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NerdPool > Blog > Libri > JAZZ, ARCHITETTURE DI UN AZZARDO di Claudio Fasoli: recensione
Libri

JAZZ, ARCHITETTURE DI UN AZZARDO di Claudio Fasoli: recensione

Morgana Grancia
4 Settembre 2025
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8 Min
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Jazz, architetture di un azzardo è stato pubblicato nel 2025 da Il Saggiatore. L’autore è Claudio Fasoli, sassofonista, compositore e docente, figura centrale del jazz europeo dagli anni Settanta, già protagonista del celebre quartetto Perigeo e da decenni attivo tra concerti, incisioni e insegnamento.

Trama

Sassofonista, compositore, insegnante, curatore di festival, Claudio Fasoli è uno dei maggiori jazzisti italiani del panorama contemporaneo. Jazz, architetture di un azzardo raccoglie la summa della sua lunga esperienza sotto forma di un fitto intreccio di ricordi e riflessioni. 

Libro ibrido, assieme ritratto, manuale e racconto storico, in queste pagine Fasoli ripercorre frammenti di vita alternandoli a pensieri sulla musica del Novecento, sull’arte della performance, sulla tecnica strumentale: gli anni di Perigeo – storico ensemble di jazz-rock che riuniva i più raffinati strumentisti e compositori italiani attivi negli anni settanta – e le collaborazioni internazionali con artisti del calibro di Kenny Wheeler, Lee Konitz e Dave Holland, le sperimentazioni sui sentieri della fusion e le contaminazioni tra il jazz e altre musiche – dal barocco alle culture extraeuropee. 

Appunto dopo appunto, l’esperienza di Fasoli si dipana in un ragionamento sul significato profondo del «fare musica» insieme, tra incontri e concerti, insegnamenti ricevuti e insegnamenti offerti. Una pratica fatta di architetture sofisticate e azzardi, in cui ci si deve saper scambiare velocemente e telepaticamente le idee ma si deve anche saper fare spazio al silenzio; e dove bisogna stare al comando della situazione rimanendo sempre pronti ad accogliere quell’imprevisto che nemmeno il più nutrito bagaglio di conoscenze può evitare e che è alla base della scoperta del «nuovo». Questo, sembra dirci Fasoli, è il grande insegnamento del jazz: essere sempre disposti a perseguire e creare l’inatteso, nella musica, e forse anche nella vita.

“Per me la musica è pensiero, riflessione, ragionamento, intenzione, gioco, curiosità, scopo espressivo. Per questo metto la canzone da una parte e il jazz e la classica dall’altra. La canzone è molte cose diverse, difficile capire quante: può essere bella musica e/o belle parole oppure tutte e due insieme.”

Recensione

Il jazz è tante cose e si fa fatica a dargli una definizione, un termine fumoso che non si studia, non si vive quotidianamente e le orecchie non allenate spesso non distinguono nemmeno dalla classica. Fasoli lo riconosce e, proprio per questo, in questo libro sceglie di non trasmettere dogmi ma esperienze, storie personali vissute intimamente nell’ascolto della musica. Proprio perché è difficile individuarlo, mette a disposizione la sua vita e il suo percorso, a partire dalla casa veneziana in cui da ragazzo condivideva pianoforte e lezioni di classica con il fratello. Il lettore è uno studente invadente che accompagna il suo insegnante fin nel suo salotto, nella sua vita di bambino che in quelle lezioni di pianoforte proprio non si riconosce.

Per l’autore il jazz non è solo un genere, ma un’arte che vive nell’imprevisto, nell’equilibrio tra silenzio e suono, tra disciplina e libertà, è conoscere le regole per poterle aggirare abilmente, ascoltare e assorbire anche gli imprevisti degli altri. È una pratica esistenziale e una forma di relazione, fondata sull’ascolto e sulla ricettività. Per essere creativi bisogna prima di tutto essere pronti ad accogliere, come Bach che percorse trenta chilometri a piedi per ascoltare un concerto di Buxtehude: un gesto di dedizione e fame di conoscenza che diventa emblema di ogni musicista.

La libertà, spiega infatti pazientemente Fasoli, non è assenza di regole ma la possibilità di muoversi intorno a esse, di piegarle e reinventarle. Nel jazz significa giocare dentro le strutture armoniche e allo stesso tempo uscirne, creando tensioni melodico-armoniche che aprono spazi nuovi all’improvvisazione. Centrale è la distinzione con la forma canzone: quest’ultima può essere bella musica e/o belle parole, ma appartiene a un orizzonte diverso. Non c’è superiorità o inferiorità, solo intenti differenti: la canzone tende all’immediatezza, il jazz e la classica si muovono nel territorio del pensiero, della riflessione e della curiosità espressiva. Non manca una più triste riflessione sulla musica commerciale, che secondo Fasoli è spesso costruita per non disturbare troppo e per richiedere poco impegno nell’ascolto. Il jazz e la classica, invece, sono un’offerta di opportunità, un allargamento della conoscenza e dell’espressività. La musica non sta nel pentagramma, ma nei suoni: ogni nota e ogni pausa possono essere suonate in infiniti modi, e il jazz vive proprio di questa personalizzazione del linguaggio, del timbro, dell’approccio strumentale.

Qui il paragone con il linguaggio parlato diventa naturale: chi parla utilizza regole grammaticali e sintattiche interiorizzate, ma le personalizza attraverso lessico, accento e pronuncia. Allo stesso modo il musicista jazz trasforma le regole in voce propria. Non a caso Fasoli ricorda ciò che qualcuno aveva detto: un brano scritto dovrebbe suonare come un’interpretazione, e un’improvvisazione dovrebbe sembrare qualcosa di scritto. Il libro non ha solo il tono di un saggio, ma anche quello di una lezione. Risuona la voce dell’insegnante, nella sua pazienza e nella sua limpidezza, capace di parlare non solo ai musicisti ma anche agli autodidatti e agli amatori. Fasoli appare come un mentore autentico, un maestro che condivide conoscenze e visioni senza perdere mai in chiarezza e umanità.

In definitiva, Jazz, architetture di un azzardo è un’opera che ci ricorda che il compito del musicista jazz è quello di trovare la propria voce.

Lo potete trovare QUI.

L’Autore

Claudio Fasoli (Venezia, 1939) è uno dei maggiori sassofonisti italiani, riconosciuto a livello internazionale. Dopo gli studi classici e gli esordi come clarinettista, negli anni Settanta entra a far parte del gruppo Perigeo, con cui si afferma sulla scena europea. In seguito avvia una lunga carriera da leader, incidendo decine di album e collaborando con musicisti di fama mondiale. Parallelamente sviluppa un’intensa attività didattica: è stato docente ai Seminari di Siena Jazz e in molte istituzioni, contribuendo alla formazione di intere generazioni di musicisti. La sua cifra distintiva è la costante ricerca di un linguaggio personale, che unisce rigore tecnico, libertà improvvisativa e profondità espressiva.

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