Ci sono fumetti che si leggono e altri che si vivono. Dirt – I figli di Edin, edito da Tunué, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Con questo volume Giulio Rincione non si limita a raccontare una storia ma costruisce un’esperienza che colpisce il lettore, lasciando un segno indelebile. Il suo tratto e le atmosfere non sono semplici scelte stilistiche secondo me, ma veri e propri strumenti per trasmettere un senso di disagio e bellezza al tempo stesso.

un mondo senza speranza
Nel 2040, un virus ha sterminato gran parte dell’umanità, lasciando dietro di sé un mondo arido. La civiltà è crollata, le città sono cimiteri di metallo arrugginito, e la poca tecnologia superstite è temuta. In questo scenario apocalittico si aggira una figura curiosa: Dirt.
Ma Dirt non è un uomo, è un cartone animato, un’icona pubblicitaria nata negli anni ’50 per vendere sigarette, un volto sorridente che un tempo brillava sugli schermi in bianco e nero. Ora, però, è solo un relitto fuori dal tempo, cinico e disilluso, condannato a un’esistenza che non desidera.
Da decenni vaga senza meta, sperando che il mondo crudele in cui è intrappolato riesca finalmente a spegnerlo. E forse il suo desiderio sta per avverarsi: i Figli di Edin, un branco di predoni feroci e affamati, lo hanno messo nel mirino.

Uno stile grafico che lascia il segno
Rincione tratteggia un universo narrativo simpaticamente decadente, in cui la speranza è un concetto lontano e la sopravvivenza è dettata dall’istinto e dall’ironia. La storia non segue un percorso lineare, ma si sviluppa in un’atmosfera che oscilla tra il surreale e il reale.
Uno degli aspetti più sorprendenti di Dirt – I figli di Edin è il suo impatto visivo. Le tavole di Rincione sono uniche, cariche di tensione, quasi opprimenti ma al tempo stesso fantastiche. Il tratto e le scelte dei colori contribuiscono a immergere il lettore in un mondo che sembra in disfacimento ma che sa divertire chi legge. L’estetica non è solo funzionale alla narrazione, ma ne diventa parte integrante, trasformando il fumetto in una vera e propria esperienza visiva.

Ogni tavola sembra urlare il disagio dei personaggi, mentre il ritmo narrativo alterna momenti di quiete apparente a esplosioni di pura intensità. È un’opera che comunica più con le immagini che con le parole, sfruttando al massimo il potere del disegno, con un protagonista che appare sempre simpatico.
Questo non è un volume per chi cerca una storia convenzionale o una narrazione che “va sul sicuro” ma è per chi ama le opere che osano, che sperimentano e che lasciano qualcosa di indelebile. Rincione costruisce un racconto che è al tempo stesso feroce, poetico e divertente, un’opera che affascina, che colpisce allo stomaco e lascia spazio alla riflessione. Un fumetto che non si limita a raccontare, ma trascina il lettore dentro un’esperienza.

Se amate le storie fuori dagli schemi, se vi attrae l’arte che esplora la decadenza e la trasformazione, allora Dirt – I figli di Edin è un viaggio che vale la pena intraprendere. Vi lascerà il segno, nel bene e nel male.



