Le origini del cavaliere oscuro sono da sempre un elemento narrativo ampiamente esplorato. Tanto nei fumetti quanto in altri media, il riscrivere o aggiungere nuove sfumature alla morte dei genitori di Bruce Wayne e alle sue successive azioni è stato sempre un elemento funzionale a indirizzare la narrazione. Tra questi basti citare: Batman – Anno Uno che rinarra l’omicidio e il successivo addestramento ammantando la storia con un tocco più urbano e noir. La miniserie “Sciamano” che racconta una parte dell’addestramento prima del “debutto” come Batman. Il primo Batman di Tim Burton dove le origini vengono riscritte sostituendo il criminale Joe Chill con il Joker di Jack Nicholson come assassino materiale dei genitori di Bruce.
Questi sparuti esempi (ce ne sarebbero in realtà molti altri) permettono di capire come quel momento, e in modo più ampio l’arco temporale dall’adolescenza fino all’inizio della crociata, possano facilmente essere espansi e manipolati a seconda delle esigenze narrative.
Batman: Il cavaliere, scritto da Chip Zdarsky e disegnato dal nostro Carmine Di Giandomenico, racconta nuovamente le origini del pipistrello, fondendo elementi classici e aggiungendone di nuovi senza snaturare mitologia e storia editoriale del personaggio. La serie di dieci numeri, raccolta adesso in un volume deluxe da Panini, racconta tutto il lungo percorso di addestramento e perfezionamento intrapreso dal giovane Bruce Wayne per diventare Batman.

Dalle origini ai giorni nostri
La fusione compiuta da Zdarsky di elementi classici della mitologia unita a nuovi personaggi presi direttamente dalla sua run regolare e da quella di Tynion IV è evidente sin da subito. Vediamo infatti che tra i primi “antagonisti” figura Hugo Strange (primo villain del pipistrello, creato pochi mesi prima del Joker, nel 1940), qui uno psicologo che cerca di truffare i suoi pazienti. A lui si aggiungono una lunga serie di mentori più o meno noti, tra cui l’investigatore Ducard (creato negli anni ’90 e il cui nome fa capolino come identità falsa del Ra’s al Ghul di Christopher Nolan in Batman Begins) e soprattutto il maestro Kirigi, personaggio creato nell’89 e colui che insegna di fatto al giovane Bruce la stragrande maggioranza di arti marziali e stili.

Se da un lato la sceneggiatura di Zdarsky omaggia quindi i grandi autori che si sono susseguiti alla scrittura del personaggio, allo stesso tempo ne esplora gli angoli nascosti ricamando sapientemente trame che rendono il volume una lettura al tempo stesso familiare e sorprendentemente nuova. Nel lungo viaggio che compie il futuro Batman in giro per il mondo e con vari mentori, proprio l’addestramento col maestro Kirigi risulta fondamentale. Durante questo periodo si creerà una forte amicizia con Anton, personaggio che aveva fatto la sua comparsa proprio con la gestione di Tynion IV e conosciuto col nome di Ghostmaker.
Quest’ultimo, introdotto come vigilante quasi speculare al cavaliere oscuro e per certi versi più spietato ed efficiente di quest’ultimo, ha sempre mostrato di avere un passato in comune con il pipistrello, mostrando non solo di conoscere l’identità segreta dietro il cappuccio ma di condividerne molta della formazione. Tutti questi aspetti, suggeriti e seminati qua e là nella run regolare, sono adesso approfonditi in questa serie. Dopo i primi numeri di rodaggio in cui Bruce si fa le ossa (e cattura persino un serial killer insieme a Ducard), comincia questo lungo percorso di formazione che partendo da Kirigi, vedrà Bruce e il suo nuovo amico inseguire i maestri migliori del mondo per apprendere le loro arti.

Questa sorta di road adventure che i due condividono per la quasi totalità del volume fa emergere diversi elementi: la moralità dei personaggi, l’obiettivo che si prefiggono e i metodi che decidono di attuare per raggiungerlo. È proprio in questa seconda parte che, oltre a far spiccare la “figura” di Batman, inteso qui come eroe prima ancora di costruire l’identità segreta, si inseriscono ulteriori elementi che troveranno la loro maturazione proprio nella serie regolare dello stesso Zdarsky. Il dottor Captio, creato su queste pagine e mentore capace di permettere a Bruce il massimo utilizzo della sua mente, farà capolino nella serie principale e si dimostrerà un personaggio chiave nella saga di “Joker anno uno” e nel ciclo di Failsafe, in cui si esplora tanto il personaggio di Batman che del suo alter ego “mentale” Zur-En-Arrh (creato da Grant Morrison nella sua famosa gestione del personaggio).
L’eroe tra le ombre
A fare da collante a questo caleidoscopio narrativo che omaggia diverse annate, serie e personaggi del mondo di Batman e dell’universo DC in generale, troviamo le tavole di Carmine Di Giandomenico. Il disegnatore nostrano, giocando con una griglia molto classica per il fumetto americano, tratteggia il personaggio di Bruce facendolo splendere tra le ombre. Non potendo ovviamente disegnare Batman, in molte delle tavole il supereroe “emerge” grazie ai giochi di luce e allo sguardo di Bruce, che richiama il pipistrello in modo indiretto. Ottimi anche i colori di Ivan Plascencia, che esaltano le tavole alternando una palette cromatica fredda nella prima parte del volume (quella più legata alla notte se vogliamo) a una palette cromatica decisamente più calda e vivace man mano che la storia decolla e Bruce visita posti più esotici.

La storia infinita del pipistrello
Batman: Il cavaliere è un’ottima storia capace di inserirsi nella lunga storia editoriale richiamando non solo il passato, ma rileggendolo per renderlo coerente con quella che è la continuità attuale del personaggio. Il risultato finale è un volume che offre un’ottima storia di origini moderna, tanto da un punto di vista narrativo quanto grafico, che a sua volta darà spunti di lettura in più a chi a questo accompagna anche la lettura della serie regolare.




