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NerdPool > Blog > Interviste > NerdPool incontra Massimo Dall’Oglio e Adriano Barone
IntervisteManga

NerdPool incontra Massimo Dall’Oglio e Adriano Barone

Daniele Garofalo
10 Gennaio 2026
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16 Min
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Tra le novità fumettistiche del 2025 spicca sicuramente Manga Issho, la rivista manga che riunisce autori europei grazie alla collaborazione di altraverse (Germania), Kana (Francia e Belgio), Planeta Cómic (Spagna) e Star Comics (Italia). La rivista è arrivata al quarto volume, ma la storia cover del terzo volume è stata Good Vibrations di Adriano Barone e Massimo Dall’Oglio sotto lo pseudonimo di Hagane Ishi. Durante Lucca Comics & Games, con il volume appena uscito, abbiamo potuto parlare con Adriano e Massimo del loro lavoro sulla rivista e delle differenze tra mercato occidentale e orientale.

È un piacere essere qui con voi e grazie tantissimo per questa intervista.

Grazie a voi.

La vostra coppia è assodata da tempo, si vede chiaramente la vostra intesa, e vi firmate con lo pseudonimo di Hagane Ishi. Da dove viene questo pseudonimo?

Adriano: Siamo due cretini, la storia dello pseudonimo risale a quando abbiamo deciso di partecipare al Silent Manga Audition anni e anni fa. Massimo mi disse, “Partecipiamo ma non con i nostri nomi, partecipiamo con uno pseudonimo che non permetta di capire se siamo uno o due”. Dato che siamo molto affezionati al manga di Bakuman (Ndr: di Tsugumi Oba e Takeshi Obata), esattamente come i protagonisti, abbiamo creato uno pseudonimo che non permetteva di capire se si trattasse di una o due persone. E dato che siamo due autori veterani che fanno seinen e siamo degli scemi, abbiamo deciso di darci un nome d’arte molto shonen, cioè Hagane Ishi, ossia Hagane no Ishi, cioè “volontà d’acciaio”. Questa è la spiegazione più shonen che potevamo darvi, ed è vera purtroppo. [ride]

good vibrations

Su Manga Issho 3 troviamo la vostra Good Vibrations. Da dove avete preso spunto per questa storia?

A: Ah, qua è facile! Spero che lo scriverete 300 volte nell’articolo e lo dico anch’io che Max adesso è uno dei pochissimi, forse l’unico autore occidentale, che sta facendo un manga in Giappone per Kodansha. E per questo gli ho detto: “Max, con tutte le cose che hai imparato su come si fanno i manga, vorrei fare questo one-shot come quando lavori in Giappone”. E lui mi ha detto “Va bene, facciamolo così”. Allora lui la prima cosa che mi ha detto di fare è, “Raccontami delle bugie.”, e io gli ho dato tipo 25 bugie che erano appunto dei “what if” sostanzialmente.

Massimo: Le bugie che ho chiesto ad Adriano sono quattro modi di costruire una storia, in questo caso una storia per un manga. Cosa accadrebbe se ci fosse questo personaggio? Che accadrebbe se ci fosse questo oggetto? Cosa accadrebbe se ci fosse un certo potere? Queste le chiamiamo bugie, e quindi gli ho detto di raccontarmi un po’ di bugie, facciamo un bel foglio con cosa accadrebbe se ci fosse questo, questo o questo. E poi ne abbiamo scelte una o due.

A: Sì, sveliamo uno spoiler, ce n’era una che ci piaceva molto ma veniva un hentai, e quindi non andava bene. Ma sarebbe stato un capolavoro ragazzi, abbiamo riso tantissimo!

Magari in futuro ci sarà una versione 18+. [ride]

A: Sicuramente, sicuramente. Siamo pronti. [ridono]
M: Io sarò già morto. [ride]

Quindi avete preso questo pitch, questa bugia, e l’avete sviluppata?

A: Guarda, la cosa importante è stata che la mia tendenza occidentale era fare agire il personaggio, invece Max, appunto in maniera molto nipponica, mi diceva: “No, prima dobbiamo sapere chi è, solo quando sapremo chi è, lo faremo agire”. Quindi per me l’esercizio, molto contro-intuitivo rispetto a come scrivo di solito, è stato, come dire, di seguire Max che mi diceva: “Dobbiamo conoscerlo ancora di più”.

