La nuova serie Marvel Wonder Man è riuscita in un’impresa tutt’altro che scontata: mettere d’accordo pubblico e critica. Al debutto, lo show ha sfiorato la perfezione su Rotten Tomatoes, con un gradimento del pubblico addirittura superiore a quello degli addetti ai lavori. Un risultato notevole per una serie che, invece di puntare tutto su azione e supereroi in costume, sceglie una strada più intima e riflessiva, trasformandosi in una satira feroce di Hollywood e, in filigrana, della stessa Marvel Studios.
Protagonista è Yahya Abdul-Mateen II nei panni di Simon Williams, affiancato da Ben Kingsley che torna a interpretare Trevor Slattery. Wonder Man si presenta così come un’anomalia nel panorama MCU: meno esplosioni, più personaggi, meno spettacolo, più contenuto.
L’episodio 4: il vero gioiello della serie
Nonostante l’ottima accoglienza generale, il momento più alto della stagione è senza dubbio il quarto episodio. Si tratta di una lunga storia in flashback che segue DeMarr Davis, interpretato da Byron Bowers, un uomo potenziato che diventerà noto come Doorman. L’episodio utilizza la sua vicenda per raccontare il lato più effimero e crudele della fama, mostrando come l’industria dello spettacolo possa sfruttare e poi scartare, in particolare le persone di colore.
Allo stesso tempo, la puntata segna l’ingresso nel MCU di uno dei personaggi più incredibilmente oscuri mai tratti dai fumetti Marvel.

Le origini fumettistiche di Doorman
Nei fumetti, Doorman è legato ai Great Lakes Avengers, un gruppo di eroi decisamente fuori standard, introdotto in West Coast Avengers #46. Erano, per usare le parole di Dan Slott, “il fondo del barile” del mondo supereroistico. Doorman, il cui potere consiste nel trasformarsi letteralmente in una porta verso qualsiasi luogo, era uno dei membri fondatori.
Per dare un’idea di quanto sia di nicchia questo personaggio, Doorman è apparso in appena 37 numeri complessivi. Eppure, secondo lo sceneggiatore Zac Gorman, aveva tutte le carte in regola per diventare una star: un eroe pasticcione, egocentrico, poco professionale, ma paradossalmente legato al destino dell’universo. Nei fumetti, infatti, DeMarr Davis muore durante una missione e viene riportato in vita come servitore dell’entità cosmica Oblivion, assumendo il ruolo di una sorta di angelo della morte incaricato di accompagnare le anime nell’aldilà.
Il Doorman del MCU: stesso potere, storia completamente diversa
La versione MCU di Doorman conserva l’abilità principale del personaggio, ma cambia quasi tutto il resto. Qui i poteri nascono dall’esposizione a una misteriosa sostanza nera, smaltita illegalmente dalla Roxxon, una delle compagnie più losche dell’universo Marvel. Il collegamento è evidente con la Darkforce Dimension, ma DeMarr sceglie inizialmente di non sfruttare le sue capacità, continuando a lavorare come semplice buttafuori in un locale di Hollywood.
Quando finalmente rivela i suoi poteri durante un incendio, la sua vita prende una piega rapidissima: celebrità, cinema, successo… e poi il tracollo. La sua parabola diventa una metafora amara dello star system, culminando in un disastro surreale legato a un ultimo progetto cinematografico, Cash Grab 2, in cui un incidente lascia Josh Gad intrappolato letteralmente dentro Doorman. Una situazione grottesca, ma non letale: finché Doorman è vivo, lo è anche Gad.
Un’eredità amara per il MCU
La storia di Doorman si chiude con una nota profondamente triste. Nel MCU, gli studios di Hollywood avrebbero addirittura introdotto una “Doorman clause”, vietando ai superumani di lavorare nel cinema e nel teatro. Il destino finale del personaggio resta ignoto, e al momento non ci sono segnali di un suo ritorno. Un’ironia amara, considerando che nei fumetti Doorman era diventato un traghettatore di anime, mentre qui lascia dietro di sé una vittima bloccata in un limbo peggiore della morte.
Wonder Man è disponibile in streaming su Disney+ anche in Italia.
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