La seconda stagione di The Gentlemen espande l’universo sfarzoso e spietato ideato da Guy Ritchie per Netflix, elevando la contesa criminale su una scala internazionale. Se il capitolo d’esordio giocava abilmente sul contrasto fra la decadente eleganza dell’aristocrazia britannica e il sordido sottomondo dello spaccio di marijuana, questo nuovo blocco di episodi alza la posta in gioco portando lo show oltremanica e spingendo la narrazione verso una terza stagione già ufficialmente confermata da Netflix.
Ambizione, potere e il prezzo della legittimità

La stagione d’esordio vedeva il Duca Eddie Halstead (Theo James) districarsi a fatica nel tentativo di salvare la propria famiglia e comprendere un impero criminale ereditato a sua insaputa, facendo leva sui propri dubbi morali e sul desiderio di proteggere l’inaffidabile fratello. In questo secondo ciclo, la prospettiva cambia radicalmente: Eddie cerca di dare autorevolezza e rispetto al suo nuovo status di Boss. L’obiettivo del Duca diventa quasi utopico: ripulire l’attività losca e legalizzare il business per tornare ai fasti di un tempo.
Tuttavia, il tentativo di “lavare” la facciata aristocratica si ritorce sistematicamente contro di lui. Il potere trasforma anche le persone più rette, dimostrando che l’aura di nobiltà è solo un velo di pizzo sopra una fossa comune. Mentre Eddie insegue l’illusione del rispetto istituzionale, Suzy Glass (Kaya Scodelario) rimane pragmatica e focalizzata sull’unica vera costante del crimine: i soldi. Tra i due si consuma una partita a scacchi fatta di continui doppi giochi, menzogne e sotterfugi, dove la regola fondamentale resta una sola: anche dalla propria famiglia bisogna guardarsi le spalle.
Il viaggio in Italia: Cast, Produzione e Location

Prodotta con il consueto stampo stilistico coordinato da Moonage Pictures e Miramax, la serie mantiene una regia virtuosistica, dinamica e visivamente brillante. La grande svolta narrativa sta nell’allargamento del mercato a livello mondiale, spostando l’azione dalle sfarzose tenute della campagna inglese direttamente in Italia.
Un cambio di scenario che porta con sé novità importanti, ma anche qualche elemento stonato:
- Il Cast e l’asse italiano: L’ingresso di Sergio Castellitto nei panni del “Boss dei Boss” dona enorme presenza scenica e carisma al versante italiano del cartello. Ad affiancarlo come figura chiave c’è l’intermediario Marco Moroni, caratterizzato però come il classico “italiano burino”.
- I limiti dell’ambientazione: Lo show perde parte del suo fascino glamour quando abbandona i contesti nobiliari inglesi per spostarsi all’estero. Le sequenze ambientate in Italia cedono un po’ troppo spesso a cliché culturali e luoghi comuni stanchi.
- Sottotrame e Royal Family: Non mancano ammiccamenti e divertiti riferimenti all’aristocrazia reale britannica. Per quanto utili principalmente da contorno tragicomico, queste digressioni servono ad accentuare lo scontro identitario tra mondo “alto” e “basso”, pur risultando talvolta superflue per l’avanzamento della trama orizzontale.
Ritmo e struttura della stagione

La stagione si spezza nettamente in due metà dal ritmo molto diverso:
- Prima parte: Lentamente procedurale, soffre di una linearità eccessiva e di un ritmo ritardato rispetto ai picchi della prima stagione.
- Seconda parte: Dopo il drastico crollo del Duca — perché “una volta toccato il fondo si può solo risalire” —, la narrazione accelera improvvisamente. Eddie subisce una trasformazione psicologica profonda, diventando più spietato e consapevole di ciò che serve per restare in cima.
- Il finale: L’ultimo episodio regala un clamoroso e sconvolgente colpo di scena legato a un personaggio apparentemente marginale, che si rivela essere la vera chiave di volta dell’intera vicenda, lasciando gli spettatori incollati allo schermo.
Un finale travolgente verso la Terza Stagione

Nonostante una partenza un po’ ingessata, la seconda parte della stagione riscatta ampiamente la visione. Il fulcro della storia culmina in un colpo di scena finale clamoroso: un personaggio apparentemente insignificante, rimasto nell’ombra per quasi tutta la serie, si rivela essere la vera chiave di volta di dell’intera vicenda, ribaltando completamente gli equilibri di potere.
The Gentlemen si conferma così un ottimo prodotto d’intrattenimento, un mix di violenza patinata, black humor in pieno stile Guy Ritchie e intrighi internazionali. Pur lasciando un po’ di amaro in bocca per come è stata gestita la prima metà di stagione, la consacrazione del Duca a vero re del crimine pone premesse esaltanti per il terzo capitolo della saga.
La seconda stagione di The Gentlemen arriva su Netflix il 3 Settembre



