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NerdPool > Blog > Film > Toy Story 5: Un’operazione nostalgia (fin troppo) già vista
FilmIn Evidenza

Toy Story 5: Un’operazione nostalgia (fin troppo) già vista

Abbiamo visto in anteprima il prossimo film Disney/Pixar. Tra picchi emotivi per adulti e una trama tecnologica fuori tempo massimo, il nuovo capitolo Pixar convince a metà, sacrificando la coralità in nome della nostalgia.

Davide Sangalli
16 Giugno 2026
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7 Min
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6.5
TOY STORY 5

Grazie alla collaborazione con Disney Italia e alla sinergia con la redazione di NerdPool.it, abbiamo avuto il privilegio di assistere alla proiezione in anteprima dell’attesissimo Toy Story 5. L’annuncio e la successiva uscita di un nuovo capitolo legato a questo franchise non sono mai notizie qualunque: sollevano inevitabilmente un polverone di aspettative, timori e riflessioni, specialmente per quella generazione di spettatori che è letteralmente nata, cresciuta e maturata seguendo passo dopo passo le avventure di Woody e Buzz fin dal lontano 1995.

Usciti dalla sala, la sensazione predominante è quella di un profondo amore-odio. Se da un lato, infatti, la collaudata formula emotiva della Pixar dimostra di saper ancora toccare con precisione chirurgica le corde del cuore, dall’altro l’intera operazione svela il fianco a una evidente mancanza di originalità, adagiandosi su dinamiche narrative e tematiche che sanno purtroppo di già visto.

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Il passaggio di testimone: Jessie prende il comando

Il vero fulcro narrativo, nonché il valore più autentico di Toy Story 5, risiede nella gestione della sua protagonista. A differenza del quarto capitolo — che aveva parzialmente sfilacciato la coralità del brand —, questa nuova pellicola si riallaccia con molta più coerenza e intelligenza alla saga principale, focalizzandosi interamente sull’evoluzione psicologica e affettiva di Jessie. Finalmente posizionata al centro della scena in modo indiscusso, la cowgirl si trova a ripercorrere un cammino intimo che ricalca da vicino quello che fu il grande dilemma di Woody: metabolizzare il tempo che scorre, accettare la crescita del proprio bambino e ridefinire il proprio ruolo quando l’infanzia giunge inevitabilmente al termine.

Particolarmente riuscito, profondo ed emozionante è il segmento in cui viene ripercorsa la vita della sua prima bambina (Emily), mostrando i dettagli della sua crescita e creando un parallelismo speculare con il presente. Si tratta di un momento cinematografico di altissimo livello emotivo, capace di chiudere un cerchio narrativo rimasto aperto per anni. Per via di queste spiccate sfumature sulle difficoltà genitoriali e sul distacco, ci troviamo di fronte a un’opera che, paradossalmente, finisce per parlare molto più agli adulti rimasti legati alla saga che alle nuove generazioni di bambini.

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Il “nemico” tecnologico: un tema fuori tempo massimo

Se la componente intima e la caratterizzazione di Jessie funzionano, è la macro-trama legata al contesto sociale a mostrare i limiti più evidenti. Il conflitto centrale e il motore degli eventi ruotano attorno al rapporto complesso tra i bambini e la tecnologia moderna, declinato attraverso l’uso massiccio di tablet, smartphone e giochi elettronici. Nel 2026, impostare l’asse portante di una sceneggiatura sulla contrapposizione netta tra “giocattolo classico analogico” e “dispositivo digitale” appare una scelta fuori tempo massimo, quasi datata.

Si tratta di una tematica sviscerata, analizzata e abusata dai media in tutte le salse negli ultimi trent’anni. Proporla ancora oggi come l’ostacolo principale, nell’era della transizione digitale avanzata e delle intelligenze artificiali, priva il film di quella freschezza e di quella capacità di anticipare i tempi a cui lo studio d’animazione di Emeryville ci aveva abituati. Anche gli spunti legati al cyberbullismo e alle conseguenti difficoltà di inserimento sociale della piccola Bonnie con i suoi coetanei — pur regalando scene di forte empatia, specialmente per chi nella vita reale si trova a ricoprire il ruolo di genitore — non riescono a cancellare l’impressione di un soggetto pigro e già trattato in passato.

