Dopo anni in cui l’universo di Star Wars ha trovato nuova vita soprattutto sul piccolo schermo, The Mandalorian and Grogu segna finalmente il ritorno della saga sul grande schermo, arrivando nelle sale italiane il 20 maggio. Un passaggio importante, quasi simbolico, che porta con sé una domanda: The Mandalorian che è una delle serie più amate degli ultimi anni, funziona anche al cinema?
La risposta, fortunatamente, è si.
Diretto da Jon Favreau, il film riesce a mantenere intatta l’anima della serie senza trasformarsi in un semplice episodio “più lungo”, ma trovando invece un’identità propria, fatta di spettacolo visivo, grandi battaglie e soprattutto di una fortissima componente emotiva che continua a essere il vero motore della storia: il rapporto tra Din Djarin e Grogu.
Una nuova missione per Din Djarin
Il film si apre con Din Djarin ancora impegnato nelle sue missioni da mandaloriano, questa volta al servizio della Nuova Repubblica, dando la caccia ai ricercati imperiali. Tra ghiacci, combattimenti e richiami visivi che riportano immediatamente alla trilogia classica, inclusa la presenza degli iconici AT-AT già mostrati nel trailer, ritroviamo subito quell’atmosfera che ha reso la serie così amata.
Ad affiancarlo ci sono nuovi volti, come il colonnello Ward, interpretato da Sigourney Weaver, ufficiale della Nuova Repubblica che affida a Din una nuova missione: fermare gli ultimi resti dell’impero, impedendo loro di scatenare una nuova guerra. Per rendere possibile questo, dovrà rintracciare un pericoloso comandante imperiale e gli Hutt (i celebri gemelli Hutt, già noti ai fan dell’universo di Star Wars) conoscono bene la posizione di questo bersaglio, ma in cambio vogliono qualcosa…. liberare Rotta the Hutt il loro unico erede, e unico figlio di Jabba the Hutt, catturato e tenuto prigioniero da un sindacato criminale nell’Orlo Esterno. Inoltre, ad accompagnare Din in questa nuova missione ci sarà Gazareb Orellios detto “Zeb“, volto noto di Star Wars Rebels.
Naturalmente, le cose si complicano molto più del previsto. Tra pianeti diversi, scontri spettacolari, giochi di potere e tradimenti, Din si trova coinvolto in una vicenda più grande del previsto, scoprendo che dietro questa missione si nasconde un piano ben più oscuro. A rendere tutto ancora più difficile ci pensa anche un cacciatore di taglie droide, incaricato di eliminarlo dopo aver fatto fallire i piani degli Hutt.
Il vero protagonista del film è Grogu
Il vero cuore del film non è la missione in sé, ma Grogu. Ed è proprio qui che The mandalorian and Grogu trova la sua forza più grande.
Per anni Grogu è stato il piccolo da proteggere, il bambino da salvare, il simbolo più tenero e vulnerabile della saga recente di Star Wars. Qui, invece, assistiamo alla sua vera crescita. Grogu non é più soltanto il “cucciolo” adorabile che conquista il pubblico con uno sguardo o una gag perfettamente piazzata, è un personaggio che matura, che prende decisioni, che agisce e soprattutto che protegge.
La frase che meglio rappresenta il film è proprio:
Prima il vecchio protegge il giovane, poi il giovane protegge il vecchio.”
Ed è esattamente ciò che accade.
Quando Din viene catturato, ferito e persino avvelenato durante una delle battaglie più dure del film, è Grogu a prendere in mano la situazione. È lui a partire insieme agli Anzelliani per salvarlo, a usare la Forza con maggiore consapevolezza, a dimostrare di essere cresciuto non solo come apprendista Jedi, ma anche come piccolo mandaloriano.
C’è qualcosa di profondamente bello nel vedere questo ribaltamento dei ruoli, perché non si tratta solo di azione, ma di evoluzione del personaggio. Si percepisce davvero che il “piccolo” è cresciuto, è che il loro rapporto padre-figlio/ maestro-allievo, ha raggiunto una nuova fase. Ed è davvero impossibile non emozionarsi davanti a questo.
