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Interviste

NerdPool incontra Alice Berti

Simone Giorgi
18 Ottobre 2024
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15 Min
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Tra le autrici protagoniste dell’ormai imminente Lucca Comics & Games 2024, troviamo Alice Berti con la sua nuova opera sempre edita da Bao Publishing. Dopo il successo di Calipso e Neon Brothers, è uscita da poco Un poema per le piccole cose, una storia ambientata in Corea con due protagoniste alle prese con la fine del mondo e i loro problemi personali. Presto vi parleremo di questo volume nella nostra recensione, ma intanto abbiamo parlato con Alice di questa sua nuova graphic-novel, di Corea, musica e tanto altro. Continuate a leggere per scoprire cosa ci ha detto.

Ciao Alice, benvenuta su NerdPool! Vorremmo iniziare chiedendoti di presentarti ai nostri lettori parlandoci brevemente del tuo percorso artistico.

Ciao! Il mio percorso è piuttosto lineare: ho fatto il liceo artistico studiando grafica e una volta concluso ho iniziato subito con i fumetti. Ho pubblicato in autoproduzione con dei collettivi e in editoria indipendente, lavorando anche nel mondo del cinema e poi, a ventuno anni, ho iniziato a lavorare con Bao Publishing.

La tua ultima graphic novel pubblicata per Bao Publishing è Un poema per le piccole cose, ci racconteresti le sue protagoniste e la loro missione?

Le protagoniste di questa storia sono Xin-Yeong e Salut, due ragazze di trent’anni che non hanno nulla in comune eccetto voler porre fine alle loro vite. Dopo essersi incontrate per caso più volte, cominceranno a pensare che sia stato l’universo ad averle fatte incontrare, e con questa idea in testa decideranno di provare a salvare il mondo dall’imminente collasso – causato dai cambiamenti climatici – seguendo un’antica profezia con l’enorme tour mondiale di Salut, che è una popstar. Ma nel mondo in cui vivono non si sa più se le notizie sono vere o false, quindi il loro viaggio potrebbe essere tutto inutile… Chissà!

Bao Publishing

Hai scelto di ambientare la storia in Corea e chi ti segue sa che ami molto questo paese. Come nasce questa passione per il mondo coreano e cosa ti ha spinta verso questa scelta per certi versi “rischiosa”? Specifichiamo che per noi sei stata molto attenta verso la cultura coreana (cosa per nulla scontata), aiutando il lettore con le tue note a immergersi in un mondo che poteva non conoscere.

La mia passione nasce anni fa dalla lettura di opere coreane: ho scoperto per caso Le Malerbe di Keum Suk Gendry Kim pubblicato proprio da Bao, e romanzi come La Vegetariana o Atti Umani di Han Kang, così come altre autrici coreane. Mi ha stupito come questi racconti hanno tutti in comune non solo il fatto che sono scritti da donne, ma come raccontano del loro Paese, dal punto di vista culturale e storico. Mi ha fatto conoscere moltissimo di un Paese di cui praticamente non avevo mai sentito parlare prima (eccetto da una mia amica che studiava proprio coreano all’università).

Così ho deciso di capirne di più: ho letto libri, imparato un po’ di coreano, visto film, video online e tutto ciò che trovavo… Era diventata un’ossessione e lo è ancora oggi. Nel 2023, appena passati i problemi con i viaggi dovuti al Covid, sono andata a vivere lì per un mese. Mi affascina la cultura, anche se ha ancora così tanti problemi legati ai diritti umani, come viene percepita la figura della donna o la comunità LGBT+, tutti temi a me molto cari.

Ma è anche bellissimo vedere la resilienza del popolo coreano dopo ciò che hanno passato a livello storico, o come la loro lingua fu inventata a tavolino per essere di facile comprensione a tutti, perché il re desiderava un popolo acculturato. La penisola coreana è un mondo affascinante proprio per via delle sue mille contraddizioni e volevo poter condividere un po’ di questa mia passione con i lettori, soprattutto in un periodo storico in cui sta diventando un paese di riferimento nella cultura pop e non molti conoscono gli altri aspetti che lo caratterizzano al di fuori di questa.

