Se pensate a Jane Austen, probabilmente vi vengono in mente brughiere inglesi, bisticci d’amore e balli ottocenteschi. Ma dietro l’autrice di Orgoglio e Pregiudizio non c’era una fragile sognatrice, bensì una donna arguta dall’ironia affilata, indipendente e straordinariamente pragmatica. Ecco 10 curiosità sulla sua vita che vi faranno vedere la celebre scrittrice sotto una luce completamente nuova!
1. La scelta dell’anonimato
Durante la sua vita, Jane Austen non ha mai firmato un solo libro con il proprio nome. Le sue opere venivano pubblicate in modo rigorosamente anonimo, una scelta dettata sia dal desiderio di riservatezza sia dalle convenzioni dell’epoca, che non vedevano di buon occhio le donne impegnate nella scrittura. La copertina di Ragione e Sentimento riportava semplicemente la dicitura “By a Lady“, mentre i romanzi successivi, come Orgoglio e Pregiudizio, venivano firmati semplicemente come “Dall’autrice di Ragione e Sentimento“. Questo velo di segretezza faceva sì che Jane potesse ascoltare i commenti e le lodi dei lettori, spesso espressi proprio in sua presenza, rimanendo del tutto insospettabile. Solo dopo la sua morte, il fratello Henry decise di rivelare finalmente al mondo l’identità della scrittrice, pubblicando una nota biografica nei romanzi postumi L’abbazia di Northanger e Persuasione.

2. La porta che cigola e il trucco degli spilli
Jane Austen non ebbe mai una stanza tutta per sé o uno studio privato: scriveva i suoi capolavori nel salotto di Chawton Cottage, seduta a un minuscolo tavolino di legno e costantemente esposta al passaggio di parenti e domestici. Poiché teneva moltissimo alla propria privacy, la scrittrice si rifiutava categoricamente di far oliare la porta del salotto. Il cigolio fungeva da vero e proprio “allarme privato”: non appena lo sentiva, Jane nascondeva rapidamente i minuscoli foglietti di carta su cui scriveva sotto la carta assorbente, un pezzo di velluto o una grata per il fuoco. Inoltre, per tenere insieme i fogli dei suoi manoscritti o applicare le sue correzioni, la Austen utilizzava dei veri e propri spilli da sarta, che sostituivano le moderne graffette, evidenziando così la natura laboriosa del suo genio letterario.

3. Una grande passione… per la birra fatta in casa!
Dalle lettere inviate alla fidata sorella Cassandra emerge un lato decisamente inedito della scrittrice, legato alla sua passione per la birra e alla gestione della cantina di famiglia. All’epoca, preparare bevande alcoliche in casa era un normale compito domestico e Jane Austen era considerata la vera esperta, in particolare nella produzione della spruce beer (una birra aromatizzata agli aghi di pino, molto comune all’epoca), di cui parlava spesso con orgoglio vantandosi della propria abilità.
4. Quali erano i suoi cibi preferiti?
Accanto alla passione per le bevande fatte in casa, Jane Austen nutriva un amore sincero per il toasted cheese, una versione ottocentesca del formaggio fuso alla piastra che la scrittrice amava consumare la sera. La ricetta esatta di questo spuntino è giunta fino a noi grazie al ricettario manoscritto di Martha Lloyd, la sua più cara amica che visse a lungo con le sorelle Austen a Chawton Cottage, il cui quaderno suggerisce di “grattugiare il formaggio, aggiungere un uovo, un cucchiaino di senape, un po’ di burro e passarlo al forno sopra un crostino di pane”. Nelle lettere private di Jane emerge anche una passione per i dolci tradizionali, in particolare per le torte di mele, di cui si definiva una consumatrice accanita. In una lettera del 1815 indirizzata a Cassandra ammetteva infatti che “delle buone torte di mele sono una parte considerevole della nostra felicità domestica“. Amava moltissimo anche il pollo arrosto, una pietanza che considerava il cibo ideale e rigenerante per rimettersi in forze dopo le fatiche quotidiane.

5. Tom Lefroy ovvero Mr.Darcy?
Nel dicembre del 1795, la ventenne Jane Austen conobbe ai balli di Natale il giovane studente di legge Tom Lefroy. Tra i due nacque un’immediata simpatia, che Jane descrisse a Cassandra come una frequentazione “scandalosa” e divertente. La loro intesa venne però bruscamente interrotta dalla famiglia di lui: entrambi erano poveri e le rigide regole dell’epoca Regency imponevano a Tom un matrimonio di convenienza. I due non si rividero mai più, ma molti studiosi e lettori sono convinti che questo breve amore adolescenziale abbia ispirato la nascita del celebre Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio, che la scrittrice iniziò a comporre proprio l’anno successivo. A distanza di decenni, ormai anziano, Lefroy ammise di aver amato Jane e la leggenda vuole che abbia chiamato la sua figlia primogenita proprio come lei.

