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La PICCOLA AMÉLIE: la Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb che ha incantato Cannes

Ilaria Derosa
17 Maggio 2026
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9 Min
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Nella cinquina dei candidati come Miglior Film d’animazione ai Premi Oscar 2026, figurava anche una raffinata produzione francese dal titolo La piccola Amélie, diretto da Maïlys Vallade e Liane-Cho Han. La pellicola, presentata al Festival di Cannes nel 2025, è l’adattamento cinematografico del romanzo autobiografico Metafisica dei tubi della scrittrice belga Amélie Nothomb, che racconta i suoi primi tre anni di vita vissuti in Giappone. Il modo ironico e paradossale di narrare la storia rende sia il film che il libro dei piccoli gioiellini che vale la pena scoprire.

La Trama

La neonata Amélie, figlia di diplomatici belgi che vivono in Giappone, non manifesta alcun segno di “vita”: non si muove, non piange, non interagisce con i suoi genitori e i fratelli maggiori, tanto che i medici la definiscono un “ortaggio”. Si limita a esistere come un tubo, vivendo così in uno stato di assoluta apatia e considerandosi un Dio superiore privo di bisogni. La “rinascita” avviene all’età di due anni e mezzo quando la nonna, in visita dal Belgio, le offre un pezzetto di cioccolato bianco belga. La scoperta del piacere che lo zucchero le da risveglia la sua mente rompendo il tubo: Amélie si trasforma in un essere umano a tutti gli effetti e inizia a scoprire non solo se stessa ma il mondo che la circonda.

È stato allora che sono nata, nel febbraio 1970, all’età di due anni e mezzo, sulle montagne del Kansai, nel villaggio di Shukugawa, sotto gli occhi di mia nonna paterna, per grazia del cioccolato bianco!

Dopo la partenza della nonna, subentra la figura di Nishio-san, la dolcissima governante giapponese, con la quale Amélie instaura un rapporto viscerale, tanto da essere venerata come una divinità. Questo rapporto permette alla bambina di innamorarsi della cultura nipponica, tanto da definirsi giapponese piuttosto che belga. Il loro legame si contrappone con quello con l’altra governante Kashima-san, che incarna la severità e quel mondo aristocratico che non esiste più a causa della guerra. Per questo motivo odia la famiglia di Amélie, in quanto la ritiene responsabile della fine delle sue ricchezze.

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Una serie di eventi segnano la fine definitiva della sua infanzia “divina”, facendo accettare alla piccola Amélie la sua natura umana mortale e imperfetta, pronta ad affrontare il mondo reale.

Recensione del libro

Metafisica dei tubi (Métaphysique des tubes) è uno dei romanzi più apprezzati della scrittrice belga Amélie Nothomb, pubblicato in Italia dalla casa editrice Voland, con la traduzione di Patrizia Galeone. Ciò che rende questo romanzo tanto amato sia dalla critica che dal pubblico è il modo insolito in cui l’autrice è riuscita a raccontare i suoi primi tre anni di vita in Giappone, attraverso un punto di vista lucido e geniale che trasforma l’Amélie bambina in un’entità superiore.

Di fatti, nonostante la protagonista sia veramente piccola, è perfettamente in grado di parlare e di esprimere pensieri filosofici molto profondi, tanto da rifiutarsi di mostrarlo al mondo. Lei stessa si definisce come un tubo, ovvero un miscuglio di pieno e vuoto, di materia cava, una membrana di esistenza che ricopre un fascio di inesistenza. Solo un pezzo di cioccolato bianco romperà questo tubo, rendendola finalmente un essere umano che comunica ed esplora. Il contrasto tra la maturità del linguaggio e l’età della bambina crea un effetto surreale e a tratti comico, tipico della scrittrice che tende nelle sue opere a celebrare la propria precocità intellettuale. Inoltre, la volontà di raccontare la prima infanzia come un periodo di cinismo, egocentrismo e onnipotenza divina va contro la classica narrazione che vede tali anni come candidi e idilliaci. Questo rende Metafisica dei tubi un romanzo originale, geniale e a tratti provocatorio, specialmente contro gli adulti che si concentrano sui loro problemi piuttosto che godersi realmente la vita. Una piccola perla tutta da scoprire.

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Il libro lo potete trovare qui

Uno sguardo al film

La piccola Amélie (Amélie et la Métaphysique des tubes) è la prima regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han che, per realizzare questo film d’animazione, si sono ispirati alle tecniche d’animazione giapponese, in particolare ai film Una Tomba per le lucciole (Takahata) e La Principessa Mononoke (Miyazaki) dello Studio Ghibli.

Si nota subito un’animazione dinamica, con forme più dolci che rendono la narrazione molto poetica grazie anche all’uso di colori pastello. Inoltre, i registi hanno volutamente differenziato i personaggi belgi da quelli giapponesi attraverso il linguaggio del corpo, risultando più espressivo rispetto a quello nipponico, più rigido. Lo stesso personaggio di Kashima, una ex aristocratica costretta a fare la domestica, è stato avvolto dai colori viola e nero, a simboleggiare la sua malinconia e la sua rabbia. Amélie, invece, è sempre immersa nel verde-blu, per rimarcare il suo legame con la natura e l’acqua.

Presentato al Festival di Cannes nel 2025, è stato accolto molto positivamente dalla critica, che ha elogiato la sua capacità di trasmettere emozioni profonde attraverso una storia apparentemente semplice, ma piena di magia, dolcezza e qualità onirica. La piccola Amélie è stato candidato sia ai Golden Globe che agli Oscar, statuette che sono andate poi a K-Pop Hunter. Un piccolo gioiellino “sfortunato” che è stato offuscato dalle grandi produzioni di Netflix e Disney nella corsa ai premi.

Differenza tra Libro e Film

Sebbene la sceneggiatura cinematografica scritta da Liane-Cho Han, Aude Py, Maïlys Vallade ed Eddine Noël segua quasi fedelmente l’asse narrativo del libro, emerge comunque una differenza significativa: la volontà dei registi è stata quella di addolcire i toni cinici tipici della scrittrice, al fine di trasformare il racconto in una fiaba più delicata e accessibile anche a un pubblico più piccolo. Tale differenza si nota principalmente nella caratterizzazione della governante Kashima-san e del fratello maggiore di Amélie, Andrè: entrambe le figure, all’inizio negative, decidono di redimersi compiendo delle buone azioni. Nel libro, al contrario, la Nothomb li lascia fedeli alla loro natura, evidenziando come non vi è sempre una redenzione e un lieto fine.

Per il resto, a parte qualche episodio tralasciato, l’adattamento cinematografico riprende le tematiche affrontate nel libro, come la percezione della morte e la perdita dell’innocenza attraverso avvenimenti che possono stravolgere la vita di una persona. L’uso dell’animazione 2D, infine, ha permesso di tradurre sul grande schermo i flussi di coscienza dell’autrice in maniera morbida e dolce.

In Conclusione

In un panorama cinematografico dominato dalle grandi multinazionali, che saturano il mercato con enormi produzioni ad alto budget, l’incontro con una piccola pellicola indipendente, curata e originale, suscita nello spettatore stupore e curiosità. La piccola Amélie merita il giusto riconoscimento come uno dei film d’animazione più pregevoli degli ultimi anni. Tale successo si pone in continuità con il libro Metafisica dei tubi, grazie all’enorme affetto che il pubblico riserva nei confronti di Amélie Nothomb.

Un mondo tutto da conoscere e da amare.

Nulla passa senza traccia, neanche il nulla…

ARGOMENTI:cinelibreriala piccola amelievoland
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