NerdPoolNerdPoolNerdPool
  • Il Mio NerdPool
  • Serie TV
  • Film
  • Anime
  • Fumetti
  • Manga
  • Videogiochi
  • Libri
  • Tech
Stai Leggendo: DIARIO PER JOHN di Joan Didion: recensione
Condividi
Le novità per te! Mostra Altro
NerdPoolNerdPool
  • Il Mio NerdPool
  • Serie TV
  • Film
  • Anime
  • Fumetti
  • Manga
  • Videogiochi
  • Libri
  • Tech
Cerca
  • Il Mio NerdPool
  • Serie TV
  • Film
  • Anime
  • Fumetti
  • Manga
  • Videogiochi
  • Libri
  • Tech
Seguici
News, recensioni, interviste, curiosità e tanto altro!!! Copyright © 2026 - nerdpool.it - Vietata la riproduzione | Contattaci: info@nerdpool.it
NerdPool > Blog > Libri > DIARIO PER JOHN di Joan Didion: recensione
Libri

DIARIO PER JOHN di Joan Didion: recensione

Michela Battista
10 Giugno 2025
Condividi
10 Min
Condividi

Pubblicato postumo da il Saggiatore nel 2025, Diario per John è un diario o una raccolta di lettere che mette a nudo l’autrice, Joan Didion, che riflette sulle sue incertezze e sugli elementi più privati della sua vita.

Trama

Come in un diario, con notazioni di data che iniziano il 29 dicembre 1999 e terminano il 3 gennaio 2002, Joan Didion fornisce un preciso e puntuale resoconto delle sue sedute con lo psichiatra MacKinnon, che hanno come oggetto il difficile rapporto con la figlia Quintana e le dipendenze di quest’ultima. Joan indirizza il diario ad un “tu”, suo marito John Gregory Dunne, che non segue il medesimo percorso della moglie.

Quintana è in realtà già una donna adulta, ma dimostra di avere ancora fin troppe difficoltà e necessita di un costante aiuto e supporto da parte dei genitori, che dal loro canto sono invece preoccupatissimi e non hanno ancora ben capito come affrontare la situazione. Quintana è infatti un’alcolista, ma i suoi problemi non finiscono qui: Quintana ha tendenze suicide, fatica a fidarsi, perfino dei suoi genitori, pensa che nessuno tenga davvero a lei, non si sente realizzata sul lavoro e nella vita in generale, comprende di non essere ancora l’adulta che la sua età anagrafica vorrebbe che fosse. Joan Didion si fa perciò aiutare dallo psichiatra MacKinnon per comprendere come trattare la figlia, come relazionarsi a lei e, soprattutto, in che modo aiutarla senza sostituirsi a lei. Quintana è nel frattempo seguita da un altro specialista, il dottor Kass, con cui MacKinnon è in contatto: tutto il percorso è in funzione del benessere di questa giovane donna, affinché riesca a guarire dall’alcolismo e non commetta gesti estremi. Joan si interroga sul suo presente, sugli errori fatti con sua figlia, che possono averla portata a credere che la madre e il padre avessero delle aspettative o sentissero di doverla sempre proteggere perché non in grado di farcela da sola. Ma Joan riflette anche sul passato, sul suo passato: cosa della sua famiglia, dei suoi genitori, si porta ancora dietro e riflette su sua figlia?

“Avevamo cercato di renderle la vita facile e non ci eravamo riusciti. Non «facile» nel senso più ovvio di belle case, belle scuole ecc. Facile nel senso che volevamo che fosse libera dalla sua storia così come dalla nostra. Questa, essenzialmente, è la promessa che fai quando adotti un bambino.”

Recensione

Diario per John è un testo molto intimo nel quale l’autrice si mette a nudo. Didion non aveva pensato ad una pubblicazione e infatti il manoscritto è stato ritrovato dopo la sua scomparsa e pubblicato postumo. Joan scrive a suo marito John, parla delle sedute con lo psichiatra e in questo modo si racconta e gli consegna le sue paure, incertezze ed ombre. Dalle sedute con lo psichiatra infatti emergono tutti i suoi errori come madre, errori presunti o reali ed umani, ma anche i dolori del passato, di una famiglia con un padre assente a causa della Seconda guerra mondiale, dei traumi infantili e del difficile rapporto che lei stessa aveva con i suoi genitori.

Il dottor MacKinnon fa capire a Joan che Quintana crede che non stia soddisfacendo le aspettative dei genitori, ma l’autrice sostiene di non avere aspettative per lei, vuole solo che sia felice. Eppure non è vissuta anche lei cercando in tutti i modi di soddisfare le aspettative di un padre poco presente ma molto autoritario? Lo psichiatra fa comprendere a Joan come, inconsciamente, lei trasporti il suo passato famigliare su sua figlia e le mostra che ciò che ha vissuto la influenza nel rapporto con Quintana.

“Sono le aspettative inespresse, quelle che non potrai mai soddisfare, perché non le puoi sapere. La possibilità di un’aspettativa più alta è sempre dietro l’angolo. […] Le basse aspettative, quelle espresse, le so gestire. Posso soddisfarle o rifiutarmi di farlo. Ma le altre, quelle di cui non sai il perché, quelle vanno soddisfatte. Non posso rifiutarmi. Diventano delle necessità.”

