L’estate in cui Hikaru è morto è un anime dalla storia complessa, che genera emozioni contrastanti: la mente dello spettatore è dominata un attimo prima dalla tenerezza, e l’attimo dopo dall’orrore.
La dinamica tra i due ragazzi protagonisti è ormai stata sviscerata in modo chiaro: Hikaru è morto sulle montagne vicine al paese in cui vive, una specie di creatura delle tenebre si è impossessata del suo corpo e continua a vivere la sua vita come se niente fosse in mezzo al resto degli umani. Yoshiki, migliore amico di Hikaru fin dall’infanzia e segretamente innamorato di lui, è l’unico ad accorgersi che qualcosa non va, ma decide di mantenere il segreto di questa strana creatura, pur di non rinunciare “al suo amico”. Tra i due si instaura un rapporto morboso, fatto di sensualità e mistero, un attaccamento ai quali nessuno dei due può e vuole rinunciare.
In questo ultimo episodio, però, viene posto l’accento su una tematica ancora più contorta, ai limiti del filosofico: cosa vuol dire essere morti e cosa vuol dire essere vivi? Qual è la differenza tra le due condizioni? E cosa ci definisce come persone?
Cosa rende il “nuovo Hikaru” diverso da ciò che era prima, se nessuno a parte Yoshiki si è reso conto del cambiamento?
Vediamo in questo episodio la spensieratezza dei ragazzi del liceo, un attimo di pausa dai tumultuosi pensieri adolescenziali e da quelli più inquietanti che percuotono Yoshiki da mesi, il tutto contornato da flashback e memorie d’infanzia, di cui il protagonista si “nutre” e nei quali si crogiola nei momenti in cui ha bisogno di forza per rimanere vicino al “nuovo Hikaru”, quando la consapevolezza che il suo amico è morto fa un po’ più male del solito.
Eppure, si tratta della calma prima della tempesta.
È ormai risaputo che nel villaggio in cui la storia è ambientata ci sono spiriti, creature che sembrano uscite da leggende dell’orrore e gente in grado di vederli o percepirle in odi diversi. dall’anziana signora che ha riconosciuto Hikaru, uccisa nei priissimi episodi, alla donna che ha avvertito Yoshiki di smettre di frequentare il ragazzo. Qualcuno ha già percepito la presenza di un essere diverso dagli altri, più oscuro e potente, e tra quelle persone c’è anche un’amica e compagna di classe di Hikaru e Yoshiki. Vedremo la natura dell’essere che occupa il corpo di Hikaru, le sue paure e i suoi pensieri, pensieri che spaventeranno Yoshiki più di qualsiasi altra cosa.
“Per me non c’è molta differenza tra la vita e la morte” dirà Hikaru; che differenza fa se anche gli altri muoiono? Che cos’è “Hikaru”? Vediamo anche per la prima volta Hikaru da solo, solo con i suoi pensieri: un essere diviso a metà, in parte umano e in parte tenebra.
Vediamo le uniche certezze di Yoshiki svanire davanti ad una determinante presa di coscienza: quello che ha davanti non è una creatura in grado di seguire principi umani, ma solo i suoi istinti e desideri; un essere per il quale la morte non significa nulla, in grado di uccidere senza rimorso.
Una domanda continua a farsi strada nella sua mente, e in quella dello spettatore: perché ha risparmiato proprio lui?


