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NerdPool > Blog > Film > IL NIBBIO: il film che racconta la tragica storia del rapimento di Giuliana Sgrena in Iraq
Film

IL NIBBIO: il film che racconta la tragica storia del rapimento di Giuliana Sgrena in Iraq

Ilaria Derosa
1 Luglio 2025
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9 Min
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Dal 16 giugno 2025 è disponibile su Netflix il film Il Nibbio, diretto da Alessandro Tonda, con protagonisti Claudio Santamaria e Sonia Bergamasco. La pellicola ripercorre gli ultimi 28 giorni di vita dell’alto dirigente del SISMI Nicola Calipari, che ha sacrificato la sua esistenza per salvare quella della giornalista italiana Giuliana Sgrena, rapita in Iraq nel 2005.

La Trama

Iraq 2005. La seconda guerra del Golfo è al suo secondo anno di svolgimento e la situazione nel paese è molto tesa. La giornalista pacifista de Il Manifesto, Giuliana Sgrena (Sonia Bergamasco), si trova a Baghdad per intervistare i profughi sia per sapere delle loro condizioni, sia per indagare su presunte bombe antiuomo che si stanno usando nel conflitto. Durante una delle sue tappe, la giornalista viene rapita da un gruppo di uomini sunniti e portata in una casa nascosta della capitale irachena.

Non appena la notizia arriva in Italia, viene messa subito in moto la macchina del SISMI, il Servizio Informazioni e Sicurezza Militare, e l’operazione viene affidata all’alto dirigente Nicola Calipari (Claudio Santamaria). Quest’ultimo ha il compito non solo di rintracciare la Sgrena, ma soprattutto d’avviare una trattativa con i rapitori per il suo rilascio.

Dopo 28 giorni di negoziazioni estenuanti, il 4 Marzo 2005 Giuliana Sgrena viene finalmente liberata dai suoi rapitori. Ad 1 kilometro dall’aeroporto, però, la macchina con a bordo sia la giornalista che Calipari viene travolta da una raffica di proiettili provenienti da un convoglio militare statunitense, causando così un tragico epilogo.

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Ancora oggi non si sa bene cosa sia successo quella notte, ma di una cosa siamo sicuri: il coraggio e la determinazione di un uomo hanno permesso a tante vite di essere ancora qui per portare avanti la sua eredità.

La Recensione del Film

Il film di Alessandro Tonda s’ispira a fatti realmente accaduti all’inizio del 2005, quando l’intera nazione si fermò per seguire passo per passo la sorte della giornalista italiana Giuliana Sgrena, rapita da un gruppo di sunniti in Iraq. L’uccisione di Calipari da parte di un convoglio americano durante la liberazione della giornalista, provocò nel paese non solo un’ondata di emozioni, ma soprattutto di sdegno. Le immagini del Presidente della Repubblica Ciampi che poggia le mani sulla bara di Calipari nel silenzio più totale, sono ancora scolpite nella nostra memoria. Ma cosa è successo davvero quella tragica sera di vent’anni fa?

