Sono passati tre anni da quando Disney e Lucasfilm hanno tentato il tutto per tutto con il ritorno dell’archeologo più famoso del cinema. Eppure, nonostante l’hype, Indiana Jones e il Quadrante del Destino non ha fatto breccia nel cuore del pubblico generalista, fermandosi a un incasso globale di 383,9 milioni di dollari: numeri che, per la Casa del Topo, significano “allarme rosso”.
Ora, mentre Kathleen Kennedy lascia la presidenza di Lucasfilm, emergono dettagli succosi su ciò che avrebbe potuto essere e su un futuro che sembra, al momento, congelato nella carbonite.
In breve:
- Due serie TV cancellate: Una serie animata e un prequel live-action su Abner Ravenwood sono stati cestinati.
- Il fattore flop: Gli scarsi incassi di Dial of Destiny hanno congelato ogni nuovo progetto.
- Le parole di Kathleen Kennedy: Il franchise non è morto, ma non c’è interesse a proseguire nell’immediato.
- Il futuro: Con il cambio al vertice di Lucasfilm, l’unica speranza potrebbe risiedere nel successo del medium videoludico.
I progetti fantasma: cosa ci siamo persi
Secondo quanto rivelato da The Wrap, i piani per espandere l’universo di Indy su Disney+ erano piuttosto concreti prima del disastro al botteghino. Il primo progetto era una serie animata pensata per riempire i vuoti narrativi tra i film originali, permettendo di vedere un Indy nel pieno delle forze senza i costi proibitivi del de-aging digitale.
Il secondo progetto, forse ancora più intrigante per i fan della lore, era una serie live-action incentrata su Abner Ravenwood, il padre di Marion e mentore di Indiana. Un modo intelligente per esplorare il background accademico e avventuroso senza dover necessariamente recastare Harrison Ford o evocare il fantasma di Solo: A Star Wars Story.
Perché Lucasfilm ha tirato il freno?
Non servono indagini archeologiche per capire il motivo dello stop. L’accoglienza tiepida di Indiana Jones e il Quadrante del Destino ha dimostrato che il pubblico generalista fatica a connettersi con una versione anziana dell’eroe d’azione. Ironia della sorte, le serie cancellate avrebbero risolto proprio questo problema: l’animazione e il prequel avrebbero riportato in scena l’avventura pura, quella stile James Bond, che ha reso il personaggio un’icona.
Tuttavia, dopo il buco nell’acqua al cinema, giustificare ulteriori budget milionari per un franchise che sembra “stanco” è diventato impossibile per la dirigenza.
“Indy non sarà mai finito”, ma per ora dorme
Parlando con Deadline, l’uscente Kathleen Kennedy è stata onesta: «Non credo che Indy sarà mai finito, ma non penso che ci sia interesse nell’esplorarlo proprio adesso». Ha poi ricordato che la decisione finale spetta ancora al “quartetto magico”: lei, Steven Spielberg, Frank Marshall, Harrison Ford e George Lucas.
Ora la palla passa a Dave Filoni. Con il successo straordinario del videogioco Indiana Jones e l’Antico Cerchio, c’è la prova che l’interesse per il brand esiste ancora, purché si riesca a catturare lo spirito giusto. Se Star Wars rimane la priorità assoluta per la sua vastità, non è detto che in futuro non si possa tentare una nuova strada per il Dr. Jones, magari sfruttando proprio l’animazione che ha reso grandi serie come The Clone Wars o The Bad Batch.