Le gag che funzionano
Le gag tra Din e Grogu continuano a funzionare perfettamente, così come quelle con gli Anzelliani, che ci regalano alcuni dei momenti più divertenti del film compreso il già iconico:
Bimbo cattivo, bimbo orribile!”
visto anche nel trailer.
La cosa migliore di tutto questo è che, l’umorismo non risulta mai forzato, anzi è genuino, naturale e non scade mai nel cringe o nel puro sfruttamento del personaggio come mascotte commerciale. Grogu resta adorabile, si, ma senza mai diventare una caricatura di sé stesso.
Effetti speciali e fotografia
Dal punto di vista tecnico, poi, il film è puro spettacolo. Fotografia, effetti speciali, scenografie e battaglie spaziali riportano davvero quella sensazione di grande cinema che Star Wars dovrebbe sempre avere. Sul grande schermo tutto acquista un’altra dimensione, e si percepisce chiaramente quanto questo progetto fosse pensato per il cinema.
Non è solo una continuazione della serie, è un ritorno alla dimensione epica della saga, e forse, è proprio questo il suo merito più importante, dimostrare che Star Wars può ancora essere un appuntamento fisso in sala, e non solo nello streaming.
Il limite di un grande ritorno
Se c’è però una piccola nota dolente, è proprio quella che impedisce al film di raggiungere il massimo del suo potenziale.
Per quanto The Mandalorian and Grogu sia costruito bene, emozionante e visivamente spettacolare, manca forse quel colpo di scena finale capace di lasciare davvero il segno e aprire nuove prospettive per il futuro della saga. Il film riporta finalmente Star Wars sul grande schermo nel modo giusto, con cuore, avventura e una storia che funziona senza mai risultare pesante. Le sue quasi due ore e mezza scorrono con grande naturalezza, senza cali evidenti e senza far percepire il peso della durata.
Eppure, arrivati alla fine, resta una sensazione particolare, quella di una storia che inizia e finisce lì. Non c’è un vero e proprio aggancio a ciò che potrebbe arrivare dopo, nessun elemento che lasci davvero intuire quale sarà il prossimo passo per Din Djarin, Grogu o per il futuro di Star Wars. Non necessariamente una scena post-credit, ma almeno un piccolo indizio capace di far capire che questo è solo l’inizio di qualcosa di più grande.
Invece il film sceglie di chiudersi in modo molto autonomo, quasi definitivo, lasciando lo spettatore soddisfatto ma senza quella scintilla di attesa che spesso rende memorabile un ritorno così importante.
Probabilmente questa scelta non è casuale, dopo anni in cui Star Wars ha trovato la sua stabilità soprattutto nello streaming, questo ritorno al cinema rappresentava un passaggio delicato, quasi un banco di prova. È possibile che Lucasfilm abbia preferito andarci piano, con cautela, costruendo prima un film solido, capace di funzionare da solo, prima di sbilanciarsi apertamente su un futuro cinematografico ancora tutto da confermare.
Una scelta comprensibile, forse addirittura intelligente, perché permette di capire davvero come il pubblico accoglierà questo ritorno in sala prima di promettere nuovi film, trilogie, sequel o percorsi già scritti.
Ed è forse proprio qui che si ferma il suo 8.5, perché tutto funziona, tutto è fatto bene, il film è emozionante e davvero piacevole, ma manca quel colpo di scena finale capace di trasformarlo in un vero 10.
Una speranza concreta per il futuro della saga
The Mandalorian and Grogu non rivoluziona la saga, che non ne aveva bisogno, ma prende ciò che aveva funzionato meglio negli ultimi anni e lo porta al cinema con rispetto, coerenza e cuore.
E in un 2026 in cui il cinema spesso cerca di inseguire la grandezza dimenticandosi dell’anima, questo vale tantissimo.
Se davvero questo sarà un nuovo inizio per Star Wars, allora si parte con il piede giusto. E, sinceramente, speriamo che non sia l’ultima volta che vedremo il Mandaloriano più amato della galassia e il suo piccolo apprendista tornare sul grande schermo.


