Moscabianca Edizioni ci presenta un saggio di Gioele Cima dedicato al maestro assoluto del manga horror, ovvero Junji Itō. Il Maestro dell’orrore, secondo volume della collana FUSHIGI, esplora l’immensa produzione del Maestro, un universo unico e terrificante intrinseco di mitologia, leggende urbane e angosce quotidiane.

Trama
Giappone, 1986. Junji Itō è un ragazzo di ventitré anni che divide l’appartamento con una delle sue sorelle a Nagoya. Lavora come odontotecnico ma è un occupazione estenuante che non lo aggrada particolarmente, in quanto non gli da la giusta motivazione per definire la sua vita soddisfacente. Sfogliando la rivista Gekkan Halloween, specializzata in manga horror, s’imbatte in un concorso indetto dalla redazione per cercare nuovi talenti. Itō, che come passatempo si diletta nella realizzazione di manga, decide di inviare un breve racconto intitolato Tomie. Le sue tavole fanno colpo sulla giuria, vincendo la menzione d’onore e iniziando una collaborazione con loro. Per tre anni Itō lavora come odontotecnico di giorno e disegna tutta notte senza dormire granché. Nel 1990, prende finalmente una decisione: lascia il lavoro da odontotecnico poiché l’editore gli affida una pubblicazione seriale sulla rivista.
Da qui inizia la sua carriera, fatta di un successo dietro l’altro, con la realizzazione di un centinaio di racconti, la vittoria di sei premi Eisner e decine di trasposizioni su grande schermo delle sue opere. Per i temi trattati, ottiene il titolo indiscusso di Maestro dell’Orrore.
“…Leggere un racconto di Itō è un pò come sognare: il fatto di accorgerci che quanto abbiano di fronte sia dopotutto solo un sogno, non migliora la nostra capacità di controllo su di esso. Sappiamo che lo spettacolo in cui siamo stati gettati non può essere reale, eppure, questa consapevolezza non ci permette in alcun modo di evadere dal sogno…”
Ma come mai gli è stato affibbiato questo soprannome? Attraverso un viaggio dettagliato del lavoro del Maestro, Gioele Cima cerca di raccontarci da cosa nasce la sua ispirazione, i suoi maestri e i suoi riferimenti culturali che hanno dato vita a capolavori indiscussi del genere manga horror.
Recensione
Tomie, Uzumaki, Gyo o Demonia sono solo alcuni titoli che fanno parte dell’immensa produzione che Junji Itō ha realizzato nella sua lunga carriera. Il filo conduttore che collega tutte le sue opere è l’uso delle stesse tematiche che vengono affrontate in maniera diversa ogni volta, portando il lettore a porsi la medesima domanda: i mostri siamo in realtà noi? In questo saggio diviso in 6 parti, Gioele Cima cerca di darci una spiegazione dei temi principali della produzione di Itō, attraverso esempi presi sia dalle sue opere che da suoi riferimenti culturali.
Per il Maestro, la qualità principale del manga è “rappresentare le cose in modo diretto“, dando vita a spazi immaginari all’interno dei quali la differenza tra il possibile e l’impossibile, il reale e l’irreale, è del tutto abolita. Itō è abile a disorientare il lettore, intrappolandolo nella quarta parete da lui creata, per lasciarlo in balìa delle stesse stranezze che stanno provando i personaggi. É qui che scatta il senso di orrore, ovvero quando il lettore inizia a confrontarsi con la propria dimensione interiore psicologica che lo mette di fronte alle sue paure; da non confondere con il terrore, che per il Maestro si manifesta quando i nostri punti di riferimento vacillano e l’ambiente in cui ci sentiamo a nostro agio si rivela diverso da ciò che è.
La realtà, o ciò che si spaccia per tale, è molto più spaventosa di qualsiasi finzione, portandoci a provare paura anche per qualcosa che non credevano possibile. Il cosiddetto mostruoso femminile, onnipresente nelle opere del Maestro, si rifà ai pregiudizi secolari e ai timori che la società nipponica ha sempre avuto nei confronti del corpo e della psiche femminile. La donna viene descritta come portatrice di dissidi, d’impurità e se l’uomo è rappresentato come simbolo di stabilità, la donna non è mai ciò che sembra, nascondendo dietro un bel visino un’anima feroce e vendicativa. Le donne di Itō, a partire da Tomie, sono creature belle e seducenti, ma allo stesso tempo assassine e manipolatrici. Vi sono donne che accettano il proprio destino passivamente e altre che si ribellano a esso; in entrambi i casi diventano dei “mostri”, capaci di alternare il mondo in cui vivono imprigionando l’uomo in esso. Questa paura verso l’altro si è accentuata nel secondo dopoguerra, quando il Giappone tenta di ricostruire un paese per la maggior parte distrutto, costretto a fare i conti con la crisi delle vecchie strutture sociali e la sfiducia nei confronti del prossimo. L’altro diventa qualcosa di pericoloso, su cui scaricare le proprie colpe e paure, quando in realtà l’inferno non è nient’altro che qualcosa dentro di noi che viene a galla ed esplode. Il nostro io interiore, continuamente provocato dal mondo che lo circonda e dai giudizi, causa azioni considerate “mostruose”, facendoci comprendere che il “mostro” non è una figura demoniaca o ultraterrena, bensì l’essere umano di fronte alla propria inettitudine. I personaggi di Itō si presentano tutti così, a dimostrazione che l’inferno sono sia gli altri che noi stessi. Alla fine, coloro che sopravvivono sono le anime più resilienti.
Il risultato finale è un saggio interessante che esplora non solo la psiche del mangaka, ma permette al lettore di dare uno sguardo attento alla cultura nipponica. Gioele Cima è stato abile a dare un senso all’enorme produzione del Maestro, in cui le sue opere e i cambiamenti sociali del Giappone vanno a pari passo, dimostrando uno studio approfondito sull’argomento. Tra spirali, sguardi, foreste e cicale, l’autore interpreta i peggiori incubi della condizione umana, dalla paura della morte alla paura del contatto con il prossimo, dal disastro della guerra e l’incontro tra l’universo maschile e femminile, sempre con sguardo critico e la volontà di mostrare la realtà per ciò che è realmente.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Gioele Cima è un ricercatore indipendente. Tra le sue principali pubblicazioni: Georges Bataille. Il pensiero violento (Feltrinelli, 2022), Psicoanalisi e dissidenza. Su Elvio Fachinelli (Mimesis, 2023), L’epoca della vulnerabilità. Come la psicologia ha invaso le nostre vite (Piano B, 2024). Ha inoltre curato la traduzione di Tortura concreta di Reza Negarestani (Tlon, 2022) e, con Claudio Kulesko, il volume Metal Theory. Esegesi del vero metallo (D Editore, 2024).