6. Un fidanzamento da record
Jane Austen non si sposò mai, ma la sua vita sentimentale è stata segnata da un fidanzamento record durato solo una notte. Il 2 dicembre 1802, il ricco proprietario terriero Harris Bigg-Wither, un amico di famiglia più giovane di lei, le chiese formalmente la mano. In un primo momento Jane disse di sì, pensando soprattutto alla sicurezza economica che quel matrimonio avrebbe garantito a lei, a sua sorella Cassandra e a sua madre. Tuttavia, dopo una notte di riflessione e tormenti, la scrittrice capì che non avrebbe mai potuto legarsi a un uomo che non amava soltanto per convenienza. La mattina successiva cambiò idea e ruppe il fidanzamento, sfidando lo scandalo e le rigide regole sociali del tempo. Subito dopo salì su una carrozza e lasciò la casa in fretta e furia tra lo sconcerto generale, scegliendo la libertà e la coerenza personale al posto di una vita agiata ma infelice.
7. I commenti spietati sui neonati
Nelle sue lettere private, Jane Austen non risparmiava nessuno, dimostrando un cinismo pungente che non si fermava neanche davanti ai neonati. Difatti la scrittrice utilizzava la corrispondenza con Cassandra per sfogare tutta la sua tagliente ironia sulle ipocrisie del tempo e sulle continue gravidanze delle donne della sua cerchia. La prova più celebre si trova nella sua lettera del 14 gennaio 1796, in cui, commentando la nascita del figlio di una conoscente, scrisse senza mezzi termini: “Spero che sia un ragazzino, così che possa essere mandato a scuola in fretta e non dia fastidio a nessuno“. In un’altra occasione si lasciò andare a un commento altrettanto sarcastico, definendo un neonato appena visto “molto brutto, ma con guance paffute da brava persona“. Questa insofferenza verso la retorica dell’infanzia culminò anni dopo, nel 1817, quando parlando di un’amica stremata dalle maternità commentò drastica: “Povera bestia, sarà sfinita prima dei trent’anni… Sono proprio stufa di tutti questi bambini!”.
8. Quando la zia rischiò la prigione in Australia
Nel 1799 la vita della famiglia Austen fu scossa da un clamoroso scandalo giudiziario: la ricchissima zia materna di Jane, Jane Leigh-Perrot, fu arrestata a Bath con l’accusa di aver rubato una carta di pizzo bianco del valore di venti scellini. All’epoca, in base al severissimo codice penale inglese, il furto di merci superiori ai cinque scellini era un reato capitale che prevedeva l’impiccagione o la deportazione in Australia per 14 anni. La zia passò ben sette mesi in prigione prima che il processo la assolvesse in appena quindici minuti di deliberazione della giuria, che considerò la vicenda un tentativo di estorsione da parte del negoziante. Jane seguì la vicenda con preoccupazione ma anche con la sua tipica ironia. I diari di famiglia mostrano come la scrittrice abbia studiato da vicino le reazioni e l’orgoglio della zia sotto accusa, raccogliendo spunti psicologici che avrebbe poi sfruttato nei suoi romanzi per tratteggiare i personaggi più snob e presuntuosi.

9. Una mira infallibile
Come documentato nel 1870 dal nipote James Edward Austen-Leigh nel libro A Memoir of Jane Austen, la scrittrice eccelleva nei passatempi che richiedevano una mano fermissima: era una campionessa imbattibile a spillikins (il moderno Shanghai) e nel bilbocatch (il gioco d’epoca in cui si doveva fare centro con una pallina di legno legata a una tazza). Il nipote raccontò che la zia ci giocava per ore con una precisione quasi ipnotica, riuscendo a fare centro per cento volte di fila senza mai sbagliare e lasciando tutti i bambini di casa a bocca aperta.

10. Il mistero delle lettere bruciate dalla sorella
Sebbene oggi sappiamo molto sulla vita di Jane Austen, gran parte della sua vera personalità rimarrà un mistero. Poco prima di morire, nel 1845, Cassandra prese una decisione drastica: bruciò nel fuoco circa l’85% delle loro lettere private, salvandone appena 160. Come confermato anni dopo dalla nipote Caroline Austen, l’intento era quello di proteggere la memoria di Jane in vista dei rigidi canoni dell’era vittoriana. Cassandra eliminò così tutti i giudizi più acidi sui vicini, le lamentele sul denaro e i dettagli intimi sulla sua vita sentimentale, alimentando deliberatamente il mito della “gentile zia Jane”. I pochi frammenti scampati al fuoco, in alcuni dei quali Cassandra ritagliò fisicamente le frasi più scomode, bastano a rivelare che la vera scrittrice era molto più complessa, ironica e anticonvenzionale dell’immagine che la famiglia ha cercato di tramandare.





