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NerdPool > Blog > Serie TV > The Witcher 4: Il battesimo di Liam – La recensione della quarta stagione della serie Netflix
Serie TV

The Witcher 4: Il battesimo di Liam – La recensione della quarta stagione della serie Netflix

Davide Sangalli
30 Ottobre 2025
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7 Min
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La quarta stagione di The Witcher su Netflix, che traspone in gran parte il romanzo Il Battesimo del Fuoco di Andrzej Sapkowski, si configura come un’avventura fantasy solida e avvincente, ma non raggiunge l’eccellenza. Il suo ruolo principale è quello di un ponte narrativo essenziale e di un cruciale punto di svolta, segnato dal notevole cambio di interpreti: Liam Hemsworth subentra a Henry Cavill nel ruolo del protagonista, Geralt di Rivia.

Questa stagione, percepita da molti come superiore alla terza, è la più “snella” e meno frammentata finora, adottando una struttura che divide efficacemente il tempo sullo schermo in tre distinte e in gran parte separate avventure per i protagonisti: Geralt, Yennefer e Ciri.

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L’era di Liam Hemsworth: Un nuovo Geralt per un nuovo viaggio

L’elemento più dibattuto è senza dubbio l’arrivo di Liam Hemsworth. La serie affronta il recasting in modo diretto, anche se con un “trucchetto” narrativo (come l’uso di un narratore o una metafora di “trasformazione”, citata in alcune anticipazioni, simile alla scena post-credit di Peacemaker), suggerendo che il volto mutato è il simbolo di una profonda metamorfosi fisica ed emotiva di Geralt, ferito e “fuori gioco” dopo gli eventi della terza stagione.

  • Punti di Forza: Hemsworth offre un Geralt fisicamente credibile e performante nelle scene di combattimento. La sua interpretazione è facilitata dal contesto narrativo: il suo Geralt è un uomo ferito in un viaggio di guarigione e ricerca, che lo vede spesso come parte di un gruppo corale (l’Hansa) e non come l’unico eroe carismatico in scena. Questo permette al nuovo interprete di costruirsi il personaggio con meno pressione.
  • Punti Deboli: Nonostante la competenza, a Hemsworth manca, almeno inizialmente, il carisma burbero, la profonda e sentita malinconia del suo predecessore Cavill. Alcuni critici lo hanno trovato meno “imponente” o, a tratti, un po’ goffo e “senza carisma” (la temuta definizione di “un palo con la parrucca” riecheggia in alcune recensioni iniziali, ma si attenua man mano che la stagione prosegue).

Le tre vie: Trame separate e cast potenziato

La stagione è un mosaico di tre percorsi che raramente convergono, focalizzandosi sul dramma emotivo e sulla crescita individuale.

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  1. Geralt e l’Hansa (Il Viaggio Corale): Ferito e in cerca di Ciri, il percorso di Geralt si trasforma in un avvincente road-movie fantasy. Stringe nuove, fondamentali relazioni formando l’Hansa, un gruppo eterogeneo che include l’inseparabile Jaskier, l’abile arciera Milva, il nano guerriero Zoltan e, in particolare, l’eccellente new entry, il vampiro superiore Regis (interpretato da un magnifico Laurence Fishburne). Il suo viaggio è un’avventura corale; i momenti più intensi e tipici del “Lupo Bianco” arrivano soprattutto verso il finale di stagione.
  2. Yennefer (La Storia Dominante): Yennefer di Vengerberg (Anya Chalotra) ha il filone narrativo più avvincente, diretto e politicamente rilevante. La sua storyline la vede assumere un ruolo di leadership assoluta, reclutando maghe e tentando di formare un esercito per affrontare Vilgefortz. La sua storia raggiunge il culmine a metà stagione con la Battaglia di Montecalvo, descritta come un’esplosione di “caos magico” e il momento d’azione e strategia più importante dell’intera stagione.
  3. Ciri e i Ratti (Il Punto Debole): L’avventura di Ciri (Freya Allan) con la banda di ladri nota come i “Ratti” è considerata il punto più debole e tedioso. Ora nota come “Falka”, Ciri è travolta dalla rabbia e dalla violenza. Il continuo tira e molla e il carattere da “reietti arroganti” della banda rendono la sua trama lenta e complicata per lunghi tratti. L’eccezione è rappresentata dallo sviluppo del suo intenso legame con Mistle e l’introduzione dell’eccellente e vile cattivo, il cacciatore di taglie Leo Bonhart (interpretato da uno Sharlto Copley in grande spolvero).

Verdetto: Un finale di stagione che è un inizio

Nonostante i successi (Yennefer, Regis, l’Hansa) superino i passi falsi (il ritmo di Ciri), la quarta stagione di The Witcher si sente incompleta e non autoconclusiva. Funziona più come la prima metà di una stagione finale divisa che come un arco narrativo stagionale a sé stante. L’attenzione della serie si sposta da un Geralt-centrico a una struttura corale, con Yennefer che domina emotivamente e Ciri che fatica a trovare il suo passo. L’efficacia della transizione di Geralt e l’aggiunta di new entry di valore (come Regis e Bonhart) salvano l’opera, ma il finale risulta goffo e privo di un appropriato e soddisfacente cliffhanger di chiusura stagionale.

Verso la fine: La quinta e ultima stagione

Netflix ha ufficialmente confermato che la quinta stagione sarà l’ultima e conclusiva di The Witcher.

La quarta stagione è stata pensata per preparare il terreno per un gran finale. La quinta stagione, che adatterà gli ultimi libri della saga, tra cui La Torre della Rondine e La Signora del Lago, promette di:

  • Convergenza Totale: Tutte le trame separate (Geralt e l’Hansa, Yennefer come leader dei maghi, Ciri e i Ratti/Bonhart) convergono per l’atto finale.
  • Il Confronto Finale: Si assisterà allo scontro cruciale contro l’Imperatore Emhyr, Vilgefortz e le forze di Nilfgaard.
  • La Famiglia Ritrovata: Come suggerito anche dai produttori, l’obiettivo ultimo è la riunione definitiva della “famiglia trovata” composta da Geralt, Yennefer e Ciri, e la loro lotta per restare finalmente insieme.

In sostanza, la quarta stagione è il complesso, ma necessario, Battesimo del Fuoco per la serie, che si conclude con la promessa di un’epica e definitiva chiusura nell’imminente quinta stagione.

ARGOMENTI:Liam HemsworthNetflixThe Witcher 4
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DiDavide Sangalli
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Figlio degli anni ‘80, orgogliosamente NERD! Appassionato di Pop Culture (specie se anni ’80 e ’90), Comics, Serie TV e Film. Collezionista compulsivo di Lego, Snapback e T-Shirt Nerd. Un giorno vorrei svegliami a Springfield e farmi una birra con Homer Simpson.
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