La notizia ha fatto rapidamente il giro delle community di illustratori, fumettisti e creativi: l’INPS ha indetto un bando finalizzato alla realizzazione di illustrazioni per la “nuova carta INPS” apparentemente da gioco, con un focus particolare sulle nuove generazioni. Un’iniziativa lodevole sulla carta, pensata per rendere accessibili e vicini concetti complessi come la previdenza e i diritti lavorativi attraverso il linguaggio universale delle immagini.
Ma la realtà, spesso, sa come smorzare le migliori intenzioni.
La fregatura invisibile: lavorare per gloria
La fregatura, come fin troppo spesso accade nel settore culturale e creativo italiano, è celata nei dettagli burocratici o nella totale assenza di un compenso adeguato. L’istituto che più di tutti dovrebbe tutelare la dignità e la stabilità dei lavoratori sembra cadere nel più classico dei paradossi: considerare l’arte e il disegno non come professioni strutturate, bensì come passioni estemporanee.
La parola stessa lo definisce senza appello: lavoro. E il lavoro, per definizione costituzionale e civile, prevede una retribuzione economica proporzionata alla qualità e alla quantità dello sforzo prodotto. Offrire “visibilità” o pretendere prestazioni artistiche a titolo gratuito non solo sminuisce la professionalità di chi ha studiato, investito in attrezzature e fatto gavetta, ma perpetua un cortocircuito culturale pericoloso. L’INPS, pur vestendosi di innovazione comunicativa, finisce per promuovere lo sfruttamento mascherato da opportunità.
Il valore invisibile dell’arte
Ingegneria, scienza, giurisprudenza: pilastri fondamentali della società moderna. Ma cosa resta della vita quotidiana quando si spengono i riflettori della produttività pura? Cos’è che ristora l’anima nei momenti bui o amplifica la gioia di quelli felici?
Che si tratti di un momento di crisi o di un traguardo emozionante, c’è sempre un poeta, un musicista, un illustratore o uno scrittore dietro le quinte della nostra emotività. È l’arte che ci consola quando perdiamo una persona cara, che ci fa riflettere davanti a una tela o che ci stringe la mano attraverso le pagine di un fumetto. Molte città nel mondo lo hanno capito da tempo, tappezzando muri, stazioni e spazi pubblici di bellezza visiva, trasformando l’arte in un bene comune imprescindibile.
Eppure, chi crea questa bellezza viene regolarmente trattato come un privilegiato che “si diverte a fare ciò che ama”, come se il divertimento potesse pagare l’affitto o la spesa al supermercato

Il premio di consolazione che fa ridere (per non piangere)
Vuoi trovare un lato positivo in questa farsa? Per fortuna l’INPS ha evitato di usare l’Intelligenza Artificiale per generare quelle famose illustrazioni. Che meraviglia, facciamo un applauso: almeno questa volta si sono ricordati che esiste il talento umano.
Peccato che pretendano di sfruttarlo gratis, come se un illustratore potesse alimentarsi ad aria fritta. Evitare le chatgptate per poi pretendere che i professionisti lavorino in cambio di “visibilità” NON è un passo avanti: è solo la solita elemosina di Stato travestita da progresso, dove l’unica intelligenza che manca davvero all’appello è quella di chi pensa che la creatività non abbia un prezzo.



