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NerdPool > Blog > Anime > Revenger – Recensione 1o cour
Anime

Revenger – Recensione 1o cour

Davide Viola
13 Febbraio 2023
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5 Min
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Tra le nostre Sei Gemme degli anime da tenere d’occhio per la stagione invernale c’è anche Revenger, un anime originale che eravamo convinti ci avrebbe stupito. Ora che siamo giunti al sesto episodio, è tempo di tracciare un primo bilancio riguardo a questa serie originale ricca di sangue e vendetta. Come sempre, un ringraziamento a Crunchyroll che ci permette di guardare gli anime in simulcast.

Vendette, misteri e organizzazioni

Kurima Raizo è, o meglio, era un samurai. Ligio al dovere, incapace di disubbidire agli ordini. Questo lo rende uno strumento perfetto, così perfetto e preciso che, solo dopo aver ucciso suo suocero e il seguente suicidio della moglie, comincia a chiedersi esattamente cosa abbia fatto. Ma il suocero di Kurima non è morto invano; al momento della morte, nella sua bocca stringeva una moneta d’oro che viene raccolta da un uomo sconosciuto.

Quella moneta, con impressa la dentatura dell’uomo, è un simbolo di richiesta di vendetta che verrà perpetrata dal gruppo di Yuen Usui. Un gruppo al quale si unisce anche Raizo, salvato proprio dal gruppo di Usui dopo la sua fuga da degli assassini.

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Il gruppo di Yuen è composto, ora, da altre quattro persone: Raizo, Teppa, Nio e Soji. Nel corso degli episodi, apprendiamo come ognuno di loro sia un killer a tutti gli effetti, capace di uccidere senza alcun tipo di problema o rimorso. Scopriamo, inoltre, come Yuen faccia a capo a un’organizzazione che pratica il una sorta di cristianesimo, ma che accetta di buon grado le vendette. Le altre organizzazioni con le quali “collabora” Yuen sono quelle locali, ognuna con un proprio scopo.

Tutto cambia quando arriva a Nagasaki l’organizzazione capitanata dal Maestro Liu, un uomo cinese appartenente alla mafia. Quest’ultimo sta cercando una grande quantità di oppio, che dovrebbe trovarsi proprio in città e che Matsumine, l’uomo su cui Raizo ha portato la sua prima vendetta, sia colui che ne avrebbe tratto maggior vantaggio.

Ma allora perché Matsumine aveva ingannato Raizo per fargli uccidere il clan di suo suocero? E cosa nasconde il consorzio commerciale di Nagasaki che, pare, essere in combutta proprio il Maestro Liu?

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Alti e bassi

Guardando il lato tecnico di Revenger, possiamo notare come l’animazione e i disegni siano assolutamente spettacolari. Gli ambienti del Giappone feudale sono riprodotti con incredibile cura, così come i protagonisti che sono immediatamente riconoscibili.

Le animazioni sono fluide e, durante i combattimenti, sono incredibilmente spettacolari. Effetti, sangue e la crudeltà di un atto come l’omicidio sono resi perfettamente, nonostante il realismo non sia uno degli elementi della storia. Il lavoro svolto dallo studio Ajia-dō è sicuramente degno di grande considerazione e possiamo notare l’impegno di questa storica casa di produzione.

Se l’animazione è incredibile, lo stesso non si può dire del comparto sonoro che, purtroppo, pecca nelle musiche. Purtroppo, il lavoro svolto da Jun Futamata non sempre riesce a elevare la narrazione. Portare a un livello superiore l’opera attraverso il suono era, a nostro parere, una richiesta incredibilmente difficile a causa delle animazioni. Sappiamo, però, come altre serie siano riuscite a creare momenti, e temi, indimenticabili e forse c’era bisogno che la musica prevalesse sulla parola in quei momenti, ma in Revenger questo non avviene.

Archetipi

Una cosa che ci sta molto a cuore, è la caratterizzazione dei personaggi. Purtroppo le personalità dei differenti protagonisti in Revenger rientrano tutte negli schemi archetipici delle opere shonen.  Seppur ogni personaggio possieda una storia specifica ben strutturata, il loro carattere è stereotipato e risulta difficile apprezzare alcune loro sfaccettature. L’unico membro del gruppo che riesce davvero a richiamare davvero l’attenzione su di sé, quel personaggio del quale si vuole scoprire di più è Yuen Usui. Non perché non rientri negli archetipi, ma per via della sua connessione con la chiesa cattolica che, in teoria, non avrebbe dovuto essere presente a quel tempo in Giappone.

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DiDavide Viola
Nerd appassionato di lettura e storie. Quando non ho un fumetto o un pad in mano, costruisco Lego, Gunpla, mondi, storie, progetti editoriali e, soprattutto, castelli in aria.
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