La scrittura di Didion è molto schietta, probabilmente anche perché lo scopo di queste pagine non era fornire un resoconto edulcorato degli eventi e della terapia, quanto piuttosto offrire al marito e padre di Quintana un quadro chiaro, onesto e diretto della situazione e spunti su come affrontarla. L’autrice quindi mostra anche lati di sé di cui non va fiera, lati molto umani e che non comportano giudizio da parte del lettore, ma anzi empatia e comprensione verso i sentimenti così sinceri di questa donna. Tuttavia ciò che emerge è in parte anche un certo senso di frustrazione: tutto il periodo di terapia non sembra portare, nell’effettivo, ad una risoluzione o un sostanziale e netto miglioramento del rapporto madre-figlia e della situazione di Quintana. Ci sono temi ricorrenti – il senso di colpa, l’eccessivo zelo nel tentare di risolvere i problemi della ragazza sostituendosi a lei, la lotta contro l’alcolismo, la fiducia – che vengono più volte affrontati e, anche se Didion prende le parole del dottore con estrema serietà e tenti con tutta se stessa di metterle in pratica, sembra di essere ad un punto morto.

Se questo libro ha un difetto è proprio la ripetitività e il senso di non essere giunti ad una conclusione: si gira e rigira intorno sempre agli stessi argomenti, senza che però si arrivi ad una conclusione o ad una svolta.

Ma è davvero un difetto?

Forse no. Dopotutto per Didion questo testo non era un’opera letteraria, ma un autoraccontarsi intimo e vero. Ed è vero che in terapia si possono passare anni e anni intorno allo stesso tema senza riuscire a venirne a capo, perché i nostri nodi interiori sono difficili da districare.

Potete trovare il libro QUI.

L’autrice

Joan Didion, nata a Sacramento nel 1934, è stata una famosa scrittrice statunitense. Poiché il padre si arruolò durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia si trasferì spesso e Joan non poté frequentare le scuole regolarmente. Successivamente il padre si allontanò per lavoro, mentre Joan, suo fratello e la madre tornarono a Sacramento. Come scrive la stessa autrice in Diario per John, da bambina l’assenza paterna la rese molto chiusa e, probabilmente, le causò un episodio di depressione infantile.

Joan si laureò in Lettere a Berkeley, l’Università della California e, in seguito, lavorò per Vogue. In questi anni (1956-1964), scrisse il suo primo romanzo, Run River, pubblicato nel 1963 (edizione italiana pubblicata nel 2016 dalla casa editrice il Saggiatore QUI).

Nel 1965 Didion sposò lo scrittore John Gregory Dunne, incontrato a New York e con il quale tornò a vivere in California. La loro fu una lunga storia d’amore, che andò avanti fino alla morte di Dunne. La coppia, nel 1966, adottò una bambina, Quintana.

La vita privata dell’autrice fu sconvolta da due grandi tragedie: la morte del marito nel 2003, mentre la figlia era ricoverata in stato comatoso in seguito allo shock settico causatole da una polmonite, e la morte della stessa Quintana nel 2005, all’età di 39 anni. Didion scrisse di questa esperienza nel suo libro del 2011, Blue Nights, pubblicato in Italia nel 2021 da il Saggiatore (QUI per il libro).

In tutti questi anni Didion continua a pubblicare romanzi, come ad esempio Verso Betlemme (1968, in italiano nel 2023, QUI), il suo primo lavoro di saggistica, o L’anno del pensiero magico (2004, in italiano 2021, QUI).

Alla scrittrice fu diagnosticata la sclerosi multipla, a cui successivamente si aggiunse il Parkinson, le cui complicazioni l’avrebbero condotta alla morte nel 2021.

Quando BIG FISH supera il libro
Cairn – Recensione
FRESCHI DI STAMPA: le novità editoriali di febbraio 2026
FIERE DEL LIBRO 2026: il calendario (in aggiornamento)
Il figlio di Taiwan – La vita dell’attivista Tsai Kunlin
ARGOMENTI:diarioil saggiatoreRecensione
Condividi Questo Articolo
Facebook Copia Link Stampa
Condividi
Articolo Precedente Dragon Trainer – Il regista anticipa il futuro del franchise live-action
Prossimo Articolo Teamfight Tactics compie 6 anni: la Festa di Pinguì scatena il caos con i tratti di ogni set!
Nessun commento Nessun commento

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scelti per te

LA CITTÀ DEI SERPENTI di Lorenzo Monfregola: recensione
UNA CORTE DI GELO E STELLE di Sarah J. Maas: Recensioni
Alan Moore e l’orrore cosmico: Neonomicon
E POI NON RIMASE NESSUNO: un titolo controverso
LE CITTÀ IMPOSSIBILI di Siang Lu: recensione
PEOPLE WE MEET ON VACATION: quando lo slow burn del libro incontra i tempi del cinema
L’Eternauta: Parte seconda – Sopravvivere in un futuro cupo e desolato

Altro dal Multiverso di NerdPool

Libri

DONNAREGINA di Teresa Ciabatti: recensione

8.5 su 10Un mix di biografia e romanzo sincero e originale.
FilmLibri

UN SECOLO IN MOVIMENTO di 151eg: recensione

9 su 10Animazione
Libri

GALAPHILE – I PRIMI DRUIDI DI SHANNARA 1 di Terry Brooks: Recensione

6.5 su 10

WE ARE NERDPOOL

  • Scrivi per NerdPool.it
  • Collaborazioni
  • Chi Siamo
  • Contattaci
  • Note Legali

HOT

  • RECENSIONI
  • INTERVISTE
  • EDITORIALI
NerdPoolNerdPool
Seguici
News, recensioni, interviste, curiosità e tanto altro!!! Copyright © 2026 - nerdpool.it - Vietata la riproduzione | Contattaci: info@nerdpool.it
Welcome Back!

Sign in to your account

Username e Email
Password

Hai dimenticato la password?