Prima di travolgerci con un autunno da brividi all’insegna della tredicesima stagione di American Horror Story, Ryan Murphy accende la fine dell’estate con bomba ultra-pop che promette di far parlare di sé: The Shards. Un concentrato di stile, tensione e sangue… ma sarà un capolavoro assoluto o un buco nell’acqua?

Pur avendo avuto la possibilità di visionare l’intera stagione in anteprima, per il pubblico la serie seguirà la tendenza del momento: un episodio a settimana. Questa fruizione “in pillole” potrebbe essere la vera salvezza di The Shards: diluire l’attesa, infatti, aiuta a chiudere un occhio su diversi scivoloni di trama che a me hanno fatto storcere il naso, non poco. Entriamo quindi nel dettaglio della serie, senza fare spoiler.
La trama
The Shards si presenta come un thriller coming-of-age. I protagonisti sono adolescenti bellissimi e sfacciatamente ricchi, in una California del 1981 da manuale. L’estetica anni ’80 è esplosiva: i colori caldi, saturi e pieni di energia creano un contrasto perfetto con l’anima estremamente dark e violenta della storia. Immancabile il cliché dell’epoca: una comunità apparentemente idilliaca è terrorizzata dall’ombra di un serial killer (in realtà più di uno). Peccato che un’infinità di sottotrame renda la visione indigesta: molte dinamiche tra i personaggi risultano poco chiare, altre fin troppo ripetitive e alcune, purtroppo, al limite del ridicolo.
I protagonisti
Questa serie tv conta tra il cast alcune figure già molto riconoscibili: prima tra tutte Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford e ormai volto di casa nelle produzioni di Murphy e poi un altro personaggio, più facilmente identificabile più dal suo nome che dal suo volto: Homer Gere (sì, il figlio di Richard Gere), nel suo primo ruolo di spicco.
Le performance dei due nepo babies non brillano per incisività, ma la colpa sembra essere più della scrittura che delle loro capacità attoriali.

A risollevare la recitazione ci pensano Igby Rigney, Hayes Warner e Jordan Roth, che si sono realmente distinti nei propri ruoli, ma anche per loro il potenziale resta un’occasione sprecata, soffocato da una sceneggiatura che non sa bene dove andare a parare. Mi riferisco in particolare al protagonista, Bret, che è anche il narratore per tutta la durata della serie (eccezione fatta per un episodio, in cui cede il passo ad un altro personaggio); il personaggio è caratterizzato da mille sfumature, ma nessuna sembra trovare un canale di sviluppo chiaro o convincente.

Il verdetto
Sulla carta, l’accoppiata Ryan Murphy e Bret Easton Ellis sembrava un matrimonio perfetto, e le premesse per il nuovo guilty pleasure dell’anno c’erano tutte. La realtà, purtroppo, è un’altra: patina impeccabile, look pazzesco, ma sotto la giacca firmata c’è il vuoto. The Shards punta tutto sull’estetica e sulle atmosfere anni ’80, dimenticandosi però di dare una vera anima alla storia. La serie fatica a trovare il suo ritmo e i personaggi risultano troppo freddi perché ci si possa davvero affezionare (o spaventare per le loro sorti). Bellissima da vedere, certo, ma man mano che il mistero si sfilaccia, la noia prende il sopravvento sulla tensione. Un esperimento visivo affascinante a cui manca decisamente il mordente: un’occasione sprecata.
A voi la sentenza finale, fateci sapere la vostra! The Shards sarà disponibile da domani su Disney+!



