore, abbandonare tutto e cambiare vita. Si è dimostrata una femminista ante litteram scegliendo di scontrarsi con le regole imposte dalla società. Per questo è stata un persona importante non solo per Jean, ma anche per tutta la comunità inuit.
L’amore per Thomas.
Kukum è, ma non solo, una grande storia d’amore: quella tra Almanda e Thomas, il ragazzo innumero di cui si è innamorata e che ha scelto di seguire, incarnazione della speranza di una vita diversa e più libera. Il loro primo incontro narrato nel libro è accaduto per davvero: Thomas ha conquistato il cuore di Almanda con i suoi racconti.
Gli Innu e il loro rapporto con la natura.
Almanda ha dovuto imparare tutto da zero, ma negli innu ha trovato una vera e propria famiglia, aperta e disponibile ad accoglierla e ad insegnarle tutto del proprio modo di vivere. A differenza della nostra cultura occidentale basata sul consumo e su una struttura piramidale di cui l’uomo è l’apice, per gli innu il creato è come un cerchio (lo chiamano la grande tartaruga) nel quale l’uomo non prevale mai sulla natura e sugli animali. Al contrario, c’è un rispetto enorme per la vita: la caccia è solo ed esclusivamente per necessità.
Almanda e l’amore per i libri.
Nonostante Almanda col tempo sia diventata una vera e propria innu, non ha mai abbandonato la sua passione per i libri e la lettura. Un amore che ha scelto di trasmettere anche ai propri figli e nipoti. Questo è un magnifico punto di incontro tra due culture molto diverse: gli innu infatti, narrano le loro storie solo per via orale.
Un territorio andato perduto.
A seguito dell’espandersi dell’industria del legname, gli splendidi e rigogliosi territori descritti da Michel Jean sono andati, purtroppo, perduti: la terra dei suoi antenati non esiste più, sommersa dall’acqua dopo la costruzione delle dighe, e la foresta si è ridotta fino a quasi scomparire (e continua a essere sfruttata). Però c’è speranza: si è aperto un dibattito in tempi recenti, nel tentativo di salvaguardare ciò che resta della foresta.
Il dolore immenso della perdita di identità.
La seconda parte del libro è quella più dolorosa: qui infatti assistiamo impotenti al declino del popolo inuit, ridotto a vivere nelle riserve, costretto a diventare qualcos’altro, obbligato a rinunciare persino alla propria lingua natia. Ma come Almanda anche Michel Jean non perde la speranza: sono infatti tanti al giorno d’oggi i giovani che scelgono, con orgoglio, di tramandare le tradizioni del proprio popolo e di parlare la lingua dei propri antenati.
“Se noi riusciamo a cambiare il mondo al ritmo di un libro, allora vale la pena essere pazienti”.
Michel Jean
Questo libro imperdibile potete trovarlo a questo link.



