Carolina Capria, scrittrice, sceneggiatrice e insegnante di scrittura creativa, torna in libreria con un nuovo libro, edito Harper Collins, con cui ci presenta le cinque autrici che più sono state determinanti, insieme alle loro opere, nel suo percorso di formazione.

Trama
Essere una bambina, e poi una donna, vuol dire imparare fin da subito cosa si può fare e cosa non si può fare, vuol dire imparare che certe qualità, come il coraggio, l’audacia e l’indipendenza, non sono prettamente femminili, e che reprimere i propri desideri è normale, e consigliabile. Meglio restare ai margini e attendere passivamente un salvatore o, nella più sfortunata delle ipotesi, la provvidenza. E se molti libri non fanno che confermare la certezza che soltanto gli uomini possono compiere gesta intrepide e che alle donne spetta il compito di accogliere gli eroi di ritorno dalle loro mirabolanti avventure, Carolina Capria ci conduce in un viaggio illuminante nella più grande letteratura femminile di tutte le epoche e ci mostra che un’altra strada è effettivamente percorribile. Perché di maestre nei libri ce ne sono moltissime, grandi scrittrici come Jane Austen e Toni Morrison, e grandi eroine come Jane Eyre, che ci insegna che una donna può salvarsi da sola, o Scarlett O’Hara che ci dimostra che una donna può mettersi al comando. O ancora Modesta, la protagonista dell’Arte della gioia di Goliarda Sapienza, che ci ricorda quanto sia importante mettere se stesse al primo posto e non illudersi di trovare la felicità dove viene richiesto solo il sacrificio. Dei propri desideri, delle aspirazioni, dei sogni.
“E se è vero che scrivendo tanta sofferenza scompare, è anche vero che leggendo le parole delle altre donne possiamo trovare sollievo, conforto e la forza per affermare noi stesse”.
Recensione
Carolina Capria in questo suo nuovo libro ci parla delle autrici che, con la loro vita che si riflette immancabilmente nelle loro opere, hanno saputo lasciare un segno indelebile nella sua anima: Jane Austen, Charlotte Brontë, Margaret Mitchell, Toni Morrison e Goliarda Sapienza.
Per ciascuna di esse l’autrice sceglie un’opera “preferita” e la analizza insieme al lettore, alla ricerca di quelle voci, di quelle scelte e di quei significati, che hanno saputo rendere queste storie immortali. Donne che ci parlano dal passato, donandoci in eredità degli insegnamenti preziosi, capaci di farci comprendere che è possibile ribellarsi: non dobbiamo quindi conformarci a un modello prestabilito dalla società ma, al contrario, possiamo crearci un’identità interamente nostra. Quelle che trovate in questo libro sono infatti “voci sovversive e storie che tracciavano nuove strade: un linguaggio segreto”. Scritto dalle donne, per le altre donne.
“Trascorriamo il tempo relegate in casa, quietamente, a tormentarci per i nostri sentimenti”.
Jane Austen, universalmente riconosciuta come una delle scrittrici più celebri del Regno Unito, è stata una donna che è riuscita a trovare la sua individualità, nonostante il periodo storico in cui è vissuta. Con le sue opere ha avuto l’estro e l’arguzia di insegnare, con estrema gentilezza e discrezione, come una donna potesse riuscire a districarsi dalle severe norme sociali dell’epoca. Le sue indimenticabili protagoniste sono infatti tutte giovani donne ribelli e coraggiose, in aperto contrasto quindi con l’idea di donna mansueta e obbediente tanto esaltata dalla società di inizio Ottocento. Le protagoniste dei suoi romanzi di formazione scoprono, dopo molti ostacoli e peripezie, che non hanno bisogno di un uomo per essere salvate, ma che hanno già dentro di sé la forza necessaria per superare qualsiasi difficoltà. E capiscono, grazie alla presenza nella loro vita di una cerchia di donne (madri, sorelle e amiche), che “il matrimonio non rappresenta una salvezza e che non è a un uomo che si può affidare la propria speranza di felicità”. Insomma, è il sodalizio con le altre donne la chiave per trovare la propria strada.
“Non sono un uccello; e non c’è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà, che ora esercito lasciandovi”.
Charlotte, Emily e Anne Brontë, sono state delle donne davvero straordinarie: nate e scresciute in una famiglia povera, le cui energie erano tutte rivolte all’unico figlio maschio, sembravano destinate a una vita da moglie e madri. E invece… le tre sorelle, chiuse in una canonica sperduta nella gelida brughiera, si sono create uno spazio nel panorama letterario e le loro opere sono diventate immortali. E che libri straordinari! Ma come hanno fatto? Certamente il supporto e l’amore che avevano l’una per l’altra sono stati determinanti per affrontare una società che biasimava e scoraggiava apertamente le scrittrici donne.
Delle opere delle autrici Carolina Capria sceglie Jane Eyre di Charlotte Brontë: una protagonista orfana, senza affetti, eppure così forte e determinata, assolutamente radicata in ciò che crede giusto. Con la sua storia insegna alle donne il valore dell’indipendenza, soprattutto quella economica. Jane infatti, pur presentandosene l’occasione, non accetta mai di smettere di lavorare, per salvaguardare la sua autonomia. Rifiuta di essere plasmata dagli uomini della sua vita, è determinata nel difendere la sua possibilità di scelta, ed è una giovane che pur di non venir meno al suo codice morale, sceglie la strada più difficile.
