Esordio letterario per l’autrice finlandese Petra Rautiainen, che con Marsilio Editori ci trasporta nelle gelide terre lapponi dell’immediato dopoguerra, con il suo romanzo Terra di neve e cenere.

Trama
Nel 1947, quando la guerra è ormai alle spalle, Inkeri raggiunge una piccola città della Lapponia finlandese per documentare con le sue foto la ricostruzione della zona. Ufficialmente, deve mettere insieme un reportage per un giornale della capitale, ma il suo vero obiettivo è un altro. Più personale. Quel lungo viaggio da Helsinki a Enontekiö, nel profondo Nord del paese, ripercorre in realtà le tracce del marito di cui non ha più notizie: quello è l’ultimo posto dove Kaarlo è stato visto prima di scomparire. Molte risposte alle sue domande potrebbero trovarsi in un diario. Contiene le parole di un soldato che, chiamato come interprete, ha registrato gli eventi dell’ultimo anno di guerra e sembra fornire un punto di partenza per risolvere finalmente il mistero che avvolge il destino di Kaarlo, e non solo.
Ma sarà l’incontro con una ragazzina sami e la sua comunità ad aprirle davvero gli occhi. Giorno dopo giorno, in quel paesaggio polare di grande bellezza, i ricordi di un popolo che abita le terre artiche da sempre porteranno alla luce fatti sconvolgenti, storie taciute di oppressione e di sopravvivenza.
“Una volta Saara gli aveva raccontato che dalle sue parti, in inverno, poteva fare così freddo che il respiro si congelava in cristalli di ghiaccio. Succedeva anche parlando. E allora le parole congelate finivano per piovere leggere, una dopo l’altra, producendo un fine tintinnio quando toccavano terra. Gli abitanti del villaggio lo chiamavano il sussurro delle stelle”.
Recensione
Petra Rautiainen ha scelto di raccontare, in questo suo romanzo d’esordio, una vicenda che è rimasta per lungo tempo nascosta e di cui si è iniziato effettivamente a parlare solo in tempi molto recenti: che ruolo ha avuto la Finlandia durante la Seconda Guerra Mondiale, in quanto alleata della Germania? E quali ripercussioni ci sono state per i suoi abitanti?
Un po’ di storia
Per comprendere appieno questo romanzo, bisogna avere una conoscenza di base di quella che è stata la storia del popolo indigeno sami. Si tratta di una popolazione che discende dalle tribù nomadi provenienti da oriente, che si stanziarono nella penisola scandinava subito dopo la fine dell’ultima glaciazione. Un popolo antichissimo, dunque, che si stanziò in un’area che comprende ad oggi i territori a nord di Svezia, Finlandia e Norvegia. A partire dalla seconda metà del ‘500 però, alle violenze delle popolazioni danesi, svedesi e normanne che nel periodo precedente erano andate insediandosi con la forza nelle terre per secoli occupate dalle tribù lapponi, si aggiunsero le vessazioni dei cristiani, decisi ad evangelizzare con la forza i sami. In seguito, la Svezia nel 1673 emanò il Proclama Lapp-mark, che di fatto portò a un genocidio sistematico del popolo sami: i coloni difatti, spingendosi verso nord, furono autorizzati dallo Stato svedese a cacciare i sami dalle loro terre con ogni mezzo. La colonizzazione proseguì senza sosta fino alla prima metà del ‘900 e, parallelamente, si diffuse un movimento che spingeva al mito dell’omogeneità etnica scandinava. Di fatto, i sami erano considerati una razza inferiore, dovevano essere civilizzati e spinti ad assimilare la lingua, la cultura, i valori e la religione “scandinavi”. E sempre in Svezia nel 1922, anticipando perfino Hitler, si creò un vero e proprio centro di eugenetica volto formalmente allo studio delle razze umane, ma il cui vero obiettivo era migliorare la razza nordica.