Il parere: Dopo il climax perfetto e monumentale del terzo capitolo, e dopo un quarto episodio che aveva comunque cercato di dare una sua conclusione, questo quinto capitolo non possiede il respiro del grande cinema d’animazione. Somiglia molto di più a un episodio speciale e “allungato” di una serie televisiva: una storia godibile, ma della quale non si avvertiva alcuna necessità artistica.

Personaggi sacrificati e forzature narrative

Dal punto di vista del puro intrattenimento la pellicola si lascia guardare, scorre senza intoppi ed è costellata da una serie di gag brillanti che strappano più di un sorriso e alleggeriscono il tono generale. Il problema principale risiede però nella totale mancanza di coralità, che va a penalizzare i volti storici del franchise:

  • I comprimari storici: Personaggi iconici e amatissimi come Rex, Mr. Potato, Hamm e gli altri sono tragicamente ridotti a semplici comparse. Appaiono sullo sfondo in appena due o tre scene chiave, privi di una reale utilità ai fini dello sviluppo della trama.
  • Buzz Lightyear: La gestione dello space ranger e gli escamotage di sceneggiatura utilizzati per inserirlo nelle dinamiche principali appaiono forzati, artificiosi e non fondamentali per l’evoluzione degli eventi della storia.
  • Il ritorno di Woody: Rappresenta la nota più dolente, configurandosi come una vera e propria forzatura commerciale. Il cowboy viene richiamato in causa principalmente per capitalizzare l’effetto nostalgia e per dare vita a qualche gag ironica sul tema dell’invecchiamento, finendo per depotenziare quello che era stato il suo perfetto addio.

Di fatto, l’impressione è che le logiche commerciali abbiano imposto il titolo Toy Story 5 a quello che, per scrittura e focus, si configura a tutti gli effetti come uno spin-off dedicato a Jessie e Bullseye e al loro legame con Bonnie.

Voto Finale: Piacevole, ma senza magia

In conclusione, Toy Story 5 è un prodotto cinematografico che fa il suo dovere a metà: scorre via in modo fluido e piacevole, sa far ridere il pubblico di tutte le età e in un paio di sequenze specifiche costringerà anche lo spettatore più cinico a trattenere le lacrime. Tuttavia, la Pixar ci ha abituati a standard decisamente superiori. Se il primo capitolo ha ridefinito la storia del cinema e il terzo ha rappresentato la chiusura perfetta di un’epoca, questo quinto atto si assesta come un’operazione nostalgica che viaggia con il freno a mano tirato, spiegando nuovamente lezioni che i nostri amati giocattoli (e noi con loro) avevano già interiorizzato da tempo.

Toy Story 5 esce nelle sale cinematografiche il 18 giugno 2026

TOY STORY 5
6.5
VOTO 6.5
Fantastico! L'evoluzione del personaggio di Jessie. Ritmo narrativo scorrevole condito da gag divertenti e ben ritmate.
C'è di meglio! La tematica è ormai decisamente datata La gestione di Buzz e l'inaspettato ritorno di Woody risultano forzati e commerciali Lo storico gruppo di giocattoli è quasi totalmente assente
In Breve
Toy Story 5 è un film piacevole, divertente e a tratti commovente, ma rappresenta un'operazione nostalgica inferiore agli standard Pixar. Il film viaggia col "freno a mano tirato", riproponendo lezioni e tematiche che i personaggi e il pubblico avevano già ampiamente superato nei capitoli precedenti.
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DiDavide Sangalli
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Figlio degli anni ‘80, orgogliosamente NERD! Appassionato di Pop Culture (specie se anni ’80 e ’90), Comics, Serie TV e Film. Collezionista compulsivo di Lego, Snapback e T-Shirt Nerd. Un giorno vorrei svegliami a Springfield e farmi una birra con Homer Simpson.
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