Una vicenda drammatica e controversa

Il 4 Marzo 2005, dopo 28 lunghi giorni di trattative condotte da Calipari, finalmente si arriva ad un accordo con i rapitori, portando così alla liberazione di Giuliana Sgrena. Calipari, insieme all’autista Andrea Carpani e alla Sgrena, si dirigono all’aeroporto per poter partire subito per l’Italia. Ad un kilometro dalla meta, s’imbattono in un posto di blocco statunitense che spara senza sosta sull’auto e Calipari si getta sul corpo della Sgrena per proteggerla dai colpi di fuoco. Giuliana Sgrena rimane gravemente ferita, mentre Calipari muore sul colpo, colpito da una pallottola alla testa. L’accaduto ha causato gravi problemi diplomatici tra Italia e Stati Uniti, in quanto le versioni fornite dai due paesi sono alquanto differenti. La versione statunitense sostiene che l’auto viaggiava ad una velocità sostenuta e che non si è fermata al posto di blocco. Inoltre, hanno affermato che non erano a conoscenza dell’operazione italiana, né dell’identità delle persone a bordo, perciò hanno sparato come previsto dal protocollo. Infine, il caso è stato archiviato dagli americani come un tragico incidente, poiché alcuni proiettili sarebbero stati accidentalmente deviati ed è stato uno di questi a causare la morte di Calipari. La versione italiana, invece, sostiene che la macchina andava a massimo 50 km/h e che tutti sono stati accecati da una luce, seguita subito dopo da centinaia di colpi d’arma da fuoco. La stessa Giuliana Sgrena racconta che, poco prima della liberazione, i rapitori le avrebbero comunicato che gli americani non volevano la sua liberazione e che avrebbero fatto di tutto per bloccarli. L’Italia afferma anche che gli americani erano stati ampiamenti avvisati in tempo, per questo motivo il governo ha voluto aprire un’inchiesta, portando a processo ed incriminando il soldato Mario Lozano, colpevole di aver sferrato il colpo mortale a Calipari. Purtroppo nessuno ha mai realmente scontato la pena stabilita e il caso è finito in prescrizione.

Un film come atto di protesta

A vent’anni esatti dai tragici avvenimenti, il film coprodotto da Netflix cerca di dare nuova visibilità ad una vicenda non del tutto risolta, concentrandosi maggiormente sulla figura di Nicola Calipari. Il titolo del film si riferisce al presunto soprannome che avevano affibbiato al dirigente: il nibbio è un uccello rapace che, oltre ad essere un animale socievole, è molto agile sia nel volo che nell’agguato della preda. L’animale rappresenta perfettamente l’anima di quest’uomo che il film cerca di raccontare in maniera intima, senza mai sfociare nel sentimentalismo estremo.

Nicola Calipari è stato un poliziotto, un militare e un agente segreto italiano, ma era anche un padre presente e un marito affettuoso. Un uomo diviso tra il dovere verso l’Italia e le responsabilità genitoriali: il film ci mostra sia il retroscena del rapimento, concentrandosi soprattutto sulle estenuanti trattative con i rapitori, sia alcuni momenti privati vissuti con la sua famiglia. Il personaggio che Claudio Santamaria ha interpretato magistralmente, è un eroe moderno che non ha paura di mostrare le sue paure, debolezze ed insicurezze. Queste sue imperfezioni lo rendono umano, permettendo al pubblico di empatizzare con lui.

L’attrice Sonia Bergamasco interpreta la giornalista Giuliana Sgrena nei momenti drammatici della sua prigionia. L’attrice è stata bravissima nel mostrare la sofferenza della Sgrena, ma anche la forza d’animo che le ha permesso di sopravvivere 28 giorni in una casa buia. La lotta per difendere la sua libertà passa anche attraverso la volontà di stabilire un approccio umano con i suoi rapitori, cercando di comprendere i motivi che li hanno spinti a comportarsi così.

Ed è proprio l’umanità al centro di questa spy story italiana, troppo spesso dimenticata durante momenti di crisi e di guerra. La scelta di raccontare i fatti seguendo la versione italiana è una chiara protesta contro tutti coloro che volutamente hanno insabbiato la verità. Il regista ci sta dicendo che Nicola Calipari ha sacrificato la sua vita per difendere quella di Giuliana Sgrena ed è compito nostro ricordarlo. Il cinema sa sempre andare oltre.

In Conclusione

Il Nibbio è un film italiano ben diretto e perfettamente interpretato, che presenta un ritmo incalzante che non annoia mai e permette allo spettatore di avere il tempo necessario di affezionarsi ai suoi personaggi. La narrazione della storia trasmette con forza ed empatia la tragicità degli eventi, fino al suo doloroso epilogo che metterebbe a dura prova anche il cuore più freddo.

Dopo vent’anni ci si interroga ancora come sia stato possibile tutto questo e il nostro compito è quello di far si che la memoria collettiva non dimentichi, portando avanti la dura lotta per la verità.

ARGOMENTI:FilmIL NIBBIONetflixRecensione
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