Se la prima stagione di X-Men ’97 aveva mostrato un Erik Lehnsherr diviso tra l’eredità ideologica di Charles Xavier e la rabbia sopita per la causa mutante, la seconda stagione compie un balzo artistico definitivo, consegnandoci la versione più complessa, tragica e imponente di Magneto mai apparsa sul piccolo schermo. Proiettato insieme a Rogue, Charles e al resto del gruppo nel 3000 a.C., Magnus cessa di essere un semplice “antagonista convertito” per diventare il vero e proprio perno morale e filosofico dell’intera narrazione.
L’eredità del martirio: la stagione 2 ha redento Magneto
L’elemento che rende la caratterizzazione di Magneto così viscerale in questi nuovi episodi è il senso di colpa mai del tutto superato per le macerie di Genosha. Nell’antico Egitto, mentre affrontano la figura nascente di En Sabah Nur, il confronto tra Magnus e lo “spirito” telepatico del Professor X regala uno dei dialoghi più intimi e potenti dell’intera saga.
Quando Charles prova ad assolverlo dalle sue responsabilità, affermando che non è stata colpa sua se la tragedia si è consumata, Magneto risponde con una lucidità spietata:
Infatti la scolpa è stata nostra.
Magneto
È in questa ammissione di corresponsabilità che risiede la maturazione del personaggio. Magneto non punta più il dito solo contro l’umanità, ma riconosce il fallimento tattico e politico della loro leadership condivisa. Tuttavia, la presenza di Magnus non è solo riflessione e dolore: è supporto d’azione immediato. Durante il devastante viaggio telepatico di Xavier, in cui il Professore dimostra la sua immensa potenza ma subisce anche durissimi colpi da un’entità misteriosa che valica spazio e tempo, è proprio Magnus a fare da scudo e sostegno al compagno, dimostrando nei fatti, e senza bisogno di grandi proclami, quanto sia indissolubile il legame tra i due.
Il paradosso di En Sabah Nur: Cercare il “Primo X-Men”
L’aspetto forse più affascinante del viaggio temporale nel 3000 a.C. è il modo in cui Magneto approccia la figura del giovane En Sabah Nur. Di fronte a un ragazzo che porta su di sé lo stigma dello schiavo e del reietto, Magnus non vede subito la minaccia di Apocalisse; vede, paradossalmente, il primissimo mutante della storia, colui che avrebbe potuto dare inizio al sogno di convivenza o di riscatto cinquemila anni prima di Charles.
Il tentativo di deviare Nur dal suo oscuro destino diventa per Magneto una seconda possibilità personale. Purtroppo, la tragedia dell’ascesa di Apocalisse si rivela inevitabile nel momento in cui le bugie storiche, seppur necessarie, usate dagli X-Men per preservare la linea temporale vengono a galla. Quando la situazione precipita nel tempio e le difese crollano, la figura di Magneto assurge a contorni quasi mitologici.
L’ultimo atto: Il ruolo del “Cattivo” e il sacrificio supremo
Nel caos finale, con Apocalisse pronto a fare di Charles uno dei suoi cavalieri e a distruggere la città, Magneto compie la sua scelta definitiva. Scaraventando via Apocalisse e distruggendo le possibilità immediate di salvezza per se stesso, Magnus difende Charles e lo ricaccia indietro nel tempo, nel 1997, sacrificandosi apparentemente per il bene dell’intera squadra e del futuro mutante.
Prima di compiere il gesto estremo, Magneto pronuncia una frase che riassume perfettamente decenni di storia editoriale e cinquant’anni di rivalità e rispetto reciproco:
Questo mondo ha sempre avuto bisogno di te, forse è per questo che ho interpretato con piacere il ruolo del cattivo.
Magneto
In queste parole c’è la presa di coscienza di un uomo che ha accettato di essere il mostro, la minaccia e il capro espiatorio del mondo pur di lasciare a Xavier lo spazio per essere la speranza. Vedere Alfiere riportare indietro un Charles Xavier in lacrime, stretto all’elmo del suo più grande amico e rivale, è l’istantanea più potente della stagione.
L’arco narrativo di Magneto nella seconda stagione di X-Men ’97 rappresenta un punto d’arrivo straordinario per la scrittura d’animazione. Attraverso una cura maniacale per i dettagli, dialoghi di rara potenza ed un’evoluzione coerente con i suoi traumi storici, la serie dimostra che Magnus non è mai stato semplicemente un villain, ma l’eroe imperfetto di cui il mondo mutante ha costantemente avuto bisogno.



