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NerdPool > Blog > Libri > LA LIBERTÀ È UN PASSERO BLU di Heloneida Studart: recensione
Libri

LA LIBERTÀ È UN PASSERO BLU di Heloneida Studart: recensione

Eleonora Trevisan
31 Maggio 2025
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6 Min
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Marcos y Marcos pubblica, nella collana Gli Alianti, una nuova edizione di La libertà è un passero blu, romanzo di una delle più importanti autrici brasiliane del ’900, pioniera del movimento femminista e deputata nel suo Paese: Heloneida Studart.

Trama

João viene sbattuto in carcere perché ha scritto sui muri “Il passero è un uccello blu”. Marina, emotiva e tenace nipote di una ricca centenaria temuta da tutti, ogni sabato si precipita da João, cugino che ama sconfinatamente. Le ha rivelato lui meraviglie, orrori e ingiustizie dei bassifondi e delle zone ricche della città, lui le ha aperto occhi e sesso alla bellezza, alle passioni più ardenti. Le dicono in malo modo che João non potrà mai ricambiarla perché “è frocio”, perché il radioso forestiero giunto da poco in città – un seduttore, un delinquente, o perfino… un ribelle? – è stato suo amante. Marina accusa il colpo fin sotto l’ombelico, come se le avessero spaccato le viscere. Il suo amore però non muta, anzi cresce, le basterebbe salvare João, andare con lui a pesca di granchi a Jaçaña…

“E divideremo le stelle della mezzanotte e abbracceremo la prima ora argentata del mattino sulla laguna – quella che sembra una grande perla, una capsula di silenzio”.

Recensione

La libertà è un passero blu è una saga familiare che incrocia la tempesta dei sentimenti alle denunce sociali e politiche tanto care all’autrice, sullo sfondo del dramma della protagonista Marina, condannata ad un amore impossibile.

I temi di denuncia sociale e politica che l’autrice inserisce all’interno del suo romanzo sono incrociati con abilità con le vicende private dei personaggi, un microcosmo che sembra imitare, nel suo piccolo, la dittatura nella quale sono immersi, nota come regime dei Gorillas (1964 – 1985). Una tirannia talmente feroce da incarcerare chiunque si dimostri dissidente, come João, colpevole di aver scritto sui muri che “il passero è un uccello blu”.  

I due luoghi nevralgici della narrazione sono infatti Villa Carvalhais Medeiros e la prigione: all’apparenza molto diversi e simbolo dell’enorme divario tra ricchezza e povertà, sono in realtà accumunati dalla loro funzione. Perché se la prigione è il regno della paura, dove i prigionieri vengono maltrattati, umiliati e infine uccisi lentamente, la villa è l’impero di nonna Menina, matriarca che tiene in pugno il destino di figlie e nipoti, incapace di perdono e molto legata alle tradizioni.

Però sono proprio i gesti e i rituali della tradizione, incarnati nei personaggi più umili, come la serva Meméia, che aiutano a delineare l’atmosfera colorata e decadente tipica della narrativa latino-americana, fatta di storie surreali, rimedi magici e superstizione. Atmosfera che fa da sfondo e allo stesso tempo completa meravigliosamente le vicende narrate.

Avvenimenti che ci vengono raccontati dalla voce di Marina, l’unica nipote di nonna Menina capace di tenerle testa e, per questo, destinata ad ereditare le ricchezze della famiglia. Solo fragile all’apparenza, si dimostra fin da subito una giovane indomita e audace, capace di raccontare l’amara realtà che la circonda con una voce ben più matura della sua età: rifiutata fin dalla nascita da una madre debole ed egoriferita, è malata di asma e innamorata di un uomo che non può corrisponderla, e per questo ha costruito intorno a sé una spessa corazza, ha rinunciato a sé stessa e alla sua femminilità per trasformarsi in una calunguinha, una bambola di pezza.

Attorno a lei gravitano tutti gli altri meravigliosi personaggi: la bellissima ma frivola sorella Dalva, la zitella zia Nini, il ribelle cugino João, la crudele madre Luciana e la despota nonna Menina, sono solo alcuni dei personaggi più memorabili che abitano queste pagine.   

La libertà è un passero blu è un romanzo affascinante, dove crudeltà, amore, sofferenza e bellezza si incrociano a più riprese, e in cui le passioni amorose dolci come lo zucchero degli alfenim si scontrano con l’amarezza della vita.

Potete trovarlo QUI.

L’Autrice

Heloneida Studart nasce nel 1932 a Fortaleza, nel Nordest del Brasile. Unica femmina di cinque figli, lascia giovanissima la città natale e si trasferisce a Rio de Janeiro, dove intraprende la carriera di giornalista e attivista politica. Durante la dittatura paga con la persecuzione e il carcere l’impegno contro ogni forma di discriminazione e oppressione. Dichiara di essere diventata femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno volontà, scrittrice per le tante ore trascorse in cucina con l’anziana domestica nera ad ascoltare leggende favolose, piene di orrori e sensualità. Heloneida Studart è scomparsa nel dicembre 2007. Il governatore di Rio de Janeiro ha disposto tre giorni di bandiere a mezz’asta in memoria della deputata di sei legislature, della pioniera del movimento femminista in Brasile, della scrittrice e donna visionaria, forte, generosa.

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