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NerdPool > Blog > Libri > L’ALBA DELLA NOSTRA LIBERTÀ di Barbara Cagni: recensione
Libri

L’ALBA DELLA NOSTRA LIBERTÀ di Barbara Cagni: recensione

Ilaria Derosa
5 Novembre 2025
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11 Min
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Fazi Editore ci presenta L’alba della nostra libertà, secondo romanzo della scrittrice italiana Barbara Cagni. Ambientato a Milano durante la Resistenza, questo libro cerca di dare finalmente voce alla moltitudine di donne che hanno combattuto valorosamente per ottenere l’agognata libertà dal regime nazifascista.

Trama

Milano, 8 Settembre 1943. Tutta la città si ferma per ascoltare alla radio l’annuncio del generale Badoglio che informa i cittadini di aver firmato un armistizio con gli Alleati e chiede di cessare subito qualsiasi ostilità contro le forze anglo-americane. La gente scende in piazza per festeggiare la fine della guerra, ma sono del tutto ignari che sta per iniziare la fase più dura del conflitto, che porterà a due anni di sofferenze, torture e morte. Di fatti, la parte settentrionale dell’Italia viene occupata dai tedeschi che vi creano, insieme ai fascisti, uno stato collaborazionista con la Germania, sempre più oppressivo e violento. Tutti coloro che si oppongono al Regime decidono di aggregarsi, nascondendosi nelle campagne o nei boschi per organizzare operazioni di sabotaggio.

In una Milano ormai stremata dai bombardamenti e dalla mancanza di cibo, sono rimaste soprattutto le donne che, spinte da un spirito di sopravvivenza, uniscono le loro forze per combattere insieme. Troviamo Marilù, madame di una casa di piacere che cerca di salvaguardare sia le sue ragazze che aiutare i partigiani quanto può. Ha una figlia di nome Cecilia, ignara del lavoro della madre, che manda in campagna per poterla salvare dai continui bombardamenti. Poi vi è Venera, studentessa di Storia dell’Arte all’Università che partecipa attivamente alle operazioni di sabotaggio, agli scioperi e alle manifestazioni insieme alla “vedova”, a Tina e a tutte le donne che vivono nel palazzo in via Lulli. Tanti sono i bisbigli e gli occhi devono sempre rimanere aperti, poiché non ci si può fidare di nessuno e le spie sono ovunque.

Ognuna di loro aveva cercato uno spazio per pensare e ragionare con la propria testa. Ma era una gran fatica, una battaglia senza moschetto. Come uniche armi avevano, chi più chi meno, il silenzio, la caparbietà e un animo assetato di libertà

Sono madri, figlie, nipoti, studentesse, operaie, commercianti e borghesi che hanno solo un obiettivo comune: poter ottenere quella libertà tanto sognata e desiderata.

Recensione

Quando si studia la situazione politica in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, ci si concentra sempre sullo scontro tra nazifascisti e partigiani, mettendo in secondo piano l’enorme contributo che le donne hanno avuto durante il conflitto. Purtroppo le loro vicende sono rimaste vive solo nella memoria dei loro cari, che le hanno tramandate fino ai giorni nostri. Dopo uno studio attento sull’argomento, Barbara Cagni è venuta a conoscenza di storie di donne straordinarie, le cui azioni hanno contribuito in maniera importante alla liberazione del Nord Italia dal nazifascismo. Una moltitudine di cuori che hanno battuto insieme per ottenere la tanto sognata libertà, sacrificando anche la propria vita. Da qui la volontà della scrittrice di dar giustizia a tutte loro raccontando la loro forza, sia di volontà che fisica, che ha permesso alle donne delle generazioni che le hanno seguite di poter votare, leggere, scrivere ed essere indipendenti.

La storia è ambientata a Milano tra il 1943 e il 1945, ovvero tra l’armistizio firmato da Badoglio e il 25 Aprile. Sono due anni confusionari di enorme conflitto interno, in cui la città subisce pesanti bombardamenti che distruggono gran parte degli edifici. La popolazione è stremata dalla fame e alcuni di loro sono disposti a tradire i loro cari o i loro vicini pur di sopravvivere. Gli uomini sono a combattere per entrambi gli schieramenti e in città sono rimasti per lo più anziani, bambini e donne: è proprio a queste ultime che viene affidata la gestione di tutto, dalla produzione nelle fabbriche all’istruzione, dalla gestione dei mezzi pubblici alla distribuzione di merci o cibo. In particolare, la storia si concentra maggiormente sul raccontare la vita delle donne in due luoghi ben precisi: una casa di piacere e un condominio.