M: Il problema fondamentale è che in Occidente si tende sempre a fare piccole storie, no? “Ah, ho pensato il personaggio che inizia a fare questo, poi fa questo. Ma perché fa questo?”. No, qui siamo già dentro la storia. Noi dobbiamo iniziare molto prima, costruiamo una bella scheda del personaggio, poi una volta che lo abbiamo creato lo facciamo muovere. Quindi la cosa più difficile, è stato il primo approccio che Adriano ha avuto con la storia. Quella è stata la cosa più difficile da risolvere, come raccontare una storia senza pensare a una storia. Era la cosa più complicata, però ci siamo riusciti.

good vibrations

Collegandoci al fatto che avete partecipato e vinto il Silent Manga Audition, e che il manga adesso viene considerato un linguaggio globale, come dimostra anche Manga Issho, credete che sia davvero questo che rappresenta il manga, ovvero un linguaggio che ognuno può declinare a modo suo?

M: Beh, io ho detto sempre che considero il manga il linguaggio più evoluto, quel tipo di linguaggio a fumetti che oggi come oggi è in grado di reinventarsi continuamente e di adattarsi ai lettori, alle epoche e a quello che succede. Diversamente da molto fumetto occidentale che è estremamente ingabbiato e rigido, no? Vuoi anche perché i lettori non consentono e quasi si arrabbiano se cambi i codici. Basta cambiare il costume di un personaggio e rischi di essere impiccato.

In Giappone non funziona così. C’è una tendenza totalmente opposta, “Facciamo tutto quello che possiamo inventarci pur di raggiungere i lettori”, non solo di appagarli e farli divertire, ma anche di farli crescere con i nostri personaggi. È una cosa estremamente dinamica e infatti se pensiamo a tutti i manga che ci hanno accompagnato sono personaggi che crescono, diventano adulti, non muoiono perché non possono morire, però è importante questo aspetto. Quindi sì, è sicuramente un linguaggio estremamente articolato che permette di affrontare tematiche e argomenti di una varietà enorme che si adattano ai tempi, quindi è estremamente forte. Tu come la vedi? [rivolgendosi ad Adriano]

A: Penso che [il manga] sia l’unico linguaggio che è diventato davvero globale. Se tu parli con persone che conosci anche online, dall’America Latina al mondo arabo, all’Africa, tutti ti capiscono. I manga sono compresi da tutti, che è una cosa che trovo abbastanza impressionante in questo momento storico. Da autore secondo me è bello che i manga influenzino anche solo delle piccole parti. Non per forza un fumetto deve diventare un manga, ma è bello se in un fumetto occidentale c’è più attenzione all’emozione dei personaggi, si ripensa un po’ alla composizione della pagina o a tutto lo storytelling.

Il fatto che alcuni elementi dei manga influenzino il fumetto occidentale, secondo me è una cosa molto bella che sta succedendo. È partita all’inizio da pochi, negli anni ’80/90, e adesso però è un qualcosa che anche quando leggi i fumetti che in teoria non hanno niente a che vedere con i manga, noti quanta influenza c’è. Secondo me questa è la cosa, non necessariamente fare i manga, ma è bello prenderne delle parti e assimilarli alla propria cultura, perché comunque le nostre culture sono diverse.

good vibrations

M: A me viene in mente una cosa, un dato che noi non consideriamo e che secondo me è molto importante. Il manga è sì diventato un linguaggio globale, assolutamente, ma cosa è diventato globale? Perché il manga che è diventato famoso da noi e che noi conosciamo non è tutto il manga giapponese. Mi sono accorto in questi ultimi anni che c’è tanto manga in Giappone che noi non saremo in grado di decodificare. Infatti, il manga che va per la maggiore è lo shonen, ma non tutti gli shonen, solo quelli che portano concetti universali molto semplici, l’odio, l’amore, la voglia di voler crescere, superare gli ostacoli. Tematiche tipicamente adolescenziali, ma non tutte le tematiche, solo quelle che assomigliano alle tematiche occidentali. Allora tutto quel manga che va a coincidere con quella lo decodifichiamo, lo capiamo e diventa nostro.

C’è tanto manga in Giappone che veramente è un po’ all’inverso. Quando io feci vedere un Nathan Never al mio sensei, lui mi disse: “Massimo, non lo capisco, non riesco a leggere la sequenzialità delle scene”. Io lo ritenevo quasi impossibile, dicevo “Succede questo e poi questo” ma lui non ci riusciva. Questo vuol dire che ci sono dei meccanismi di decodifica che purtroppo noi non abbiamo nei loro confronti e loro nei nostri. Quindi attenzione, il manga è globale, ma che manga è diventato globale? Probabilmente il manga che poi si è diffuso più facilmente, per questa coincidenza qui.

A: Probabilmente c’è qualcuno che si limita a fare gli occhi più grandi, che è una cosa superficiale, e c’è qualcuno che invece prova a cogliere degli aspetti più profondi.

M: È tutto bellissimo. [ridono]

Una domanda per ognuno di voi, a cominciare da Massimo. Stai serializzando Kraken Mare in Giappone. Cosa ci potresti dire su questo traguardo?

