Dopo Come Prima e Perché ho ucciso Pierre, Bao Publishing ha pubblicato di recente l’ultimo fumetto di Alfred, Maltempo, un’opera nella quale si percepisce ancora una volta il forte legame dell’autore con il nostro Paese (ve ne abbiamo parlato qui). Durante uno degli incontri di presentazione del volume, abbiamo avuto l’opportunità di fare qualche domanda ad Alfred e vi lasciamo qui sotto il testo dell’intervista integrale.

Ciao Alfred, benvenuto su NerdPool. Sei nato in Francia, ma hai origini italiane e hai vissuto qui per diversi anni. Insieme a Come Prima e Senso, Maltempo è il terzo fumetto di quella che si può definire una “trilogia italiana”. Cos’è che ti affascina dell’Italia e cosa vuoi cercare di evocare nelle tue storie?
Mi sono sempre sentito italiano a metà. Anche se sono nato in Francia, sono cresciuto un po’ in Italia quando ero piccolo e poi ci sono tornato da adulto. Quando sono in Francia mi manca l’Italia e quando sono qui mi sento un po’ francese, ma ho bisogno di vivere nelle due culture. Mio padre mi ha fatto conoscere la cultura italiana con il cinema e per me il cinema italiano degli anni ‘50/60/70 è il migliore di sempre. Il modo di raccontare, di recitare e di mettere in scena le storie è la cosa che mi tocca di più e mi affascina tanto da sempre. Quando ero piccolo i momenti più felici per me sono quelli passati in Italia, che di solito erano tre mesi all’anno, due d’estate e a Natale, e così è stato fino a quando avevo quindici anni. Quando penso alla mia infanzia penso a questi momenti, il resto dell’anno ero un ragazzino abbastanza solitario e timido. Ho bisogno di tenere l’Italia vicino e cerco di farlo attraverso le storie, per ritrovare la musica, gli odori e i ricordi. Dopo questi tre libri per un po’ farò altre cose, ma nel mentre sul mio quaderno c’è sempre un disegno o una storia breve ambientata in Italia perché non voglio allontanarmi troppo.

La storia di Maltempo è ambientata in un paesino indefinito del Sud Italia, che metti in scena in maniera precisa e realistica, ma anche poetica, usando i colori in modo molto evocativo. Quanto c’è di autobiografico in questa storia? Ti sei ispirato a qualche luogo specifico?
I luoghi esistono tutti, ma faccio una sorta di puzzle. Per Maltempo,ad esempio, ho preso un paesino della Calabria dove sono rimasto un mese sei anni fa, e ci ho aggiunto un pezzo di Liguria. Per il resto, quando avevo 15/16 anni avevo un gruppo di amici con cui suonavo e avevo anche scritto le canzoni che suonano i protagonisti del fumetto (ndr: le trovate anche su Spotify a questo link). Però trovo sempre difficile dire di preciso quanto ci sia di autobiografico nelle mie storie e quanto sia solo finzione. Quando prendo i miei appunti nei quaderni i ricordi si mescolano tutti e diventa difficile distinguerli. Nel corso degli anni ho creato un mio territorio immaginario italiano, un po’ onirico e anche poetico, che mi permette di esprimermi in completa libertà. Sicuramente in questo caso la parte autobiografica è la band e i personaggi esistono tutti, anche se li ho un po’ cambiati rispetto alla realtà.
Maltempo racconta il sogno di Mimmo di sfuggire alla noia del suo paesino attraverso la musica. È capitato anche a te di voler fuggire da un posto che ti stava stretto, magari grazie ai fumetti?
Sì, sono fuggito attraverso i disegni e i fumetti. Quando avevo circa 13 anni fare fumetti era una cosa impensabile per la mia famiglia, malgrado il fatto che loro fossero attori. Recitare era una cosa concreta perché sei davanti a qualcuno e racconti una storia, mentre il disegno era una cosa astratta. Mi sono attaccato al disegno perché secondo me era l’unico modo e luogo dove potevo essere tranquillo. Il mondo mi ha sempre fatto paura. Oggi sono più tranquillo ma da bambino ero molto ansioso e solo quando disegnavo ero calmo e sereno. Avere un foglio, una matita e disegnare era tutto quello di cui avevo bisogno.

La musica è un elemento fondamentale di questa storia. Quali sono stati i tuoi ascolti durante la lavorazione del fumetto? Se ti chiedessimo di associare una canzone a ciascun membro della band quale potrebbe essere?
Sicuramente ho ascoltato molto Andrea Laszlo De Simone, gli Idles e un disco dei The Smile, la nuova band di Thom Yorke. Poi quando disegno qualcosa legato all’Italia ascolto sempre Fabio Viscogliosi, che mi piace molto e con cui mi sento molto affine, essendo franco-italiano anche lui. Vive in Francia ma si sente molto legato all’Italia e parla anche italiano un po’ come me (ride).
Per quanto riguarda la musica da associare alla band, è una domanda molto interessante ma non facile. Il protagonista, Mimmo, potrebbe essere Helter Skelter dei Beatles. Cesare – il cantante – forse qualcosa dei Doors. Il bassista, Guido, è un cretino, ma simpatico… sarebbe un brano dei KISS! Si nasconde sempre dietro una maschera, nella vita…Secondo me, Mortadella non ascolta nient’altro che ciò che si sente alla radio. È il personaggio che ci crede di meno, al sogno di Mimmo. Per Lupo, un brano di Nino Rota, perché ha un’energia e una malinconia che mi fa pensare ai film di Fellini.
Sempre parlando di musica, è molto originale il modo che hai scelto per rappresentare visivamente le scene in cui i protagonisti suonano, che si distacca molto dal resto del fumetto. Come hai deciso per questa rappresentazione?
Io so suonare abbastanza bene la chitarra, ma la musica non la so né leggere né scrivere. Quando in un fumetto vedo le note non capisco nulla, perciò non volevo disegnare le note ma volevo rendere le vibrazioni del suono e far capire cos’è il rock n roll e cosa si prova quando hai quindici anni e stai suonando in un garage. È una cosa più istintiva, il mio rapporto con la musica e, in particolare con il rock n roll, è questo.

La musica è qualcosa che vive nell’attimo in cui la si suona, mentre il disegno è qualcosa che rimane più a lungo. Come si concilia questo con i tratti del disegno? Li rendi così perché magari li vedi anche, oltre a sentire le vibrazioni, oppure hai un modo per tradurre quello che nel disegno rimane, ma nella musica no?
Da vent’anni faccio performance disegnate, come ho fatto questa sera, ma sono spesso sul palco con musicisti, ballerini e attori, quindi mi sono abituato a cercare un modo con il disegno per trasmettere una certa sensazione. Non so se riesco a catturarla, ma cerco di far vedere le vibrazioni di una ballerina o di un musicista. Sono vent’anni che non disegno alla stessa maniera, che io sia sul palco o nel mio studio, ma ho bisogno di queste due energie e cerco un punto a metà. Ci sono molte cose che faccio in maniera istintiva, non ci penso molto. Quando sono sul palco, disegno di pancia e poco con la testa. Cerco un certo stato di “transe”… Mentre nel mio studio, c’è sempre un momento nel quale ho bisogno di analizzare il mio disegno, il mio segno. Sono due modi diversi.
Ringraziamo ancora Alfred e Bao Publishing per questa intervista e vi invitiamo a recuperare Maltempo, che potete trovare in tutte le librerie, fumetterie e online!