Il Sit del Pioeucc è un bordello di terzo livello frequentato perlopiù da operai, tranvieri, impiegati e soldati. Ogni tanto non mancano clienti altolocati che bazzicano nella zona per provare nuove esperienze. Le star del Pioeucc sono Rosa e Ginetta, che spiccano tra tutte per la loro bellezza e, grazie al loro fascino, riescono a ottenere favori o regali. A gestire il tutto vi è Marilù, una donna forte che lavora sodo per poter dare una vita dignitosa alla figlia e cercare di togliere finalmente la dicitura “prostituta” dai suoi documenti, per poter essere libera di vivere un’esistenza rispettabile usando il suo vero nome Mariolina. Il palazzo in Via Lulli, invece, è abitato principalmente da donne che devono cavarsela da sole per la mancanza di uomini. Tra esse troviamo la portinaia Tina, impegnata sia a carpire qualsiasi notizia che può essere utile che trovare cibo per suo figlio Alduccio, poiché preoccupata per il suo poco sviluppo. Poi vi sono la “vedova” operaia che, insieme alle sue tre figlie, aiuta i partigiani fornendo loro assistenza, riparo e cibo. Infine lei, Venera, studentessa di Storia dell’Arte all’Università, amante di un professore sposato e modella per un pittore. Una donna libera che ha scelto di aderire attivamente alla lotta partecipando alle manifestazioni, alle operazioni sovversive e alla distribuzioni di volantini contro i fascisti. Man mano che l’oppressione va avanti, Venera prende sempre più consapevolezza di se stessa, che le permette di capire quale può essere il suo posto nel mondo. Le storie dei due luoghi si intrecciano, creando un filo conduttore invisibile: sono luoghi protettivi e gestiti da donne, che si tutelano e si ascoltano, creando così un esercito silenzioso, pronto a intervenire per qualsiasi necessità. Marilù e Venera, amiche e confidenti, combattono la loro battaglia in maniera diversa: Marilù partecipa in silenzio, ospitando un comando della Resistenza in una delle stanze e fornendo sia vestiti che armi ai Partigiani; Venera invece entra a far parte del gruppo che, insieme ad altre donne, si oppongono pubblicamente al Regime attraverso scioperi e proteste. Non conta la strada che si sceglie ma l’obiettivo finale, ovvero la voglia di libertà che muove ogni scelta. In gioco non vi è solo la lotta contro i nazifascisti, ma l’occasione di poter rivendicare la posizione della donna nella vita politica, sociale ed economica, potendo avere l’opportunità di scegliere che strada voler intraprendere, senza chiedere il permesso a nessuno.

Nel romanzo vi sono anche figure maschili, sia positive che negative, ma risultano marginali e sovrastati dalle donne, una chiara volontà dell’autrice di dare priorità al punto di vista vista femminile della vicenda, troppe volte messo a tacere nel corso degli anni.

Il risultato finale è un romanzo storico accurato e ben scritto, che tratta l’argomento con il giusto rispetto e la corretta consapevolezza, senza mai oltrepassare il limite. Un romanzo solido ed emozionante, capace di prendere il lettore sin dalla prima pagina ed empatizzare con tutte le protagoniste. Il finale è un epilogo dolce e amaro, a ricordarci che la vita non sempre ci ripaga per gli sforzi compiuti, ma sta a noi imparare dai suoi insegnamenti per farli nostri.

Come dice l’autrice: “le donne erano come collegamenti che si spezzavano come fili e che si annodavano ad altri fili per dare nuova forma a quella trama nascosta che sempre più fitta si ramifica da una casa all’altra, da una via a quella adiacente, che percorreva la città attraverso le fabbriche, le abitazioni, le chiese, gli uffici, i negozi. Mille volti, mai gli stessi, ma tutti somiglianti nell’idea comune di libertà“

Un romanzo necessario che non farci dimenticare che la lotta per la nostra libertà è solo all’inizio.

Il libro lo potete trovare qui

Autrice

Barbara Cagni è nata a Milano, dove si è laureata in Biologia e ha studiato Scrittura creativa. Nel 2022, con Fazi Editore, ha pubblicato il romanzo Per sempre, altrove, selezionato dalla giuria di “Guarda che storia!” e presentato dall’autrice alla Film Commission Torino in occasione del Torino Film Festival 2023. Sul libro, Daniele Mencarelli ha scritto: «Barbara Cagni dà vita a un romanzo che è insieme affresco di un’epoca e spaccato familiare, di più, entra nel cuore della vicenda più umana di tutte: il congedo. Dagli affetti e da se stessi». L’alba della nostra libertà è il suo secondo romanzo, sempre pubblicato da Fazi Editore e uscito nel 2025.

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