“Dopotutto, domani è un altro giorno”.
Primo e unico romanzo di incredibile successo dell’autrice Margaret Mitchell, Via col Vento è diventato poi un colossal cinematografico diretto da Victor Fleming nel 1939. Posto che sia il libro sia il film, a causa del punto di vista privilegiato dell’autrice, siano da considerarsi come un esempio lampante di revisionismo storico ai danni della comunità nera, il personaggio di Scarlett O’hara brilla di luce propria, tanto da essere indimenticabile. Il motivo è presto detto: Scarlett è molto intelligente, ha un meraviglioso senso dell’umorismo e sceglie sempre di fare ciò che le conviene, spesso andando contro ciò che sarebbe eticamente giusto. È una protagonista, insomma, molto diversa da quelle d’animo nobile e “giusto” cui siamo abituati. Vuole il potere, quello che le permetterebbe di agire e comportarsi come desidera, vuole insomma avere la possibilità “di agire fuori dai margini”. In lei possiamo trovare tutte quelle caratteristiche che ancora oggi si fatica ad attribuire a una donna, ma soprattutto Scarlett ha un’incrollabile fiducia in sé stessa: è certa che sarà in grado di affrontare tutti gli ostacoli che incontrerà nel suo cammino.
“Liberarsi era una cosa, rivendicare la proprietà di quell’io liberato un’altra.”
Vincitore del Premio Pulitzer per la letteratura, Amatissima di Toni Morrison (prima donna afroamericana a vincere il Premio Nobel nel 1993) è una storia che parla delle donne e della loro ricerca della libertà. Segue le vicende di Sethe e della figlia Denver, che cercano di ricostruire la loro vita dopo essere fuggite dalla schiavitù. Carolina Capria ci invita a osservare proprio la parabola vissuta da Denver: salva da una vita di schiavitù a cui sono da sempre condannate le donne della sua famiglia, Denver non è proprietà di nessun padrone, il suo corpo è suo e solo suo. Così come la sua vita. È una ragazzina che impara quindi a vivere davvero, ed è la prima della sua famiglia a riuscire a crearsi un’identità ben definita, potendo finalmente varcare quel confine, sia reale sia mentale, che ha da sempre limitato la loro libertà.
“In un lampo capii che cosa era quello che chiamano destino: una volontà inconsapevole di continuare quella che per anni ci hanno insinuato, imposto, ripetuto essere la sola giusta strada da seguire”.
Goliarda Sapienza è un’autrice ancora troppo poco conosciuta, ma che ci ha lasciato in eredità un’opera che è considerata come uno dei più grandi libri nel Novecento: L’arte della gioia. La sua protagonista, Modesta, condivide con la sua creatrice la fierezza e, attraverso il racconto della sua vita, Goliarda Sapienza riesce a rivoluzionare totalmente la rappresentazione canonica del femminile. Seguendo difatti le vicissitudini di Modesta, da bambina bistrattata a principessa, scopriamo una protagonista che pagina dopo pagina lotta per la scoperta di sé stessa e che è disposta a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo, anche ad uccidere. Modesta sfida il destino e lo piega al suo volere, non si lascia ingabbiare dalla società in nessun ambito della sua vita, scrivendo di fatto la storia della sua emancipazione tramite i suoi gesti, atti consapevoli di ribellione contro il sistema.
Conclusioni
Impossibile non restare affascinati dall’analisi precisa e puntuale, ma anche appassionata e di cuore, che Carolina Capria ci offre in questo libro. Le scrittrici, e le loro eroine, che sceglie di raccontarci sono tutte magnifiche maestre da cui non si finisce mai di imparare, e le loro opere sono ricche di insegnamenti di cui fare tesoro.
Maestre è un invito ad essere fiere e ribelli, a smarginare e ad abbattere quei confini che ci vengono imposti, certe di avere in noi stesse tutta la forza necessaria per salvarci da sole, se necessario. Un inno insomma alla letteratura fatta dalle donne, che è da sempre per noi uno strumento indispensabile per permetterci di ritrovare noi stesse e la nostra identità, e per diventare, finalmente, soggetti di una società che ci vuole solo come oggetti.
“Del resto, se nei libri di testo sui quali studi non compare nemmeno una scrittrice, se le opere che vieni invitato ad ammirare sono tutte di artisti, se le grandi scoperte scientifiche sono attribuite a talenti maschili, facilmente farai tua la convinzione che le donne non abbiano un granché da raccontare e che il genio e l’eccellenza appartengano esclusivamente agli uomini”.
Questo libro potete trovarlo QUI.
L’Autrice
Carolina Capria vive a Milano, dove ha iniziato la sua carriera come autrice per la tv e scrittrice di libri per ragazzi. Dopo l’esordio con Piemme nel 2011, non ha mai smesso di scrivere romanzi e saggi per un pubblico di giovani e giovanissimi. Nel 2021 ha pubblicato con Effequ un saggio dal titolo Campo di Battaglia. Le lotte dei corpi femminili. Scrittrice, sceneggiatrice, podcaster e insegnante di scrittura creativa, dal 2018 cura e gestisce il profilo social “L’ha scritto una femmina”, con cui promuove la letteratura femminile e abbatte le discriminazioni di genere.



