Il panorama cinematografico digitale del 2026 si apre con uno dei titoli più audaci e visivamente magnetici degli ultimi anni. Presentato in anteprima mondiale fuori concorso alla 20ª Festa del Cinema di Roma 2025 nella sezione Grand Public, “Il Falsario” si preannuncia come un cult istantaneo. Diretto con mano sicura da Stefano Lodovichi, il film debutterà in esclusiva su Netflix il 23 gennaio, portando sul piccolo schermo un’opera che fonde perfettamente il genere heist movie con il thriller politico e la cronaca nera più oscura d’Italia.
L’Ascesa di “Toni della Duchessa” tra il Lago e le Brigate Rosse

Ispirato al rigoroso libro-inchiesta Il Falsario di Stato di Nicola Biondo e Massimo Veneziani, il film ripercorre l’incredibile parabola di Antonio Chichiarelli, ribattezzato nella finzione Toni della Duchessa.
La narrazione prende il via con un trio composto da un artista, un prete e un operaio lascia l’Abruzzo rurale con il sogno di sbancare nella Capitale. Ad accoglierli, però, non è la Roma scintillante della Dolce Vita, ma quella livida, plumbea e violenta degli anni ’70.
Toni (un magnetico Pietro Castellitto) possiede un dono pericoloso: una mano capace di replicare alla perfezione lo stile dei grandi maestri del passato. Notato da una gallerista senza scrupoli, Toni viene risucchiato in un sottobosco dove il confine tra arte e crimine svanisce. In breve tempo, la sua capacità di contraffare non solo quadri, ma anche documenti d’identità e banconote, lo rende la pedina più ambita dalle forze contrapposte che hanno scritto le pagine più oscure del Paese.
La tensione è costante per tutta la durata del film. Non si riesce a percepire fino a quanto il protagonista sia disposto a “sporcarsi le mani”.
Pietro Castellitto e un’interpretazione “Strafottente”
Il cuore pulsante del film è Pietro Castellitto. L’attore e regista romano conferma il suo talento nel dare vita a personaggi dotati di un carisma “strafottente” e magnetico. Il suo Toni è un antieroe complesso: un mix di sfrontatezza giovanile e ingenuità colpevole, un artista puro che finisce per diventare l’architetto della menzogna nazionale.
Accanto a lui, Lodovichi orchestra un cast di comprimari eccellenti che danno vita a un’atmosfera corale e a tratti “fumettistica”:
- Claudio Santamaria: Nel ruolo de “Il Sarto“, un ambiguo alto funzionario dei servizi segreti che funge da mentore oscuro, ricordando a Toni che “il coraggio è un lusso che bisogna potersi permettere”.
- Aurora Giovinazzo & Giulia Michelini: La prima in una veste inedita di femme fatale che aggiunge una carica di tensione erotica ed emotiva alla vicenda.
- Edoardo Pesce e Andrea Arcangeli: Perfetti nel restituire il volto di un’Italia divisa tra il desiderio di benessere e la violenza degli Anni di Piombo.
Una Roma esteticamente cupa e tremendamente vera

Dal punto di vista visivo, Il Falsario è un’opera di rottura. Lodovichi e il suo comparto tecnico hanno creato una Roma bellissima e brutale, utilizzando la fotografia come strumento narrativo:
- Contrasti Cromatici: Gli atelier d’arte esplodono di colori saturi, simbolo dell’illusione e del talento, contrapposti al grigio cemento delle periferie romane e degli uffici del potere.
- Regia Internazionale: Il film ammicca allo stile di Guy Ritchie e Steven Soderbergh, con un ritmo serrato e inquadrature dinamiche pensate per il pubblico globale di Netflix, pur mantenendo un’anima profondamente italiana grazie alla sceneggiatura di Sandro Petraglia.
Perché è un film da non perdere
Il Falsario riesce dove molti biopic falliscono: diverte senza banalizzare la Storia. È un’opera viva che usa la falsificazione come metafora dell’identità italiana, confermando che nella manipolazione della realtà — sia essa arte, spionaggio o cinema — il nostro Paese non ha rivali.
Il Falsario arriva su Netflix il 23 gennaio

