A Westeros c’è una regola non scritta che pesa più di qualsiasi editto reale, un Targaryen senza drago è come un leone senza artigli. Eppure, osservando la corte di House of the Dragon, balza all’occhio un dettaglio macroscopico, Re Viserys I, l’uomo seduto sul Trono di Spade, non cavalca alcuna creatura sputafuoco. Un paradosso genetico e politico, specie se consideriamo l’albero genealogico da cui proviene. Viserys proveniva da un ramo molto potente e molto influente di casa Targaryen, suo padre Baelon dominava i cieli sul dorso della terrificante Vhagar, sua madre Alyssa legò a sé Meleys (la Regina Rossa) e suo fratello Daemon il temibile Caraxes. Allora, dove sta l’inghippo? Per capire il dramma silenzioso del Re, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, precisamente all’anno 93 d.C.

Il peso del mito e un unico, fatale volo
A soli sedici anni, l’allora giovane principe Viserys compì un’impresa che avrebbe dovuto consacrarlo alla storia, reclamò Balerion, noto come il Terrore Nero, il leggendario e mastodontico drago con cui Aegon il Conquistatore aveva sottomesso i Sette Regni. Sulla carta, il coronamento di un sogno. Nella realtà, un tempismo tragico. Nel momento del legame, Balerion era ormai l’ombra di se stesso: un colosso centenario, appesantito dagli anni e troppo stanco per volare, Viserys riuscì a sollevarsi in cielo con lui una sola volta, compiendo appena tre giri attorno alla Fortezza Rossa prima che il drago si rifiutasse di ripartire, appena un anno dopo, il Terrore Nero moriva di vecchiaia, e qui la perfetta macchina burocratica e magica concepita da Martin rivela la sua clausola più severa.

Le dure leggi della lore di Martin
Nel mondo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, i draghi non sono animali domestici o armi da richiamare al fischio del padrone, il legame tra cavaliere e creatura è simbiotico, quasi mistico, e risponde a regole ferree: Il drago sceglie il cavaliere, mai il contrario. Un drago rimasto orfano può accettare un nuovo legame se lo ritiene degno, ma un cavaliere non può legarsi a più draghi contemporaneamente, e soprattutto se il drago muore, il cavaliere non potrà mai più reclamarne un altro, per cui alla morte di Balerion, il destino biologico e politico di Viserys si è sigillato per sempre.
La metafora di un re inadatto

Questa dinamica non è solo un sofisticato dettaglio, ma una raffinata metafora letteraria della parabola del personaggio, Viserys ha passato l’intera vita a cercare di essere un re più grande, saggio e imponente di quanto non fosse destinato a essere. Scegliendo Balerion, ha voluto legarsi al simbolo stesso del potere assoluto dei Targaryen, finendo però per rimanere schiacciato dal suo fantasma, quell’unico volo giovanile è rimasto l’apice e, insieme, il limite della sua autorità. Viserys è stato un uomo buono, forse un Re saggio in tempo di pace, ma strutturalmente inadatto a gestire la corona e la spietata scacchiera politica di Approdo del Re.



