Mondadori ha pubblicato a fine marzo L’alveare, l’unico romanzo scritto dall’attivista irlandese per i diritti civili Margaret O’Donnell, un libro che è diventato un classico della narrativa distopica femminista e che è stato precursore persino del celebre Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, con cui condivide le tematiche di fondo e molti elementi di trama.

Trama
Dopo essere salito al potere accusando le donne di aver portato il paese alla catastrofe economica per aver occupato posizioni professionali destinate agli uomini, il dittatore Gorston getta le basi di una nuova società che si fonda su due pilastri: l’ossessione per la maternità e la disumanizzazione femminile. Dall’età di dieci anni, infatti, le donne vengono suddivise in due categorie: la maggioranza, che ha il compito di sposarsi e partorire un figlio ogni due anni; e le ragazze con un quoziente intellettivo più elevato che, dopo essere state sottoposte a una sorta di “indottrinamento” volto a spegnerne ogni vivacità umana, devono lavorare. Le posizioni a loro riservate, tuttavia, sono quelle ancillari, che gli uomini abitualmente rifiutano: segretarie, infermiere, centraliniste. Costrette a tingersi i capelli di grigio e a indossare abiti grigi in una sorta di tenuta d’ordinanza che mortifica ogni tratto della loro femminilità, questo esercito in bianco e nero si muove silenzioso in un sistema di controllo e di divieti. Sarah Hillard è una di loro, ma solo all’apparenza. Di giorno fa la segretaria, di notte si nasconde in luridi scantinati, dove prepara militarmente una rete clandestina di donne per il giorno dell’Insurrezione, momento in cui Gorston dovrà morire e le donne potranno finalmente liberarsi. Pedinata da Steiner – capo della polizia segreta e braccio destro di Gorston -, che ha fiutato qualcosa, Sarah è pronta a tutto pur di mettere a segno il suo pericoloso piano rivoluzionario.
“Mi hanno insegnato che ho un corpo, delle braccia, delle gambe che possono fare lavori umili al servizio dello Stato, e che al di fuori di questo non ho altre funzioni. Non ho intelligenza, raziocinio, emozioni e bisogni”.
Recensione
Sarah Hillard ha da sempre un solo scopo nella vita: rovesciare il regime instaurato dal dittatore Gorston, che odia le donne e che per questo le ha sottomesse e private della libertà. Il mondo creato da Margaret O’Donnell è spaventoso nella sua familiarità: difatti quante donne in questo momento, nel mondo, sono vittime di governi fatti da uomini che le vogliono annientare, sminuire e reprimere, impendendo loro di studiare, obbligandole a coprire il proprio corpo e privandole del diritto di vivere la propria vita?
Le Grigie
Sarah fa parte delle Grigie, donne cresciute ed addestrate a reprimere la propria personalità e le proprie emozioni, a favore dell’efficienza sul lavoro, ma con mansioni che siano però umili e ancillari. Le Grigie sono costrette a indossare vestiti informi, grigi e anonimi, obbligate a tingersi i capelli di grigio, e condannate a una vita senza emozioni e relazioni. Peccato che Sarah e molte altre Grigie non si siano affatto trasformate nei robot che Gorston desiderava, lavoratrici senza volto, invisibili. Sotto la loro maschera fatta di indifferenza ed efficienza, in realtà, si nascondono passioni, desideri e sogni che lottano per emergere. E difatti, proprio come api laboriose in un alveare, Sarah e le altre lavorano di nascosto, instancabilmente, alla rivoluzione.
E tutte le altre?
Margaret O’Donnell riserva purtroppo poco spazio alle non-grigie, donne costrette a sposarsi molto giovani e a sfornare figli rigorosamente ogni due anni. Vengono infatti menzionate in modo superficiale, seppure alcune di loro abbiano avuto parte nella rivoluzione. Un’occasione mancata che sarebbe stata uno spunto molto forte per ragionare su un tema che, in alcune parti del mondo, è in realtà molto attuale e reale.
Ma gli uomini?
Naturalmente in un sistema basato sull’oppressione e la misoginia, la carriera e le posizioni di potere sono esclusivamente appannaggio degli uomini, uomini che hanno voluto dominare le donne perché impauriti dalla loro intelligenza e che per questo hanno deciso di privarle della loro identità e individualità. Ma in mezzo a tutti questi “Gorston”, una piccola speranza c’è: è il personaggio di Carl, un artista straniero che, come noi lettori, scopre per la prima volta con paura, disgusto e un enorme senso di impotenza, cosa significhi vivere sotto la dittatura di Gorston. E che sceglie di agire per cambiare le cose.
Conclusioni
L’alveare è una storia di ribellione, certo, ma anche di grande coraggio: si tratta di donne che, nonostante la paura e il pericolo, scelgono consapevolmente di rischiare il peggiore dei destini, per cambiare la società anche costo della propria vita. Sarah è quindi un simbolo, è colei che ha ideato la rivoluzione e che ha spinto tutte le altre donne a lottare per rivendicare il proprio posto nel mondo, invitandole ad avere fiducia nelle proprie capacità e possibilità.
Il mondo che Margaret O’Donnell ci racconta nella pagine del suo (unico) romanzo, è inoltre una realtà che inquieta e suscita apprensione, perché sappiamo che in alcuni luoghi del mondo le donne sono trattate in modi non troppo dissimili da quelli narrati qui. Come con Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, infatti, la sensazione imperante durante tutta la lettura è quella di una respingente familiarità, di un’inquietante déjà vu: perché le dittature, in fondo, si somigliano tutte.
Scritto con uno stile asciutto, scarno e tagliente, L’alveare è uno di quei romanzi che non invecchia e che, nonostante siano passati ben 45 anni dalla sua prima pubblicazione, si dimostra più attuale che mai. Da riscoprire assolutamente.
Il libro potete trovarlo QUI.
L’Autrice
Margaret O’Donnell (1932-2019) è stata un’autrice e attivista inglese. Negli anni Settanta, quando viveva in Irlanda, fu coinvolta nella campagna per la legalizzazione della contraccezione. Negli anni successivi, ispirandosi a quelle lotte, scrisse L’alveare. Il libro, uscito originariamente nel 1980, è oggi in corso di ripubblicazione in tutto il mondo come uno dei classici della narrativa distopica femminista, precursore del Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood.