M: Sarò sincero, lo dico sempre ad Adriano: io non l’ho metabolizzato ancora bene, perché non ho il tempo di metabolizzarlo. Nel senso, è tutto talmente grande e veloce e avvolgente, ti prende completamente, che i ritmi di lavoro non ti permettono di pensare a nulla, neanche a dire “Wow, che cosa sto facendo”. Da poco gli ho mandato un messaggio dicendo ”Forse dopo un anno e mezzo posso iniziare a dire di essere un po’ felice per quello che sta succedendo”. Questo perché ora ho un attimo di luce per pensarci. In ogni caso è un’esperienza incredibile, perché fare i manga per i giapponesi non ha nulla a che vedere con fare i manga per gli occidentali. Ci ho messo otto mesi a capire, grazie anche all’aiuto di un caporedattore eccezionale che mi ha dato delle indicazioni incredibili e ha cambiato completamente la mia visione del manga.

Molte volte mi domando “Riuscirei a tornare in Europa e fare un manga che gli europei? Riuscirebbero ad apprezzare?”. Perché è difficile, ci sono dei meccanismi nel manga per i giapponesi, dei ritmi, delle cose da costruire che li rendono molto criptici per noi, molto difficili da cogliere. Me lo domando spesso, però è un’esperienza impagabile scoprire una cosa completamente nuova per me che vengo da 15 anni di carriera in Bonelli, Edizioni BD, Aura Editoriale e tutte le cose che ho fatto, che erano ibridi. Ho lavorato anche in Francia, ho fatto un comic book negli Stati Uniti e poi mi ritrovo in Giappone a fare manga. Rende tutto stranissimo, però siamo qui e bisogna resistere, nonostante le quattro ore di sonno al giorno.

good vibrations

Non è una leggenda metropolitana quindi che i mangaka non dormono. [ride]

M: Sì, è una leggenda metropolitana che i mangaka non dormono. Tutto quello che ci raccontano è falso. È tutto falso perché è molto peggio. [ride]. Qui arriva un racconto che ti fa quasi venir voglia di diventare un mangaka, no? Pensi “Che meraviglia sta roba, ma chi se ne frega se disegno tantissimo?” E poi quando lo fai, scopri che è distruttivo. La parola giusta è “distruttivo”.

Passando ad Adriano: sei sempre impegnato in tanti progetti di diversa natura, potresti anticiparci qualcosa che leggeremo di te in futuro, con o senza Massimo?

A: No. [ride] No, non sto scherzando. Man mano che diventi un professionista della scrittura, devi firmare questi strani documenti che si chiamano NDA (Ndr: Non Disclosure Agreement, accordi di non divulgazione). Quindi, in realtà, per un progetto non l’ho firmato, ma mi è stato detto esplicitamente che non ne devo parlare. Per altri due li ho firmati e finché non ci sarà una comunicazione ufficiale non posso dire nulla. C’è una realtà con cui ho già collaborato in passato ed è un nuovo progetto, in teoria non posso dire su cosa sto lavorando attualmente.

M: Guarda, è un delirio di oggi. Ce n’è sempre di più. Ti dicono proprio “No, non puoi neanche scrivere nei social, non puoi parlare, non puoi dire niente”.

A: Ma secondo me va bene, nel senso che quando scrivo voglio essere concentrato su quello che scrivo. La cosa buffa è quando vengo intervistato su qualcosa che esce, perché è una cosa che magari ho finito almeno un anno fa, se non due. E a volte mi è capitato che quando mi chiedessero “Adesso che è uscito cosa ne pensi?” Mi è venuto da dire “Ma io non me lo ricordo”, perché è già due anni che sto facendo qualcos’altro.

M: Vedi, questa è una cosa molto bella, è una grande differenza tra il mercato occidentale [e quello giapponese]. Noi facciamo dei libri che poi escono un anno dopo, tu ci hai lavorato da un anno, poi esce, lo promuovi, stai già facendo altro. Nell’industria giapponese invece, col capitolo mensile o settimanale, tu sei costantemente immerso in questa cosa. Per esempio, è uscito il tankobon di Kraken Mare il 23 [ottobre], e il 24 sulla rivista il nuovo capitolo. Da noi esce il tankobon e dopo sei mesi uscirà il successivo, è tutto diverso.

ARGOMENTI:Global MangaIntervistalucca comics & games 2025manga isshoStar Comics
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DiDaniele Garofalo
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Appassionato da sempre di nona arte grazie alle prime letture fatte con Diabolik, Topolino e Il Giornalino, ho poi ampliato le mie letture dopo aver scoperto il fumetto americano, Batman su tutti. A oggi oltre alla passione per il fumetto mi piace spaziare tra cinema, serie tv e videogiochi, tutti media in cui a far da padrone è la narrazione visiva.
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