All’inizio del fumetto troviamo trattato il tema della salute mentale, che colpisce tutti, sia la gente comune come Xin-Yeong che i ricchi e famosi come Salut. Il loro incontro casuale le porta a riconsiderare il proprio suicidio e le aiuta a cercare qualcosa che le renda felici, quelle piccole cose che ci portano a guardare al futuro, anche quando non è particolarmente roseo. Credi che il fumetto possa aiutare ad affrontare questi argomenti complessi ma importanti anche per un pubblico giovane?

Sinceramente è proprio quello che mi auguro! Tante opere, che siano libri, canzoni, film, mi hanno aiutata a superare momenti difficili. Non è scontato riuscire a contare sulle altre persone, essere vulnerabili è veramente difficile. Per questo spero che chi leggerà questo libro, nel caso abbia pensieri simili, possa ritrovare un po’ di speranza o il coraggio di chiedere aiuto. Forse non è molto, ma nel mio piccolo spero sempre di riuscire a fare qualcosa per essere d’aiuto ad altre persone.

Erroneamente qualche lettore potrebbe credere che il viaggio di Salut e XinYeong per aprire i chakra sparsi nel mondo diventi una sorta di avventura “shonen”, ma in realtà si tratta di un percorso personale e intimo di scoperta di se stesse da parte delle due protagoniste. In tal senso, senza fare spoiler, anche il finale risulta coerente e giusto con la storia raccontata. Visto che anche in Calipso c’è molta azione, è stata una scelta decisa e ponderata? Ci racconteresti come hai sviluppato la storia di Un poema per le piccole cose e questo viaggio sia psicologico che fisico?

La risposta è più banale di ciò che sembra: quando scrivo penso sempre a cosa mi piacerebbe leggere. Se avessi di fronte una storia noiosa che parla di una vita quotidiana uguale alla mia, probabilmente abbandonerei la lettura. Mi piace creare qualcosa di nuovo e di diverso, leggere per evadere e vivere vite diverse dalla mia, ma mi piace anche vedere che i personaggi condividono i miei stessi pensieri, sentimenti, sogni o debolezze. Quindi cerco di mescolare le due cose: nel mio caso uso trame d’azione per parlare di temi più profondi, da qui la dualità dei percorsi sia fisici che psicologici nelle mie storie. I miei autori preferiti sono Stephen King e Bret Easton Ellis, per la loro capacità di raccontare storie intense ma con temi importanti.

Un poema per le piccole cose parla anche del mondo idol e K-pop, con le sue luci ed ombre. C’è la musica come strumento di espressione che arriva anche a paesi e culture diverse, ma anche lo sfruttamento degli artisti da parte delle loro agenzie. Visto che sei fan del “genere”, come hai affrontato e coniugato questi due aspetti?

In realtà per me questo era un altro modo di raccontare la cultura coreana: l’ossessione per l’aspetto fisico si manifesta in maniera molto forte nel mercato musicale, che finisce per promuovere prodotti anziché musica o  artisti. Sono temi ricorrenti nei miei libri (già da Neon Brothers) e che ho scoperto fare parte di un nuovo genere chiamato “Bubblegum Dystopia”, ovvero quei racconti ambientati in mondi apparentemente belli, pop e colorati, ma che celano scenari disturbanti. Ecco, il mondo K-pop è stato a lungo così. Ora mi sembra che un po’ stia cambiando, vista anche l’apertura all’occidente di molti artisti K-pop, ma ricordo che alcuni anni fa era molto più rigido e le storie che venivano fuori erano agghiaccianti. Parliamo di sfruttamento, soprattutto di ragazzi molto giovani, suicidi, standard di aspetto e di performance disumani, disturbi alimentari e molto altro.

I titoli dei diversi capitoli sono canzoni Kpop, dei BTS, TWICE, BLACKPINK, ma citi spesso anche Taylor Swift. Quanto questi artisti e la loro musica ti hanno ispirato durante la stesura? E se ti chiedessimo una playlist da ascoltare durante la lettura dell’opera?

La playlist c’è e si trova sul mio Spotify (è linkato su tutti i miei profili social): la musica è da sempre la mia fonte di ispirazione principale e quando inizio un libro nuovo creo sempre una playlist collegata, con canzoni che abbiamo testi o melodie che rappresentano ciò che ho in testa. A volte – come è stato nel caso di Calipso – parte tutto proprio da una canzone e ci costruisco attorno una storia. Se dovessi descriverti Un poema per le piccole cose con due album ti direi che è un mix di The rise and fall of a midwest princess di Chappell Roan e Midnights di Taylor Swift.

