Se nei corridoi dei padiglioni commerciali il dibattito si fa infuocato tra file, disorganizzazione e prezzi non sempre popolari, c’è un luogo al Romics dove il tempo sembra quasi fermarsi. Basta varcare la soglia dell’area mostre per ricordarsi perché, in fin dei conti, continuiamo ad amare questo appuntamento a Fiera di Roma. Quest’anno l’offerta espositiva ha deciso di puntare forte sull’immaginario visivo, intrecciando la grande letteratura classica al grande cinema d’animazione internazionale.
Insieme ai colleghi di redazione ci siamo presi una pausa dal caos per perderci tra tavole, sculture e bozzetti preparatori. Ed è proprio da qui che vogliamo ripartire, da quell’anima artistica che merita di essere valorizzata e raccontata con la giusta attenzione.
”T’immagini Pinocchio”: il burattino senza tempo che unisce le generazioni
La vera regina di questo Romics autunnale è stata senza dubbio la mostra “T’immagini Pinocchio“, allestita in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi (1826-2026) in collaborazione con la Fondazione Carlo Collodi.
Passeggiare tra le opere di questa esposizione è stato un piccolo viaggio nella memoria collettiva. Vedere come un personaggio nato due secoli fa continui a stimolare la fantasia di illustratori e fumettisti contemporanei fa un certo effetto. Dalle reinterpretazioni più fedeli al testo originale fino alle visioni grafiche più moderne e concettuali, la mostra ha offerto uno spaccato incredibile sulla versatilità del burattino più famoso del mondo. Un omaggio sincero ed emozionante che ha conquistato sia i visitatori più adulti sia i tanti bambini presenti nei padiglioni.
Il fascino artigianale di Stefano Bessoni: la magia della stop-motion
Rimanendo in tema di meraviglie materiche, la monografica dedicata a Stefano Bessoni è stata un vero e proprio gioiello per gli amanti del cinema d’animazione. Bessoni è un maestro indiscusso della stop motion e dell’illustrazione macabra e fiabesca, e la mostra ha permesso di osservare da vicino la complessità del suo lavoro.
In esposizione non c’erano soltanto stampe e bozzetti su carta, ma i veri e propri puppet, le sculture e le strutture snodabili utilizzate nei suoi cortometraggi e progetti di animazione a passo uno. Poter guardare da vicino i dettagli minuziosi dei personaggi, la cura delle texture e la poesia artigianale che c’è dietro ogni singolo fotogramma è stato uno dei momenti più alti e stimolanti di tutti e quattro i giorni di fiera.
I Romics d’Oro e l’impronta internazionale: da Lupin III a Tokidoki
L’area mostre ha dedicato ampio spazio anche ai grandi ospiti internazionali incoronati con il Romics d’Oro di questa 37ª edizione.
Da una parte abbiamo potuto ammirare l’esposizione dedicata a Takeshi Koike, regista e animatore di culto che ha dato un’impronta visiva inconfondibile e graffiante al recente filone cinematografico di Lupin III (Lupin the IIIRD – La stirpe immortale). Vedere da vicino i suoi study sheet, i layout e la dinamicità del suo tratto è una lezione di disegno dal vivo.
Dall’altra, un grande e coloratissimo tributo a Simone Legno, artista romano di fama globale e mente creativa dietro il brand Tokidoki. Una mostra energica, piena di colore e contaminazioni street e kawaii che ripercorre una carriera straordinaria partita da Roma e arrivata in tutto il mondo.
L’arte che sa salvare la fiera
Tra luci e ombre di un’edizione che farà ancora discutere a lungo, l’area mostre del Romics ha dimostrato ancora una volta quale dovrebbe essere la bussola di manifestazioni di questo calibro: la cultura visiva, il rispetto per i maestri dell’immagine e la voglia di raccontare storie che vanno oltre il semplice acquisto allo stand. L’augurio è che gli spazi e le attenzioni dedicate a queste esposizioni continuino a crescere e a ricevere la centralità che meritano anche nelle prossime edizioni.




