Marcos y Marcos pubblica un libro indimenticabile, una storia vera narrata dalla penna di Michel Jean, un giornalista e scrittore pluripremiato, che ha scelto di raccontare le vicende del suo popolo, gli Innu, e della sua adorata kukum.

Trama
Almanda ha solo 15 anni quando si innamora di Thomas. Orfana, di origine irlandese, lascia zia e zio adottivi per tuffarsi assieme a lui in una vita nomade. Impara a cacciare e pescare, amare, sopravvivere. Spezza le catene imposte alle donne aborigene, diventa una lettrice vorace. Attraversare il lago Pekuakami, risalire il fiume Peribonka, essere tutt’uno con la natura circostante sono fonte di felicità.
Ma sempre più coloni reclamano la terra per sé. Le segherie distruggono le foreste, il rafting intasa i fiumi, gli innu sono costretti a entrare in un mondo che di loro non vuol sapere nulla. Un romanzo lungo un secolo, lirico e drammatico, che racconta la scomparsa di un popolo autoctono, e il disperato tentativo di una donna coraggiosa di difenderne la dignità.
“Non gli è bastato tagliare gli alberi” gridava infuriato “devono distruggere tutto, gli uccelli, gli animali, abbattono lo spirito stesso della foresta. Come è possibile che gli uomini siano così crudeli?”
Recensione
Gli Innu sono una popolazione autoctona originaria della penisola del Labrador, situata nel Quebec, una delle tredici province del Canada. Il termine Innu proviene dalla loro lingua, l’innu-aimun, e significa L’essere umano. Gli avi di questo popolo hanno vissuto come cacciatori-raccoglitori in queste terre per migliaia di anni ed erano un popolo nomade. Finché non è arrivato l’uomo bianco.
“Bisogna immaginare una foresta che salta da una montagna all’altra fino a oltrepassare l’orizzonte, visualizzare questo oceano vegetale spazzato dal vento, riscaldato dal sole. Un mondo in cui la vita fa a gara con la morte e in mezzo al quale scorre fra rive sabbiose, o falesie austere, un torrente che sembra un fiume. È difficile da descrivere perché ormai non esiste più”.
Questa è la storia della bisnonna dell’autore, Almanda Siméon, di origine irlandese, ma diventata poi una vera Innu. Gli argomenti trattati nel libro si concentrano su un Quebec in cambiamento, sulla vita nella comunità Pekuakami Innu, sulla perdita dello stile di vita tradizionale e sulla reclusione degli indigeni nelle riserve. Senza dimenticare poi il terribile sistema delle scuole per bambini indigeni e i veti imposti alle donne indigene, volti a cancellarne la cultura e a sbiancare il loro popolo.
“I preti bianchi gli proibivano di parlare in Innu-aimun e punivano quelli che si azzardavano a farlo. Un altro ponte tagliato fra le generazioni. Hanno creduto di poterne fare dei bianchi privandoli della loro lingua. Ma un Innu che parla francese resta sempre un Innu. Con una ferita in più”.
La storia di Almanda riesce ad emozionare e coinvolgere fin dalle primissime pagine: la sua scelta, appena quindicenne, di abbandonare tutto e seguire l’amore, si sposa perfettamente con la poesia della foresta e della vita degli Innu. Grazie al suo sguardo curioso (il libro è scritto come una sorta di diario) scopriamo tutto della vita di questo popolo straordinario, la loro quotidianità, l’amore per la famiglia e l’enorme generosità che li caratterizza. Diventa così impossibile non innamorarsi di questa cultura basata sul rispetto per la natura e per gli animali (da uccidere solo ed esclusivamente per necessità). Meraviglioso leggere come questo popolo riuscisse a vivere in perfetta simbiosi con la foresta, pur affrontando inverni rigidissimi e periodi di carestia. Allo stesso tempo però, è assolutamente terribile scoprire poi come tutto questo sia andato perduto.
“Seduti nelle canoe, eravamo paralizzati dalla paura. Dinnanzi a noi, il Péribonka, soffocato dal peso dei tronchi, vomitava la foresta nel lago”.
Lo stile di Michel Jean è incredibilmente immersivo, riesce a trasportare il lettore in un altro tempo e in un altro spazio: durante la lettura sembra quasi di sentire il profumo dei pini e di udire lo sciabordio dell’acqua contro le canoe. I capitoli sono brevi ma intensi, scorrono come l’acqua del fiume Péribonka e ti catturano pagina dopo pagina. La storia che racconta è la storia della sua famiglia, e questo è evidente in ogni riga, in ogni parola che ha scelto con cura, per restituirci una storia d’amore davvero indimenticabile.
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Grand-mère, nonna, ecco come mi chiamano nipoti e pronipoti. Ecco ciò che sono diventata, io che sognavo di essere “kukum”.
L’Autore
Michel Jean è nato ad Alma, in Québec. Giornalista d’inchiesta e scrittore pluripremiato, ha esplorato la storia e la cultura degli indigeni canadesi, che conosce da vicino essendo lui stesso un innu della comunità di Mashteuiatsh. I suoi romanzi sono stati pubblicati con successo in Québec, nel Canada anglofono, negli Stati Uniti e in Europa. Kukum evoca un mondo scomparso, visto con gli occhi di una donna eccezionale: Almanda Siméon, bisnonna dell’autore. È stato il libro più venduto in Québec nel 2021.