Nel 1940, poiché minacciata dai continui tentativi della Russia di impadronirsi dei loro territori, la Finlandia accolse con favore un’alleanza con la Germania, e con un alleato così potente tornò in auge la visione della creazione di una Grande Finlandia: in tutto il territorio sorsero ben presto dei campi di prigionia destinati ad ebrei, ai prigionieri di guerra e ai tedeschi traditori della patria e profanatori della razza.
La storia raccontata attraverso la letteratura
In questo panorama molto complesso si inserisce il romanzo di Petra Rautiainen, un thriller esistenziale che intreccia due piani temporali: da una parte scopriamo il diario che l’interprete Väinö Remes scrive nel 1944, dall’altra le vicende della fotoreporter Inkeri Lindqvist nel periodo successivo che va dal 1947 al 1950.
Väinö Remes è un militare-interprete che scrive il suo diario durante l’ultimo anno di guerra trascorso all’interno di un campo di prigionia. Grazie al suo punto di vista veniamo a conoscenza della terribile sorte dei prigionieri, costretti a vivere in condizioni spaventose nell’estremo clima lappone, per cui la morte e la sofferenza erano parte integrante della loro esistenza. Ma dietro agli orrori e alla violenza si nasconde qualcosa di peggio: loschi traffici di cadaveri, oggetto di misurazioni e di studio, volti al raggiungimento della razza perfetta.
Inkeri Lindqvist è una fotoreporter che al termine della guerra giunge al villaggio di Enontekiö con uno scopo ben preciso: scoprire cosa ne è stato di suo marito Kaarlo, prigioniero di guerra detenuto in uno dei campi di prigionia della zona. Una ricerca che durerà anni, nei quali Inkeri imparerà a scoprire la cultura sami grazie a Pieri e a sua nipote Bigga Marja. Proprio con quest’ultima si creerà un rapporto speciale, unito dalla comune passione per la fotografia, ma ostacolato dalle enormi differenze culturali. La ragazza è il cuore della storia, poiché testimone in prima persona della sofferenza del suo popolo.
Petra Rautiainen ci consegna quindi un romanzo ricco di contrasti: la terra lappone, con i suoi inverni lunghi, bui e gelidi, paragonata alla calda e luminosa Africa; la bellezza selvaggia della natura e le profonde ferite lasciate dalla guerra; la fotografia, strumento di scoperta e meraviglia, ma che può anche essere usata per scopi meschini; la cultura finlandese e quella sami, così diverse tra loro; l’amore che riesce a sbocciare anche dove regna la morte; i compromessi agghiaccianti contrari alla propria natura che si è disposti a fare per sopravvivere.
L’autrice tesse una storia complessa e ricca di tematiche di peso quindi, intrecciando le vicende dei personaggi principali con la Storia. Le ricerche di eugenetica promosse dal governo e perpetuate anche al termine del conflitto sono il fil rouge che lega l’intera vicenda, e portano a riflettere sulle tremende conseguenze vissute dalle minoranze etniche finlandesi.
Tuttavia prima di cimentarsi nella lettura sarebbe stato utile, se non necessario, poter godere di un’introduzione storica incentrata sulla storia del popolo finlandese e lappone. Senza un minimo di conoscenza del contesto nel quale le vicende sono narrate, infatti, è impossibile cogliere tutte le sfumature e il non-detto celato tra le righe.
Un romanzo però necessario, perché permette di scoprire un lato della storia sconosciuto ai più, aprendo gli occhi su un popolo, quello sami, dalla cultura così affascinante e unica, e la cui storia è giusto non dimenticare.
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L’Autrice
Petra Rautiainen è nata nel 1988 in una piccola città della Finlandia orientale. Ha viaggiato in tutto il mondo e l’escursionismo è la sua più grande passione. Tra i cinque migliori titoli dell’anno per i librai finlandesi, finalista al prestigioso premio Helsingin Sanomat e vincitore del premio Savonia, Terra di neve e cenere è il suo romanzo d’esordio, pubblicato e acclamato in dieci paesi.



