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IntervisteLibri

NerdPool incontra Francesca Mogavero

Sara Di Giacinto
3 Gennaio 2025
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8 Min
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Francesca Mogavero torna in libreria a settembre 2024 con il romanzo La saponificatrice di Correggio, edito Giunti Editore. Uno dei titoli della nuova collana “Ner900” di Giunti Editore, a cura di Gianni Biondillo, un progetto che coniuga narrativa noir e approfondimento storico. Il romanzo di Mogavero si concentra sulla figura di Leonarda Cianciulli, la tristemente celebre “saponificatrice di Correggio”, per offrire un ritratto complesso e inquietante di una donna segnata dal destino e dalla follia. Ve ne abbiamo parlato a fine dicembre in questa recensione e oggi vi proponiamo l’intervista all’autrice.

Ciao Francesca e benvenuta su NerdPool!

La saponificatrice di Correggio è parte della collana Ner900. Cosa ti ha attratto di più di questa collana e come hai scelto di raccontare la storia di Leonarda Cianciulli?

Prima di tutto, vi ringrazio tanto per questa intervista e la recensione, è un piacere essere su NerdPool!


Ner900 è un progetto tre volte ambizioso: il suo scopo è raccontare le storie di cronaca nera che hanno lasciato il segno nell’immaginario del secolo scorso (e non solo), da una prospettiva inedita – utilizzando dati reali, fonti attendibili e uno stile quasi da romanzo – affidandosi (e fidandosi) a penne emergenti. Non so se io sia riuscita a centrare gli obiettivi, ma mi attirava l’idea di far parte di questa “bella follia”.
La figura di Leonarda, in particolare, mi ha sempre incuriosito: quando Gianni Biondillo, grande autore e curatore della collana, mi ha proposto di occuparmi di lei, ho subito accettato. La maternità, la superstizione, le “stregherie”, il rapporto con il cibo: quella della Saponificatrice, senza dubbio, è una vicenda ricca elementi intriganti e immaginifici, non vedevo l’ora di tuffarmi nelle ricerche.

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Leonarda è un personaggio controverso e complesso. Qual è stato il tuo approccio per darle una voce così umana e credibile?

La prima fase del mio lavoro si è focalizzata sulla ricostruzione di una cronologia quanto più precisa possibile: questo mi ha permesso di capire che i tre delitti sono stati perpetrati in un arco di tempo piuttosto breve, tra il 1939 e il 1940, quando Leonarda aveva più di quarant’anni e già tanti trascorsi sulle spalle… Chi, cosa è stata prima di arrivare a tanto? Qual è stato il suo percorso? Nella sua storia personale c’era già qualcosa che ne lasciasse presagire la discesa agli inferi? Ecco le domande da cui sono partita, non per giustificare Leonarda Cianciulli, ma per cercare di comprenderla nelle sue sfaccettature, tra le righe e i non-detti.

La superstizione e il contesto sociale del Novecento italiano giocano un ruolo cruciale nel romanzo. Quanto è stato difficile bilanciare l’elemento storico con quello narrativo?

Difficilissimo! La maggior parte di ciò che conosciamo della vicenda – il rapporto con la Morte, il sacrificio, la presunta saponificazione – deriva dal “Memoriale” che Leonarda ha scritto mentre era internata nel manicomio criminale di Aversa, nei diciotto mesi della perizia psichiatrica: è lei stessa a raccontare, a scendere nei dettagli, a portarci dentro la trama, e inevitabilmente ci cattura, ci trascina in un vortice di credenze, di predizioni infauste, di miti atavici e sangue… Come uscirne incolumi, ma soprattutto con uno sguardo ancora lucido e obiettivo, ancora capace di scremare, di individuare il nocciolo di “verità”?

Il tema della maternità è centrale nel libro. Quali aspetti di questo tema ti hanno colpita di più nel raccontare la storia di Leonarda?

In anni in cui la mortalità infantile era ancora alta, Leonarda ha visto crescere quattro figli… ma ne ha perduti almeno tredici. Un accumulo di dolore che non oso immaginare, calato in un contesto familiare che non concedeva né tempo né spazio all’elaborazione del lutto. Forse è stata questa indifferenza – un modo per andare avanti, un’espressione dello spirito del tempo? Chissà – a colpirmi in modo particolare: quali possono essere le conseguenze di un malessere sottovalutato, ignorato? Che ruolo hanno avuto le “tredici bare bianche” nelle scelte di Leonarda?

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Qual è stato il momento più complesso o sfidante durante la scrittura del libro?

Innanzitutto, trovare una chiave di lettura, una modalità narrativa allo stesso tempo originale e comprensibile, e poi… il costante testa a testa con “la Cianciulli”, un rapporto sempre sul filo del rasoio. A tratti pericoloso.

La collana Ner900 si propone di esplorare il lato oscuro del Novecento. C’è un altro personaggio o un evento storico che ti piacerebbe affrontare in futuro?

Di sicuro, sono curiosa di leggere le prossime pubblicazioni della collana, di scoprire i punti di vista e le scelte stilistiche delle altre penne coinvolte nel progetto, e poi… il Novecento è stato forse il secolo più buio del nostro Paese e non solo, brulicante di storie ancora più nere che vorrei esplorare, alcune più note, altre quasi dimenticate, come le “incursioni di licantropi” in tutta Italia nel secondo Dopoguerra o il caso del giovane Andrea Sardos Albertini, scomparso nel nulla a Torino, forse ucciso e gettato nel Po, come rivelò una medium…

Come ti sei documentata per scrivere il romanzo? Hai scoperto qualcosa su Leonarda che ti ha particolarmente colpita o sorpreso?

Per prima cosa ho recuperato e “masticato” tutto ciò che sono riuscita a trovare sull’argomento – saggi, studi, romanzi, articoli d’epoca, fumetti, cortometraggi, film, documentari, copioni di spettacoli teatrali, vinili – poi ho cercato di mettere ordine, di ricostruire la scansione degli eventi, e mi sono confrontata con esperti di campi diversi (giornalisti, criminologi, antropologi, medici) per chiarire i dubbi – dal modus operandi alle patologie di cui Leonarda forse soffriva – infine sono andata sul campo: sono partita per Bologna per consultare i fascicoli processuali conservati all’Archivio di Stato. Quello, forse, è stato il momento più toccante, che mi ha colpito nel profondo: sfiorare le ultime parole scritte dalle vittime, vedere le foto originali, le perizie e le dichiarazioni dei testimoni, leggere i nomi di tutti i bimbi perduti, come un tragico appello a cui nessuno risponde.

Infine, cosa speri che i lettori portino con sé dopo aver letto La saponificatrice di Correggio?

Vorrei che emergesse il doppio, triplo fondo delle storie: ogni fatto può essere percepito, raccontato, tramandato in tanti modi e ha radici profonde, figlie del contesto storico-sociale e del libero arbitrio di ciascuno di noi… Ecco, vorrei che le lettrici e i lettori, come me, del resto, arrivassero alla parola “fine” ancora pieni di domande, sul caso e, chi lo sa, su loro stessi: perché l’oscurità, il mistero, il true crime ci affascinano così tanto? Perché e come si diventa “mostri”?

Ringraziamo Francesca Mogavero per la disponibilità e vi invitiamo a recuperare il suo romanzo La saponificatrice di Correggio! Ci sentiamo presto su questi canali per altre interviste dal mondo dei libri!

ARGOMENTI:giunti editoreIntervista
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