A un anno di distanza dal debutto che ha saputo intercettare il favore del pubblico, torna su Netflix con la seconda stagione “Storia della mia Famiglia”. Un ritorno atteso, che si muove sul filo sottile del dramma familiare più profondo, cercando di bissare il successo dei primi episodi ma finendo per scontrarsi con dinamiche che sanno, a tratti, di già visto.
Dove eravamo rimasti: “A che punto siamo”
La prima stagione ci aveva immerso all’interno di un nucleo familiare complesso, dominato dalla figura ingombrante, carismatica e problematica di Fausto. Avevamo assistito alla fatica dei protagonisti nel tentativo di trovare una parvenza di normalità tra segreti inconfessabili e bugie stratificate nel tempo. Il finale della scorsa stagione sembrava aver messo un punto fermo, un barlume di risoluzione dopo un percorso doloroso. Oggi, all’inizio di questo secondo capitolo, scopriamo che è passato un anno dalla morte di Fausto. Ma l’illusione di una ritrovata serenità svanisce immediatamente: tutto il percorso fatto nella prima stagione sembra non essere servito a nulla. Nella logica televisiva di trovare a tutti i costi un “movente” per giustificare una seconda stagione, gli sceneggiatori hanno scelto di azzerare i progressi dei personaggi per ributtarli nel caos. Lo “scopo” che riunisce la famiglia in questi nuovi episodi è riportare a casa Libero, il primo figlio di Fausto.
La trama e le nuove dinamiche: l’ombra del patriarca
La seconda stagione vive del fantasma del suo protagonista scomparso. Fausto appare come un sogno onirico su Valerio, il quale si fa carico del pesante fardello di mantenere gli equilibri della famiglia. Per muovere i fili della narrazione, la sceneggiatura si affida a un video testamento lasciato da Fausto: un escamotage narrativo interessante, ma senza dubbio già visto in mille salse nel mondo della serialità.
La vera novità nel cast è l’ingresso di Gaetano, il padre di Fausto (interpretato da Sergio Castellitto). Un uomo assente, sparito per anni e totalmente inesistente nella prima stagione, che torna portando con sé una rabbia sorda: quanto si può odiare un padre così distante, al punto da non comunicargli nemmeno la morte del figlio? Nonostante la sua assenza pregressa, i dialoghi cercano di far emergere legami passati, ma il risultato rischia a tratti di risultare forzato.
La serie si conferma un susseguirsi di drammi, a volte decisamente troppo esagerati. Non appena lo spettatore (e i personaggi) pensa che ci sia un po’ di calma, ecco che arriva una nuova tragedia. Se tutte le famiglie sono complicate, quella di Fausto ridefinisce il concetto di complessità, dimostrando che l’unico collante in grado di riunire i suoi membri sembrano essere, paradossalmente, proprio i drammi e le sventure.
Produzione, Cast e Comparto Tecnico

Dal punto di vista produttivo, la serie mantiene standard alti, supportata da un’ottima colonna sonora che scandisce con efficacia i momenti più concitati e quelli più intimi.
Sul fronte delle interpretazioni, lo show vive di luci e ombre:
- La madre: Vanessa Scalera interpreta la matriarca e si conferma semplicemente superlativa. Proprio come nella prima stagione, è lei il vero pilastro emotivo dell’opera, capace di reggere la scena con una forza e una transizione di sentimenti straordinaria.
- Castellitto: Appare purtroppo un po’ sottotono rispetto ai suoi standard e alle potenzialità del personaggio, offrendo una performance meno incisiva del previsto.
- Valerio: Massimiliano Caiazzo – Se nella scorsa stagione il personaggio aveva impiegato interi episodi per imboccare finalmente la retta via, in questa seconda annata sono bastati un solo episodio e l’incontro con un nuovo personaggio per ributtarlo totalmente nel baratro, azzerando la sua evoluzione per ritornare alle vecchie dinamiche funzionali alla trama.
Considerazioni finali: un colpo di spugna fin troppo facile
“Storia della mia Famiglia 2” è nel complesso una serie carina, che si lascia guardare ma che purtroppo cade spesso nel già visto. Rispetto alla prima stagione si nota una dose maggiore di umorismo, e la narrazione tende a risolversi in maniera decisamente classica.
Il limite più grande di questa anteprima risiede nella gestione dei conflitti. L’ombra di Fausto rimane tale: un’ombra che, a conti fatti, che ci sia o meno non cambia davvero nulla a livello di trama profonda. Inoltre, tutti i conflitti principali si risolvono troppo velocemente e senza veri drammi. Quelle grandissime tragedie che venivano presentate come insormontabili, pesanti, talmente enormi da aver quasi distrutto la famiglia, si sgonfiano e si risolvono con troppa facilità, come se nulla fosse capitato.
La serie ha il merito di sbatterci in faccia i drammi che hanno portato la famiglia a un passo dallo sfascio ma, alla fine della fiera, la sensazione che resta nello spettatore è che tutto sia stato archiviato un po’ troppo in fretta, lasciando l’amaro in bocca per un “colpo di spugna” che toglie peso emotivo a quanto costruito in precedenza.
Storia della mia Famiglia 2 è disponibile da oggi su Netflix!


