I film horror non sono solo un intrattenimento, ma un vero e proprio specchio delle ansie e dei traumi di una generazione. Dai baby boomer alla Gen Z, ogni epoca ha usato il terrore cinematografico per elaborare le proprie paure.
Breve storia del cinema horror generazionale
- Baby Boomer (anni ’50-’70): Il terrore nucleare e la paura per il progresso scientifico e tecnologico incontrollato (es. La mosca, Blob), seguiti dall’ansia per la fine dell’utopia suburbana e l’emergere del male in casa (Halloween, Lo squalo).
- Generazione X (fine anni ’70-’80): Il consumismo e il capitalismo fuori controllo (L’alba dei morti viventi, Alien) e il cinismo pungente riflesso negli slasher movie, dove i “peccatori” venivano puniti da spietati killer (Venerdì 13, Nightmare).
- Millennial (anni ’90-2000): La paura della rovina biotecnologica (28 giorni dopo), il voyeurismo della “cultura della telecamera” (i film found footage) e una consapevolezza meta-cinematografica del genere stesso (Scream, Saw).
La Generazione Z e il trauma ereditato

Con l’avvento degli anni ’20, l’horror della Gen Z si concentra sull’elaborazione di un profondo trauma generazionale. Questi film riflettono la disillusione e la sensazione di aver ereditato un mondo in rovina.
Già a partire dalla metà degli anni 2010, registi come Robert Eggers (The Witch) e Ari Aster (Hereditary) hanno iniziato a esplorare temi di corruzione e tradimento da parte delle generazioni più anziane. Film come Don’t Breathe e il più recente Barbarian mostrano giovani intrappolati in ambienti abbandonati, costretti a scontrarsi con figure mostruose.
I film horror degli anni ’20, in particolare, sono definiti da conflitti e traumi familiari. I registi australiani Danny e Michael Philippou, con film come Talk to Me e Bring Her Back, hanno esplorato il dolore profondo per la perdita di un genitore e il ciclo infinito del lutto, spesso manifestato attraverso rituali occulti. Questo riflette una realtà personale dei registi, trasformando il trauma in arte.
Disillusione e connessioni familiari tossiche
La disillusione giovanile è un tema ricorrente. Sinners di Ryan Coogler, pur essendo ambientato nel passato, utilizza la danza e la musica per sottolineare come traumi culturali simili riecheggino ancora oggi. Film come Final Destination: Bloodlines trasformano l’eredità genetica in una metafora delle lotte mentali ed emotive che la Gen Z si trova ad affrontare.

Osgood “Oz” Perkins, figlio dell’icona horror Anthony Perkins, esplora il passato che plasma un presente oscuro nei suoi film Longlegs e The Monkey. Queste opere risuonano con la Generazione Z, che riconosce nelle trame il peso di legami familiari e storie complesse.
Anche i grandi franchise si stanno adattando a questo nuovo pubblico. Alien: Romulus di Fede Álvarez, soprannominato “Alien per la Gen Z”, racconta di giovani che cercano disperatamente di sfuggire al destino operaio dei loro genitori. In Predator: Badlands, un giovane Predator deve dimostrare il suo valore, affrontando persino la propria figura paterna.

Weapons di Zach Cregger è un altro esempio lampante. Il film, ispirato a una perdita personale del regista, mette in guardia le generazioni più anziane: se continuano a compromettere il futuro dei giovani, potrebbero non gradire le conseguenze.
L’horror della Gen Z è un’espressione della loro insoddisfazione per lo stato del mondo e una forma di catarsi. Fornisce loro uno spazio per affrontare le proprie paure e liberarsi, almeno temporaneamente, del peso di un’eredità difficile.




