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La terza stagione di House of the Dragon apre le danze in grande stile. Dopo un’attesa logorante (e uno spostamento tattico dalla seconda alla terza stagione per esigenze produttive), la devastante Battaglia del Condotto è finalmente esplosa sui nostri schermi. L’hype era alle stelle e lo scontro navale non ha deluso le aspettative a livello visivo. Tuttavia, come sottolineato dal giornalista James Hunt in una sua recente analisi, sebbene l’impatto tecnico sia clamoroso, la sequenza non riesce ancora a scalzare dal trono quella che resta, a mani basse, la miglior battaglia mai realizzata per il franchise di Game of Thrones. E no, non stiamo parlando della Battaglia dei Bastardi.
In breve
- La terza stagione di House of the Dragon si apre con l’attesissima e titanica Battaglia del Condotto (Battle of the Gullet).
- Il caos sul campo di battaglia è imprevedibile, culminando con le tragiche morti di Jacaerys Velaryon e Vermax, causate in parte dall’impatto accidentale di Sheepstealer.
- Nonostante la CGI all’avanguardia e i tre draghi coinvolti, l’approfondimento psicologico dei personaggi non raggiunge i livelli di Blackwater (L’assedio, episodio 2×09 di Game of Thrones).
Il caos visivo e il dramma di Jace
L’episodio d’apertura costruisce la tensione con una precisione chirurgica, impiegando la prima parte per settare i pezzi sulla scacchiera prima di dedicare gli ultimi 25 minuti al massacro in mare. A livello puramente tecnico, la mole produttiva di HBO è spaventosa. Lo scontro tra le flotte è mastodontico, e l’ingresso in campo di ben tre draghi trasforma l’acqua in un inferno di fuoco e sangue. È televisione-evento allo stato puro.
Oltre allo spettacolo, l’episodio piazza il colpo da maestro a livello emotivo. La morte di Jacaerys Velaryon e del suo drago Vermax colpisce durissimo, una sequenza resa ancora più caotica dal coinvolgimento accidentale di Rhaena Targaryen a bordo del selvaggio Sheepstealer (una netta e interessante deviazione dai testi originali). Eppure, se in aria la narrazione funziona, le dinamiche umane che si consumano sulle navi mostrano qualche limite strutturale.
Il miracolo a basso budget di Blackwater

Facciamo un salto indietro all’episodio 9 della seconda stagione di Game of Thrones, arrivato in Italia con il titolo L’assedio (originale: Blackwater). Eravamo in un’epoca televisiva lontanissima da quella attuale: lo show non era ancora il fenomeno pop globale che avrebbe frantumato ogni record e il budget per quella battaglia si aggirava intorno agli 8 milioni di dollari (un lusso per l’epoca, ma una cifra ridicola se paragonata ai 15-20 milioni sborsati oggi per ogni episodio di House of the Dragon).
A livello di scala, Blackwater non ha la magnitudo della Battaglia del Condotto, o di altre super produzioni come Spoglie di guerra (The Spoils of War) o Il drago rosso e l’oro (The Red Dragon and the Gold). Eppure, il momento in cui l’altofuoco verde esplode sulla baia distruggendo la flotta di Stannis rimane un’immagine insuperata. Lo scontro corpo a corpo è sporco, asfissiante e brutale: ti fa percepire il sapore del fumo e del sangue.
La sceneggiatura firmata George R.R. Martin
La vera e schiacciante superiorità di Blackwater risiede però nella scrittura. Essendo uno dei pochi episodi sceneggiati direttamente da George R.R. Martin, possiede un ritmo narrativo impeccabile. Ma a fare davvero la differenza è l’introspezione: l’episodio usa la guerra per spogliare le anime dei suoi protagonisti. Vediamo l’inaspettato coraggio tattico di Tyrion Lannister, il puro istinto di sopravvivenza di Cersei Lannister chiusa nel Fortino di Maegor, e la clamorosa vulnerabilità di un guerriero come Sandor Clegane, il Mastino.
Questa discesa verticale nella psiche manca quasi del tutto nella Battaglia del Condotto. I conflitti interiori di figure come Alyn o Corlys Velaryon restano in superficie.
Sfumature di grigio contro carne da cannone

L’altro grande vantaggio di Game of Thrones era la capacità di distruggere ogni tua certezza morale. Durante L’assedio, lo spettatore era fisicamente a disagio: volevi che Tyrion si salvasse, ma questo significava mantenere al potere lo psicopatico re Joffrey. Dall’altra parte, Stannis Baratheon era il legittimo erede sostenuto dal compianto Ned Stark, ma era un leader freddo e spietato, accompagnato però dall’onestà assoluta di Davos Seaworth. Eravamo intrappolati in una zona grigia perfetta.
In House of the Dragon 3, la fazione nemica (la Triarchia) è essenzialmente un blocco di cattivi senza volto. Sai già che sono carne da cannone; l’unico mistero è quale prezzo faranno pagare ai protagonisti per essere sconfitti. L’azione è mozzafiato, e la perdita di Jace offre un forte baricentro drammatico, ma la regola d’oro del piccolo schermo non cambia: i personaggi e i loro dilemmi vinceranno sempre sui VFX.