Alice Berti

In tutte le tue opere troviamo affrontate tematiche LGBTQ+ e femministe, per rimanere nel mondo coreano c’è anche il tuo volume autoprodotto Odio gli uomini sul movimento 4B. Credi che pur nella loro semplicità e senza avere pretese didascaliche i discorsi dei tuoi protagonisti possano aiutare i lettori di ogni genere e orientamento a riflettere su questi temi creando discussione e confronto? 

Mi auguro di sì perché, come dicevo prima, è anche quello che piace a me come lettrice: trovarmi di fronte a temi nuovi e interrogarmi leggendo tante cose diverse, che innanzitutto mi intrattengono e che non sono per forza monotematiche. Anche per questo scelgo di raccontare temi che vedo poco rappresentati, come ad esempio l’asessualità in Calipso o le coppie formate da due donne in Un Poema per le piccole cose… Mi sembra di avere una sorta di responsabilità visto che i miei fumetti finiscono nelle librerie e vengono letti da tanti, quindi vorrei dare un contributo positivo.

Hai pubblicato 3 fumetti come autrice unica, e hai diverse altre opere all’attivo, anche autoprodotte. Cosa è cambiato nel tuo approccio al lavoro e all’ideazione di un’opera e come senti di essere maturata come artista?

Il modo in cui lavoro in realtà non è pressoché mai cambiato: scrivere mi viene naturale, è come respirare e non riesco a pensare di smettere, l’ho sempre fatto, da quando sono piccola, e sempre lo farò. Tra questo e il prodotto finito ovviamente c’è di mezzo il mare: essendo autodidatta ho imparato lavorando e commettendo errori e credo comunque di avere ancora molto da imparare. Per questo però sono davvero grata per l’ambiente che ho trovato in Bao, che è stimolante e accogliente, dagli editori alla redazione fino agli altri autori. Ho conosciuto e sono diventata amica di alcuni fumettisti che erano i miei idoli crescendo e che mi hanno insegnato a fare questo lavoro, sono stata seguita da degli editor bravissimi che mi hanno aiutata ad affinare la tecnica e di questo sono veramente grata, perché mi ha permesso di crescere molto come professionista.

Dopo aver parlato di ispirazioni musicali, ci viene da chiederti quali sono quelle artistiche, quali autori e opere ti hanno ispirato e continuano a farlo?

Ce ne sono tantissimi che potrei citare: dalla cultura pop, come Andy Warhol, ad autori come Jamie Hewlett (il disegnatore dei Gorillaz) e Ai Yazawa (l’autrice di Nana). Ma anche fumetti come Scott Pilgrim e Ranma 1/2 e autori italiani come Alessandro Baronciani: sono tutte persone che in qualche modo hanno contribuito con la loro arte a sviluppare il mio stile e il mio gusto estetico o di narrazione e che continuano a farlo ancora oggi.

Nel corso del fumetto XinYeong e Salut si confrontano su quelle piccole cose che le aiutano a trovare la loro felicità e serenità. In questo momento c’è per te una “piccola cosa” che vuoi condividere con noi e per la quale ti senti grata?

Una piccola cosa di cui mi sento grata è stata fare questa intervista: sono felice che vi siate interessati al mio lavoro, quindi grazie di cuore!


Ringraziamo ancora Bao Publishing e Alice Berti per la disponibilità e vi invitiamo a recuperare Un poema per le piccole cose in libreria, fumetteria e online. Domani uscirà la nostra recensione di questo fumetto, non perdetevela! Ci risentiamo presto su NerdPool per altre interviste dal mondo del fumetto!

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DiSimone Giorgi
Tra le letture nel tempo libero e il lavoro sono sempre in mezzo ai libri. Da Topolino ai manga, passando per i comics americani, il fumetto italiano e quello franco-belga, non rinuncio a esplorare ogni sottogenere di questo mondo così vasto. Ogni tanto faccio qualche incursione nell'ambito di cinema e serie tv, altra mia grande passione.
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