La cavalcata folle e sanguinaria di The Boys è finalmente giunta al termine. La serie supereroistica di punta di Prime Video si chiude con una nota decisamente più ricca di speranza rispetto alla controparte cartacea, pur mantenendo intatti alcuni dettagli cruciali della storia originale. Fin dai primi episodi, l’adattamento televisivo dell’opera di Garth Ennis e Darick Robertson ha tracciato la propria rotta, rendendo fin da subito improbabile un finale fotocopia. Arrivati all’ottavo episodio della Stagione 5, le strade dei protagonisti sono troppo distanti dal materiale di partenza per poter ricalcare le stesse identiche tavole. E, onestamente, non avrebbe avuto senso per il percorso fatto dai personaggi. (Attenzione: seguono spoiler enormi sulla fine della serie!). Nonostante gli stravolgimenti, l’ultimo atto raccontato in questa analisi (basata sui parallelismi evidenziati originariamente da Amanda Mullen) riesce comunque a omaggiare le origini, regalando ai fan della prima ora un epilogo coerente con la visione dello show.
In breve
- Lo scontro finale: Il faccia a faccia alla Casa Bianca rimane, ma le motivazioni di Patriota e l’identità del suo vero carnefice cambiano radicalmente.
- La fine di Butcher: Hughie è sempre colui che preme il grilletto, ma nella serie TV lo fa alla Vought Tower e in un contesto intimo e agrodolce.
- Destini riscritti: Niente massacro totale del team da parte di Butcher. Latte Materno e Kimiko ottengono il loro meritato lieto fine.
- Giustizia per Abisso: A differenza del fumetto in cui sopravvive e si reinventa, nello show Abisso trova una fine ingloriosa (e meritata) in fondo all’oceano.
Come finisce il fumetto di The Boys (E cosa salva la serie TV)

L’epilogo cartaceo di The Boys gronda molto più sangue della sua controparte televisiva e chiude la faida decennale tra Billy Butcher e Patriota in modo decisamente più spietato. Sulla carta, Butcher affronta il leader dei Sette alla Casa Bianca, esattamente come in TV. La grande differenza sta nel movente: il Patriota dei fumetti non cerca di ergersi a Dio conquistando il governo. Scopre, invece, con orrore che la Vought ha creato un suo clone perfetto – la vera identità del Black Noir cartaceo – responsabile di tutte le atrocità di cui è stato accusato, spingendolo alla follia.
Lo show di Prime Video, avendo trasformato Patriota in un villain puro e consapevole fin dal principio, aveva bisogno di una chiusura diversa. Nel fumetto è Black Noir a fare a pezzi il vero Patriota, lasciando a Butcher il compito di finire il clone a colpi di piede di porco. Senza cloni, senza Composto V1 di mezzo e con Ryan (morto subito dopo la nascita nel fumetto) e Kimiko fuori dall’equazione finale, la serie tv regala a Butcher la soddisfazione di uccidere con le sue mani il vero colpevole degli abusi su Becca. L’arma scelta? Proprio il piede di porco, in un perfetto e brutale omaggio alle tavole originali.
Il destino ineluttabile di Billy Butcher
Oltre al duello nello Studio Ovale, la Stagione 5 mantiene intatto il fulcro emotivo della fine di Butcher. In entrambe le iterazioni, è Hughie a dover porre fine alla vita del suo leader, sempre per lo stesso motivo: fermare la follia del suo mentore, pronto a scatenare il virus per sterminare ogni Super sulla faccia della terra.
A innescare la discesa finale nella follia di Butcher è la morte del suo amato bulldog Terror. Ma le strade divergono anche qui. Se nel fumetto Terror viene massacrato da Black Noir (dando a Butcher un movente chiaro per il genocidio), nella serie il cane si spegne per cause apparentemente naturali. Questo spinge il leader in una spirale di disperazione, convinto che la Vought farà ricominciare all’infinito il ciclo dei supereroi. L’esito non cambia, ma la messa in scena sì: non più una coltellata in cima all’Empire State Building, ma un colpo di pistola alla Vought Tower. L’esitazione televisiva di Butcher, unita al suo ultimo gesto di conforto verso Hughie, carica la scena di una tragicità inedita che giustifica pienamente il funerale mostrato nel finale.
Sopravvissuti, Vittime e Nuovi Inizi

La Stagione 5 si rifiuta di replicare il massacro nichilista del materiale originale. Sulla carta, infatti, un Butcher ormai fuori controllo uccide Frenchie, Latte Materno e Kimiko (tutti dotati di poteri nel fumetto) prima che Hughie riesca a fermarlo. Lo show salva il team dal fuoco amico, regalando finali positivi a Latte Materno, che adotta Ryan e si ricongiunge con la famiglia, e a Kimiko, in viaggio in Francia per adottare il cane Bernedoodle che sognava con Frenchie (il quale, purtroppo, trova la morte prima del climax televisivo).
Anche la coppia formata da Hughie e Starlight riceve un trattamento diverso: se nel fumetto si sposano post-eventi e Hughie entra formalmente nella CIA, in TV la madre di Annie si deve rassegnare alla mancanza di un anello nuziale, compensata però dall’arrivo di un bambino in dolce attesa.
Il karma colpisce invece duro sui veri villain della serie. Abisso, che nel fumetto sopravvive all’assalto di Washington per fondare una nuova squadra targata Vought, viene clamorosamente spedito in pasto alle creature marine dopo un ultimo faccia a faccia con Starlight. Oh-Father viene abbattuto dalle forze militari dirette alla Casa Bianca (e non da Hughie e Latte Materno). Ciliegina sulla torta, il destino in diretta TV di Patriota — privato dei poteri e costretto a implorare pietà a Butcher in mondovisione — risulta narrativamente molto più appagante della sua rapida fine disegnata.
Serie TV o Fumetto: Qual è il finale migliore?

Scegliere un “vincitore” netto è complesso, poiché le premesse che hanno portato alle due risoluzioni sono diametralmente opposte. La serie Prime Video non avrebbe mai potuto reggere la replica esatta del fumetto: il suo Patriota è troppo imperdonabile, il suo Butcher conserva ancora un briciolo di decenza umana, e la narrativa televisiva esige catarsi.
L’opera seriale scommette sull’idea che le forze del bene possano prevalere sulle oppressioni del sistema, per quanto tempo e sacrificio la lotta possa richiedere. Il fumetto di The Boys è strutturalmente più cupo, spietato e disilluso, perfetto per la satira estrema voluta all’epoca. Lo show ha invece scelto di chiudere il sipario puntando a una speranza costata cara, azzeccando un atterraggio che premia gli spettatori televisivi, anche al costo di scontentare qualche purista del fumetto.


