Fazi Editore presenta Il gioco della conta, il romanzo d’esordio della scrittrice e psicologa irlandese Sinéad Nolan, tradotto da Stefano Bortolussi e pubblicato nella collana «Darkside». In questo thriller psicologico ambientato in Irlanda a metà degli anni Novanta, la misteriosa sparizione di una ragazzina in una foresta ritenuta maledetta diventa il punto di partenza per un’indagine che sconvolge un’intera comunità, tra superstizioni, segreti e verità nascoste.

Trama
Irlanda, 1995. Nel villaggio costiero di Drumsuin, nella contea di Kerry, un pomeriggio di giochi si trasforma in un incubo: i fratelli Jack e Saoirse Kellough si addentrano nella fitta foresta locale, ma solo il bambino fa ritorno a casa. Sotto shock e chiuso in un mutismo difensivo, il piccolo Jack riesce a pronunciare un’unica, terrificante frase: la sorella è stata presa dalla “Creatura” durante il gioco della conta, un insolito nascondino ideato dalla defunta madre Lucy per placare gli spiriti del bosco. La sparizione sconvolge una famiglia già problematica e segnata dal lutto, dove la fragile sorella maggiore Kate tenta di fare da madre a tutti dopo l’abbandono del padre, aiutata dalla zia Bronagh.
I rami frusciano al vento, parlano a Jack. Gli stanno dicendo qualcosa, ma lui non capisce cosa. Certe volte non riesce a capire la foresta; altre la capisce alla perfezione, come quando gli dice se ha sbagliato o se è stato cattivo..Jack sente che la Creatura lo sta osservando. Si gira e alza gli occhi, e a un tratto la vede…
La tragedia scuote rapidamente anche l’intera comunità: non è la prima volta che una ragazza svanisce nel nulla in quella foresta, che la superstizione popolare vuole infestata da presenze maligne. In un clima sospeso tra folklore e il terrore concreto di un predatore, le indagini vengono affidate all’ispettore Walter Morris. Al suo fianco arriva Freya Hemmings, una psicoterapeuta incaricata di aiutare Jack a rompere il silenzio.
Con il passare dei giorni, l’indagine porta alla luce elementi molto più terreni e inquietanti: tra vicini omertosi e incongruenze nei racconti dei Kellough, tutti diventano sospettati. La ricerca di Saoirse si trasforma così in una claustrofobica corsa contro il tempo, dove ogni indizio ribalta le carte in tavola. Più Freya e l’ispettore Morris si avvicinano alla soluzione del mistero, più il pericolo si stringe intorno a loro, sollevando una domanda fondamentale: quanto conosciamo davvero le persone che ci circondano?
Recensione
Sinéad Nolan ci catapulta in un thriller psicologico cupo e magnetico, dove folklore e realtà si fondono fino a rendere impossibile distinguere la verità. Tutto parte da Drumsuin, un immaginario villaggio costiero irlandese dove il tempo sembra essersi fermato, stretto tra scogliere a picco sul mare e una fitta foresta. Questo bosco, che gli abitanti guardano con timore, non è un semplice sfondo, ma una presenza inquietante che influenza i pensieri e i comportamenti dei personaggi. Alimentata da vecchie superstizioni e casi di sparizione mai risolti, la sua oscurità diventa lo specchio psicologico di un’intera comunità: un luogo dove si nascondono i traumi del passato e dove il confine tra il terrore reale di un predatore e la suggestione del soprannaturale si fa sempre più sottile.
Attorno a questa foresta si muovono i protagonisti della storia, le cui vite si intrecciano in un fitto labirinto di bugie. Al centro di tutto c’è la famiglia Kellough, segnata dal lutto per la perdita della madre Lucy e dall’abbandono del padre. La fragile sorella maggiore Kate tenta disperatamente di fare da genitore ai fratelli minori, schiacciata dal peso delle responsabilità. Se la scomparsa di Saoirse rimane il motore emotivo dell’opera, capace di trasformare ogni ricordo in un potenziale indizio, il vero enigma è il piccolo Jack. Chiuso in un mutismo quasi spettrale, il bambino protegge la propria mente dietro una gabbia psicologica, continuando a contare nella speranza che, alla fine del gioco, possa ritrovare sua sorella. Le sue uniche parole evocano sempre la presenza di una misteriosa “Creatura”, lasciando la narrazione in bilico tra mito e trauma infantile, mostrando al lettore l’incapacità di comunicare quando la paura è troppo grande.
Oltre all’ispettore Morris, accanto a loro si muove la figura chiave della psicologa Freya Hemmings. Quest’ultima porta con sé un grave dolore personale che la rende molto più vulnerabile rispetto al ruolo professionale che deve rivestire. Aiutando Jack ad aprirsi, Freya cercherà di affrontare i propri demoni interiori, dimostrando come il confronto con la sofferenza altrui possa aiutare a sanare vecchie ferite mai del tutto rimarginate. Intanto, nessuno a Drumsuin sembra davvero estraneo al mistero: le deposizioni degli abitanti rivelano ombre inquietanti, capaci di destabilizzare continuamente la percezione del lettore e di spingerlo a spostare i sospetti da un personaggio all’altro
Il simbolo più potente del romanzo resta il gioco della conta, un’attività apparentemente innocente che si carica di significati inquietanti fino a diventare una metafora dei meccanismi di difesa della mente. Questo insolito nascondino, modificato dalla madre Lucy per proteggere i figli dagli spiriti maligni, rappresenta per i Kellough una vera e propria prova: se non ci si comporta bene con la foresta, chi si nasconde svanirà per sempre. In un contesto familiare così doloroso, contare significa scandire il tempo e imporre un ordine a una realtà caotica. I numeri, immutabili, offrono una sensazione di controllo temporaneo in un mondo in cui tutto il resto sta crollando. Le regole rigide della conta funzionano come un rituale ossessivo, alimentato dall’illusione che basti seguire perfettamente le istruzioni perché vada tutto bene. Quando Saoirse scompare, questa convinzione si sgretola, trasformandosi in una trappola devastante: il piccolo Jack continua a contare nel tentativo disperato di far tornare la sorella. Il gioco diventa così la rappresentazione del loro trauma principale: il terrore della separazione e la paura profonda che chi finisce inghiottito dal buio sia perduto per sempre.
Il risultato finale è un bell’esordio, capace di fondere perfettamente i personaggi con l’ambiente circostante. Nonostante un rallentamento nella fase centrale, la narrazione riparte con forza nella seconda metà del libro, fino a esplodere in un finale giusto. Con questo romanzo, Sinéad Nolan unisce suspense e inquietudine psicologica, dimostrando come la paura dell’ignoto sia spesso lo scudo dietro cui si celano le colpe più inconfessabili. Il gioco della conta è la lettura ideale per chi ama le atmosfere cupe e i thriller che scavano nella mente dei protagonisti. Perché, a volte, il vero enigma non è scoprire cosa sia realmente successo, ma capire quali verità le persone abbiano cercato, per troppo tempo, di nascondere.
Il libro lo potete trovare qui
Autrice
È cresciuta giocando nei boschi e sulle spiagge della verdeggiante contea di Dublino. Ha collaborato come giornalista freelance per il «Sunday World» e l’«Irish Independent», e alcuni suoi racconti sono stati selezionati per i Momaya Press Awards e i Francis MacManus Awards di RTÉ Radio. Oltre a dedicarsi alla scrittura, esercita la professione di consulente psicologica accreditata presso la BACP nel suo studio privato a Londra. Il gioco della conta è il suo romanzo d’esordio, pubblicato in Italia dalla casa editrice Fazi Editore.




