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NerdPool > Blog > Videogiochi > Superliminal – Recensione del puzzle-game onirico
Videogiochi

Superliminal – Recensione del puzzle-game onirico

Christian Pollini
6 Agosto 2020
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7 Min
Superliminal
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Superliminal è un puzzle-game in prima persona basato sulla prospettiva visiva e la distorsione di essa. Creato da Pillow Castle sulla base di un esperimento creato da un team di universitari americani nel 2014, il gioco è uscito nel novembre 2019 su PC in esclusiva temporale su Epic Games Store, e in versione console nel luglio 2020 su PlayStation 4, Xbox One e Switch.

Abbiamo provato per voi la versione console appena uscita (nello specifico quella PS4) e vi lasciamo alla nostra recensione, ovviamente come di consueto made in NerdPool!

Il trailer di lancio di Superliminal in versione console

Un sogno lucido, ma non troppo!

Il setting narrativo alla base di Superliminal è presto detto: il giocatore veste i panni di un non meglio precisato paziente della SumnaSculpt, clinica futuristica in cui vengono curati i pazienti che soffrono per via di traumi neurologici, o patologie psicologiche di varia natura, attraverso il trattamento I-LIDS, il quale mira a curare i pazienti attraverso sogni indotti e controllati.

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Superliminal
La sveglia è uno degli elementi ricorrenti e più importanti nel mondo di Superliminal

All’interno di questi sogni il giocatore affronterà il Protocollo d’Orientamento Standard, aiutato da una voce femminile fuori campo che ricorda molto da vicino GLaDOS di Portal, alla quale è chiaramente ispirata.

Il gameplay di Superliminal si basa tutto sulla prospettiva forzata, il gioco ci insegna sin da subito come un problema apparentemente irrisolvibile diventa facilmente sormontabile se osservato da un nuovo punto di vista: questo è in definitiva il messaggio che il gioco di Pillow Castle vuole lasciare ai giocatori.

E così si scopre ben presto che un oggetto piccolo come il pedone di una scacchiera, se afferrato e spostato nella giusta prospettiva, una volta rilasciato diventerà una statua a grandezza d’uomo o ancora più grande, in grado di tenere premuto un pulsante presente sul pavimento che ci permetterà di aprire una porta e proseguire alla stanza successiva.

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Allo stesso modo un piccolo dado può diventare un cubo su cui salire per poter raggiungere una piattaforma troppo alta per essere raggiunta con un singolo salto, o uno spicchio di formaggio girato nel verso giusto e ingrandito a dovere sempre grazie alla prospettiva può diventare una comoda rampa e così via.

Nel labirinto della mente

Proseguendo nei livelli poi Superliminal ci proporrà diverse possibilità di alterazione della prospettiva, tra oggetti che vengono clonati quando ci si interagisce, altri disegnati in maniera distorta su diverse superfici ma che, se ci si posiziona nel punto giusto in modo da vederli nella forma corretta, diventano corporei e interagibili.

Superliminal
Spostare a piacimento cubi e pedine ne cambierà ogni volta dimensioni e peso, grazie ad una fisica piuttosto accurata

Ogni livello propone quindi sfide diverse e richiede una certa elasticità mentale per superare certe sezioni, sebbene la difficoltà in linea di massima non sia affatto elevata, primo piccolo difetto dell’opera.

A livello narrativo ci troviamo di fronte ad un lavoro piuttosto ben fatto, ma che non brilla certo per scrittura o originalità: come prevedibile il nostro alter-ego si “perde” durante il percorso e si trova costretto a cercare di uscire dal loop della sua mente, aiutato da alcuni messaggi registrati indotti dal dottor Glenn Pierce, membro dello staff medico il quale cercherà di aiutare il giocatore, finendo per strappare qualche sorriso grazie alle situazioni comiche che si vanno a creare.

Il tutto culmina in una “presa di coscienza” finale, grazie ad un plot twist in verità molto poco sorprendente e piuttosto telefonato, ma nonostante ciò efficace nel trasmettere il messaggio che Superliminal vuole lasciare.

La longevità si attesta sulle 2-3 ore al massimo per una prima run, in cui si deve studiare e ragionare per risolvere gli enigmi, in caso di run successive essa per forza di cose scenderà drasticamente (sono per altro presenti trofei su PS4 per chi termina il gioco in meno di un’ora o addirittura in meno di mezz’ora). Una durata forse un po’ esigua ma in linea col prezzo di vendita, attorno ai 20€ in base alla piattaforma che si preferisce, certo è che avremmo apprezzato una maggiore durata.

Un sogno sbiadito

Giunge il momento di analizzare la qualità tecnica della conversione su console di Superliminal, e qui cominciano le note dolenti. Purtroppo siamo di fronte ad un lavoro piuttosto pigro, nonostante la natura indie del titolo ci saremmo aspettati una qualità decisamente superiore da questo porting.

Superliminal
Il dottor Pierce sta per darci qualche nuovo consiglio o rivelazione

Nel passaggio da PC a console si è persa un po’ di qualità grafica generale, l’aliasing è piuttosto evidente e il framerate è bloccato a 30 fotogrammi al secondo, per altro persino con qualche calo di tanto in tanto, con un simile comparto tecnico era possibile sicuramente ottimizzare molto meglio il tutto, considerando anche la fisica sì accurata, ma comunque limitata a ben pochi oggetti a schermo.

Aggiungiamo inoltre che la nostra prova è stata effettuata su PS4 Pro, e non vi è alcun supporto per la versione potenziata della console Sony, né dal punto di vista della risoluzione, né per quanto riguarda miglioramenti prestazionali di sorta. Chiariamoci, il gioco in ogni caso resta giocabilissimo e il porting non eccelso non inficia la qualità dell’esperienza di gioco, ma un po’ di lavoro in più avrebbe giovato ad un titolo comunque piacevole da vedere nel suo stile pulito e minimale.

Tirando le somme possiamo dire che Superliminal è un buon prodotto, un puzzle-game che si ispira chiaramente a opere come Portal e The Witness, ma che non riesce a emularle completamente, complici una difficoltà non troppo elevata per il genere di appartenenza, e una longevità non eccessiva. Per gli amanti del genere offrirà comunque una bella esperienza, anche sul fronte narrativo, dove nonostante manchi un po’ di originalità il messaggio è positivo e ben comunicato.

ARGOMENTI:PlayStation 4RecensioneSwitchXbox One
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DiChristian Pollini
Mi chiamo Christian, sono nato nel 1983 e più o meno dal 1989 (anno in cui ricevetti la mia prima console da gioco, il leggendario Nintendo NES) sono irrimediabilmente appassionato di videogiochi. Ho passato tutti i tipi di piattaforme, dai PC alle console di tutte le generazioni dagli 8 bit in poi mi sono sempre tenuto aggiornato ed informato su tutti gli aspetti di questa piccola grande passione. Appassionato inoltre di cinema, fumetti, libri, giochi di ruolo, serie TV e più o meno tutto ciò che ruota attorno alla cultura nerd.
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