Se per alcuni l’ingresso nell’età adulta è il compimento di un percorso lento e graduale, per altri può avvenire in modo brusco e traumatico, difficile da affrontare. Il concetto del percorso di formazione è stato trattato innumerevoli volte in letteratura, ma le storie più interessanti riescono ad affrontare il tema in modo originale, come nel caso di La lunga infanzia, un fumetto pubblicato da Tunué e già vincitore del Premio Solinas per la miglior sceneggiatura. Giovanni De Feo scrive infatti un racconto tra il realistico e il fantastico, dalle atmosfere gotiche, rese in maniera eccellente dalle tavole di Sara Forbicini.

Fermare il tempo per non crescere?
Rodrigo frequenta le scuole medie e ama disegnare sul quaderno quello che gli succede, reinterpretandolo in chiave fantastica. Un giorno, si presenta in classe un nuovo studente, Kosmo, che sembra subito piuttosto irascibile e scontroso e che vive con la nonna nella Casa Sfregiata. Con il tempo, i due iniziano a fare amicizia e scoprono di avere in comune anche la passione per i fumetti, ma Rodrigo non sa ancora che Kosmo nasconde un grande segreto. È convinto infatti di poter fermare il tempo e rivela all’amico di essere rimasto bloccato nel suo corpo da adolescente da ben trent’anni.

Rodrigo non sa se i racconti di Kosmo siano veri, ma sceglie di fidarsi di lui e questa confessione lega in maniera ancora più profonda i due ragazzi, che sentono di potersi confidare ogni paura e ambizione. Rodrigo, infatti, vede i suoi genitori litigare e ha paura di diventare adulto, di accontentarsi e di vivere senza mai riuscire a realizzare i propri sogni. Di fronte a lui c’è invece Kosmo, intrappolato nel corpo di un ragazzino, che, a causa della sua condizione, ha dovuto lasciare da parte ogni pensiero sul crearsi una famiglia e sul diventare adulto. Ma se i racconti di Kosmo fossero invece solo una sua invenzione e magari un modo per “evitare” di crescere e restare per sempre un ragazzino?

Il gotico che si colora
La lunga infanzia presenta una struttura circolare, visto che l’autore sceglie di partire dalla fine, per poi lasciare che sia il protagonista a raccontare in prima persona gli eventi accaduti dall’arrivo di Kosmo, attraverso alcune lettere indirizzate a una sua compagna di scuola, fino a ritornare all’inizio. L’atmosfera gotica che permea tutto il racconto è resa in maniera perfetta dal tratto di Sara Forbicini, che gioca molto con le ombre e riesce a far emergere benissimo le emozioni dei protagonisti dal loro volto. La storia non è un vero e proprio horror, anche se molti elementi si avvicinano al genere, compresa la nonna di Kosmo, che appare da subito come una creatura mostruosa. Le tavole sono per la maggior parte in bianco e nero, ma non mancano alcuni sprazzi di colore, che ritroviamo sia sulle pagine di quaderno di Rodrigo, dove le sue storie fantastiche prendono vita in un’esplosione di colori, sia nel mondo reale, dove si sfrutta il rosso per mettere in risalto specifici elementi con una forte valenza narrativa.

Come anticipato nell’introduzione, l’aggiunta del fantastico fornisce al racconto un elemento di imprevedibilità che lo rende una lettura ancora più affascinante e aiuta a far emergere la tematica trattata. Rodrigo ha sempre vissuto nel suo guscio, rifugiandosi in un mondo fantastico e cercando di rimandare il confronto con la realtà. In tal senso, l’incontro con Kosmo gli permette di maturare e di sentirsi finalmente libero di confrontarsi su quello che lo affascina e anche sulle cose che gli fanno paura. La lunga infanzia ci dimostra che crescere non è mai facile ed è qualcosa di inevitabile, forse anche per chi ha il potere di fermare il tempo.



